Il No-B Day prova il bis ma non mancano le polemiche

01/10/2010

Domani alle 14 si ritroveranno a Roma in piazza della Repubblica e sfileranno fino a piazza San Giovanni. Il «No Berlusconi Day 2 – Sì alla Costituzione » quasi sicuramente non ripeterà il milione di persone sceso in piazza il 5 dicembre dell’anno scorso. «Sarà comunque il licenziamolo più rumoroso della storia», gongola Antonio Di Pietro, grande alfiere (sicuramente sul piano logistico) della manifestazione. Centro del corteo la difesa della Costituzione, della legalità e della libertà di stampa. Oltre alle dimissioni di Berlusconi l’appello che convoca la protesta chiede «la modifica dell’attuale legge elettorale» e «una nuova legge sul conflitto di interessi che impedisca il riproporsi dei nuovi Berlusconi». Poi, si legge, «subito al voto per nuove elezioni libere e democratiche ». Finora all’idea di 72 gruppi locali dei «viola» hanno aderito in tanti: tra gli altri Articolo21, Libera Cittadinanza ( rete girotondi e movimenti), Agende rosse, Anpi, Giustizia e Libertà e i vertici nazionali della Fiom. Presente anche tutta la sinistra fuori dal parlamento: Nichi Vendola e Sel, la Federazione delle sinistra di Ferrero e Diliberto, i Verdi. Rosi Bindi, che aderì lo scorso anno tra qualche polemica del Pd stavolta non ci sarà. Ieri ha comunque inviato una lettera agli organizzatori di adesione alla protesta. Nel «popolo viola» però non sono mancate divisioni e polemiche. Soprattutto dalle regioni dove sono più attivi i «grillini » sono più le defezioni che le adesioni. Molti no dai nodi locali di Emilia-Romagna, Toscana e Piemonte ma anche Brescia e Roma. Anche una rivista di riferimento come Micromega (in polemica con di Pietro) ha preferito puntare su altri appuntamenti. Così come la «rete dei gruppi locali del popolo viola», che andrà ai cortei dell’8 ottobre indetti dall’Unione degli studenti contro la ministra Gelmini in 50 città d’Italia, a quello del 9 della Usb a Torino e infine a quello del 16 ottobre organizzato a Roma dalla Fiom.