Il niet della Fiom non trova sponde tra i confederali

13/09/2007
    giovedì 13 settembre 2007

    Pagina 11 – Primo Piano

    Il niet della Fiom
    non trova sponde
    tra i confederali

      Sì di Cgil, Cisl e Uil
      all’intesa sul welfare
      Bertinotti: il governo
      ascolti i lavoratori

        PAOLO BARONI

        ROMA
        Il «no» della Fiom al pacchetto Welfare non raccoglie consensi nel sindacato confederale, non sfonda, e i direttivi unitari di Cgil Cisl e Uil approvano a larghissima maggioranza l’intesa dando semaforo verde al referendum di ottobre: appena tre i contrari su oltre 400 votanti. Risultato «importantissimo», è il commento che filtra da palazzo Chigi. Mentre il leader della Cgil Guglielmo Epifani sottolinea «il clima, il consenso e la standing ovation all’inizio e alla fine della riunione» e chiede alle forze politiche di «fare un passo indietro». A stretto giro di posta gli risponde il capogruppo del Prc al Senato Giovanni Russo Spena: «Noi invece faremo un passo avanti, a favore di lavoratori e pensionati».

        Cisl e Uil si schierano col segretario Cgil e a loro volta bacchettano la Fiom. «Non ci sarà nessuna scissione, nè crisi di governo – ribatte il leader dei metalmeccanici Gianni Rinaldini -. Ma da questa vicenda, qualunque sia l’esito della consultazione, si apre un problema sul futuro della confederazione». Sfida che Epifani è pronto a raccogliere: «Finita la consultazione ci dovrà essere una verifica».

        Mentre Cobas e ultrasinistra chiamano allo sciopero generale, ieri il Prc ha alzato la posta. «Il più grande sindacato di categoria esprime la sofferenza e il malessere di tanti operai e operaie – dichiara il segretario Franco Giordano -. La politica, che è in crisi di credibilità, dovrebbe avere l’umiltà di ascoltarli». Il presidente della Camera Fausto Bertinotti invita il governo ad ascoltare i lavoratori: «Con il referendum i sindacati daranno la parola ai lavoratori. È una grande occasione di democrazia partecipativa. I sindacati seguiranno quella decisione, ma quell’opinione deve interessare anche la politica e il governo».

        All’orizzonte, dunque, si profilano nuovi guai per l’esecutivo. Il «niet» della Fiom non solo fornisce nuovo carburante alla manifestazione del 20 ottobre ma fa uscire allo scoperto alcuni dei senatori dissidenti che già nei mesi scorsi hanno messo in difficoltà Prodi. “Sinistra critica”, la componente che fa capo a Franco Turigliatto, fa sapere che in Senato «voterà no al protocollo del Welfare anche in caso di fiducia». Mentre Claudio Grassi, coordinatore di “Essere comunisti”, chiede «modifiche sostanziali all’accordo» confermando che il passaggio al Senato dell’intero pacchetto non avrà per nulla vita facile.

        Tutte queste posizioni “politiche” irritano i sindacati. «Io penso e spero che le ragioni generali di questo accordo convinceranno la maggior parte delle persone che rappresentiamo a sostenerlo», sostiene Epifani. E Luigi Angeletti (Uil) aggiunge: «Non possiamo permetterci il lusso di essere usati dalla politica. Noi dobbiamo chiedere ai lavoratori un giudizio sul merito di ciò che abbiamo negoziato». Per Raffaele Bonanni, applauditissimo il suo richiamo all’unità sindacale e all’esempio di Bruno Trentin, «l’accordo è uno dei migliori che abbiamo negoziato negli ultimi 20 anni». Giorgio Cremaschi della segreteria Fiom, che alla fine risulterà uno dei tre contrari, interviene «a titolo personale»: «l’intesa siglata col governo non è nè la migliore nè l’unica possibile» attacca. Poi chiede che nelle assemblee «venga rappresentata la voce del no», ma lo stesso Rinaldini è contro: «La Fiom non farà campagna per il no».