Il no di Cofferati: «Errore gravissimo»

08/07/2002



Sabato 06 Luglio 2002

«Ora il referendum, raccoglieremo 5 milioni di firme prima dello sciopero generale in autunno»
Il no di Cofferati: «Errore gravissimo»
ROMA – Un accordo neocorporativo di basso profilo, che non aiuta lo sviluppo, ma riduce i diritti dei lavoratori. È così che la Cgil boccia il Patto per l’Italia che forse, sottolinea, sarebbe meglio chiamare "Patto per Forza Italia", dal momento che per il premier risponde al contratto fatto con gli italiani in campagna elettorale. La firma è «un errore gravissimo», dice Sergio Cofferati, che assicura: «La Cgil proporrà un referendum abrogativo contro le modifiche dell’articolo 18: puntiamo a cinque milioni di firme da raccogliere prima del secondo sciopero generale in autunno». E non manca un invito al Centro-sinistra a mobilitarsi: «Non può dimenticare i valori fondamentali della sinistra, davanti a questo Patto non può tacere». Il giudizio della confederazione di Cofferati non salva nulla. Solo le scelte per il Sud non sembrano negative, l’impianto è giudicato coerente, ma mancano, è stato osservato, certezze di risorse aggiuntive e quindi possibilità reali di tradurre in fatti concreti gli impegni assunti. Ma sul resto è notte fonda. Guglielmo Epifani, il numero due della confederazione, ha partecipato a tutta la trattativa finale fino a quando si è trattato di firmare. A quel punto si è fatto da parte. Poi è sceso in sala stampa e con grande rigore ha chiarito perché la sua confederazione non aveva ritenuto opportuno sottoscrivere l’intesa. «Perché – ha spiegato – non modificherà la strategia per l’occupazione, non porterà uno 0,1% in più di sviluppo dei redditi del Paese». La Cgil ha sempre criticato l’abitudine del ministro dell’Economia di non dare indicazioni precise, ma solo "forchette" indicative. «Un modo – ha detto Epifani – con cui non si dà certezza di quanto avverrà». Il vicesegretario generale della Cgil ha criticato anche le scelte fiscali del Governo. «Berlusconi – ha detto – parla della più grande riduzione fiscale, ma in realtà si è solo dato quanto era stato concesso dai Governi di Centro-sinistra, quanto si doveva dare e finora non si è dato. E i criteri della riduzione – aggiunge – sono poco chiari, al punto che si può dire che gli esempi che ha fornito il documento sono solo propaganda, inattendibili e forse anche falsi». E poi c’è l’articolo 18. «Si è rotto il principio – ha detto Epifani -, per cui si applicava a tutti i dipendenti di aziende con più di 15 dipendenti». Tra tre anni sarà difficile, a suo avviso, tornare indietro, «sarà più logico eliminare del tutto il 18». Del resto, ha aggiunto, «se si voleva fare qualcosa per il lavoro, perché non sono state date risposte ai giovani, ai parasubordinati, che non hanno diritti»? Né piace alla Cgil la centralità data agli enti bilaterali, cui, ha detto Epifani, vengono attribuite funzioni e impegni di carattere pubblico. «Per questa strada – ha affermato – si finisce per alterare il ruolo e la funzione del sindacato». Stesso giudizio per le norme sugli ammortizzatori sociali e per l’emersione. Per gli ammortizzatori sono stati stanziati 700 milioni €, ma non si sa se questi soldi sono aggiuntivi rispetto ai precedenti impegni e, comunque, non sembrano sufficienti. L’emersione poi, lamenta Epifani, è trattata in un solo rigo e mezzo, laddove era la prima vera azione di politica economica del Governo e il fiore all’occhiello di Confindustria. Un rigo e mezzo per dire che ci sarà un avviso comune, ma senza dare alcuna indicazione in merito. Ma soprattutto Epifani è parso preoccupato per l’intenzione del Governo, rientrata dopo la sua protesta, di far partecipare alla discussione sulla riforma fiscale solo i firmatari del Patto. Una norma che, ha detto, sarebbe stata antidemocratica e liberticida.

M.M.