Il negozio, Postalmarket, poi il decollo

02/03/2004


lunedì 1 marzo 2004


IMPRENDITORI
Il friulano Riccardo Di Tommaso è interessato alla Giacomelli e alla compagnia aerea Minerva

Il negozio, Postalmarket, poi il decollo

Ha rilevato le vendite per corrispondenza. L’obiettivo commerciale immediato è l’Europa dell’Est

      Tutta colpa di quella maledetta laurea: non voleva venire e non è venuta, né in Medicina né in Filosofia, a dispetto dei due distinti tentativi. In compenso il lavoretto intrapreso per mantenersi negli studi, nei lunghi anni in cui procedevano a singhiozzo, a Riccardo qualche soddisfazione la dava: prima rappresentante di abbigliamento, poi venditore in proprio con l’appartamento cosparso di vestiti, poi il primo negozietto. E di negozietto in negozietto, dimenticato il pezzo di carta da inseguire, Riccardo Di Tommaso ha costruito il gruppo Bernardi ed è diventato uno dei più grandi imprenditori italiani nell’abbigliamento di fascia bassa. Ora non si ferma più: è diventato promotore di centri commerciali, ha appena ripescato dal coma fallimentare e già rilanciato la mitica Postalmarket delle vendite per corrispondenza, è in lizza per rilevare il gruppo Giacomelli e guarda al settore dell’aviazione, pronto ad acquistare in cordata il gruppo Minerva, partner Alitalia anch’esso in gestione commissariale, appena autorizzato dai giudici a riprendere i voli. Inevitabile, nell’arco di qualche anno, considerare lo sbarco in Borsa.
      Quella di Di Tommaso comincia come una tipica storia imprenditoriale friulana, fatta di idee chiare, buon senso e lavoro sodo. Di suo l’imprenditore di San Giorgio di Nogaro ci ha messo la consapevolezza che l’aziendina di famiglia deve trasformarsi quanto prima in un gruppo strutturato su base manageriale e internazionale. Al punto che fin dal ’95 ha cominciato a spostare quote di produzione in Bangladesh, dove la Bernardi è la prima azienda tessile italiana per volumi trattati. E lo stesso ora si appresta a fare a Tiripuru in India e a Shanghai in Cina.
      L’idea chiara è stata l’andare controcorrente. In un’epoca in cui la parola d’ordine è qualità e la conseguenza i prezzi crescenti, Di Tommaso propone la ricetta inversa: «Sempre il prezzo più basso sul mercato». E, in anni di nuove povertà favorite dall’inflazione arrivata a cavallo dell’euro, Bernardi è stato uno dei pochi gruppi del settore a crescere: «E’ chiaro – nota l’imprenditore – che la crisi da euro ci ha favorito. La nostra crescita è la dimostrazione del pesante impatto della moneta unica».
      Oggi il gruppo, che ha sede a Ronchis in Friuli, conta 150 grandi punti vendita di proprietà nei centri commerciali, con una superficie media superiore ai mille metri quadrati. Ha 1.200 dipendenti, movimenta 20 milioni di capi di cui sei prodotti a Dhakka, nel 2003 ha emesso quasi sei milioni di scontrini fatturando 220 milioni di euro con una crescita annua del 10%. L’utile netto dell’ultimo bilancio è di 33 milioni. In questi anni i punti vendita sono stati riorganizzati e abbelliti, scrollandosi la patina da grande magazzino. Bernardi produce in proprio circa il 40% del campionario. Il 60% viene acquistato grazie ad alcune piattaforme logistiche collocate nei principali distretti tessili italiani, in Puglia, Campania e a Prato.
      Ma ora la grande scommessa si chiama Postalmarket. Celeberrimo marchio di vendite su catalogo per corrispondenza negli anni Ottanta, quando fatturava 600 miliardi di lire l’anno con 3 mila dipendenti, l’azienda finì in amministrazione straordinaria. Di Tommaso l’ha rilevata la scorsa estate per 40 milioni di euro, quando non ci credeva più nessuno, impegnandosi con il governo a riassorbire 150 addetti in due anni: l’ha fatto in sei mesi. «Postalmarket – nota l’imprenditore – aveva problemi nella gestione degli acquisti e delle rimanenze, che sono invece il nostro punto di forza, integrabili nella nostra rete di vendita. Parto da questo presupposto: in Italia oggi il mercato delle vendite per corrispondenza, e-commerce compreso, è vicino allo zero. In Germania è l’8% del mercato, in Francia il 7%, in Gran Bretagna il 12%, negli Usa il 18%. Se anche arrivassimo solo all’1%, sarebbe un grande affare». I primi riscontri hanno segnato, sottolinea Di Tommaso, «un successo travolgente». Partendo da un indirizzario esistente con quasi 19 milioni di nominativi (praticamente un italiano su tre), straordinaria risorsa per qualsiasi azienda, sono stati stampati a novembre e a gennaio i primi due cataloghi (rispettivamente in 500 mila e in un milione e mezzo di copie). Il primo da solo ha generato un fatturato di 3,2 milioni, con una risposta di vendita del dieci per cento. «Non riuscivamo a tener dietro agli ordini, la merce è finita subito» racconta l’imprenditore. L’obiettivo di fatturato 2004 è di cento milioni.
      Ciò che più conta è l’obiettivo di mercato: i Paesi dell’Est europeo, cominciando dai neo-aderenti alla Ue per estendersi a Romania, Bulgaria, Croazia e Serbia. Mercati sensibili ai prezzi bassi e in cui – specie i Balcani – non esiste ancora una rete commerciale strutturata, nel senso che lontano dalle città mancano proprio i negozi. Il primo esperimento sta per partire: il catalogo attuale sarà tradotto e distribuito nella Repubblica Ceca, come allegato ad alcune riviste ad ampia diffusione. Un test a cui far seguire uno sbarco massiccio, con una decina di Postalmarket in altrettante lingue.
Roberto Morelli


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