Il no dei sindacati: via la decontribuzione

20/12/2001

Il Sole 24 ORE.com





    Muro della Cgil, ma Pezzotta sottolinea i risultati incassati: salve le «anzianità» e sblocco di tutto il Tfr

    Il no dei sindacati: via la decontribuzione
    Lina Palmerini
    ROMA – Solo domani il sindacato deciderà la risposta da dare al Governo e misurerà le prossime reazioni sulla base dei testi definitivi su pensioni e fisco che verranno approvati oggi dal Consiglio dei ministri. Lo sciopero generale è ancora un’ipotesi piuttosto lontana ma intanto Cgil, Cisl e Uil hanno messo sul tavolo tre «no» chiari sulla delega previdenziale illustrata ieri dal ministro del Welfare, Roberto Maroni, in un incontro durato più di tre ore a Palazzo Chigi. No alla decontribuzione per i neo-assunti, no al regime differenziato per i pubblici dipendenti, no al meccanismo di incentivi costruito per chi vuole restare al lavoro oltre l’età del pensionamento. Sull’obbligatorietà del Tfr le posizioni, invece, sono più sfumate. In realtà, i commenti dei tre leader sindacali sono stati differenti sul complesso della delega: Sergio Cofferati l’ha bocciata senza appello mentre Savino Pezzotta ha usato toni più moderati sottolineando, soprattutto, i risultati portati a casa. «Con questa delega – ha commentato il leader della Cgil Cofferati – il Governo crea problemi politici non di poco conto: innanzitutto c’è una questione di metodo che però diventa sostanza, come si è visto sulla delega fiscale su cui siamo stati chiamati a discutere solo poche ore dopo aver ricevuto il testo. Qui non siamo più alla distinzione tra concertazione e dialogo sociale, il punto è che il sindacato non è più nelle condizioni oggettive di poter discutere con il Governo». Anche sul merito, per Cofferati, si va incontro a forti rischi: «La delega crea pericolose segmentazioni sul mercato del lavoro – ha detto – operando una frattura tra i neo-assunti con decontribuzione e il resto dei dipendenti. Ma porta anche problemi seri per coloro che sono in pensione ledendo gli equilibri del sistema». Cofferati boccia anche il conferimento obbligatorio del Tfr ai fondi integrativi. Molto diverso il commento del leader della Cisl Pezzotta: «Intanto vorrei dire che dopo la trattativa abbiamo incassato tre risultati: le pensioni di anzianità non vengono toccate, non ci sono disincentivi e c’è il conferimento di tutto il Tfr maturando. Sono risultati di non poco conto. La concertazione? Ormai non la vedo dal ’98, quindi non mi scandalizzo». Pezzotta parla anche dei tre punti di dissenso sulla delega, su cui si sofferma anche il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti. «Pensioni di anzianità e Tfr erano la sostanza di questa manovra – ha detto – e le abbiamo ottenute. Certo su tre punti della delega il dissenso è molto forte ma aspettiamo di vedere i testi finali e poi proporzioneremo la nostra reazione sui provvedimenti definitivi». La misura sulla decontribuzione per i neo-assunti è una strada che proprio non piace ai sindacati: «Comprendiamo – ha spiegato Angeletti – che a fronte dello smobilizzo del Tfr il Governo debba prevedere una riduzione del costo del lavoro ma la strada più trasparente è quella di usare la leva fiscale e non quella contributiva che avrà un impatto negativo per le casse dell’Inps». Così come viene decisamente bocciato il meccanismo di incentivi nella liberalizzazione dell’età pensionabile. In pratica, chi vorrà restare al lavoro oltre l’età della pensione, per accedere agli incentivi messi in campo dal Governo, dovrà stipulare un nuovo contratto di lavoro con l’impresa. «Si capisce – ha detto Cofferati – che in questo modo la scelta non è più del lavoratore ma dell’azienda. Dunque, siamo di fronte a un condizionamento nell’esercizio di un diritto». Il differente regime sul pubblico impiego, che sembra essere escluso dalle nuove norme, è l’altro «no» che Cgil, Cisl e Uil dicono al Governo. «Si fa un passo indietro rilevante – ha detto Pezzotta – dopo il processo di avvicinamento tra mondo pubblico e privato. Ma, soprattutto, il Governo fa finta che non ci sia un problema nel pubblico impiego. Abbiamo appena fatto uno sciopero sui rinnovi contrattuali e dall’Esecutivo non abbiamo ancora risposte sulle risorse, si va quindi verso lo scontro». Solo domani si conosceranno le mosse del sindacato. Certo, dopo lo strappo sulle modifiche all’articolo 18 decise dal Governo e con le difficoltà contrattuali nel pubblico impiego, un testo troppo indigesto sulle pensioni potrebbe peggiorare il quadro complessivo delle relazioni sociali. E non secondaria è anche la questione della delega fiscale. Anche se ieri il sindacato ha lamentato l’assenza di un passaggio di confronto sul testo, di certo si chiederà l’apertura di un tavolo per salvare alcuni principi-cardine come «la progressività, la difesa dei redditi bassi e delle famiglie, la lotta all’evasione fiscale».
    Giovedí 20 Dicembre 2001