Il negozio di pc diventa grande

03/05/2001

Il Sole 24 ORE.com

Giovedì 3 maggio 2001




    Informatica
    Si moltiplicano le aggregazioni tra i distributori al dettaglio che servono piccole aziende e famiglie

    Il negozio di pc diventa grande
    Il mercato crescerà quest’anno del 22% con un giro d’affari consolidato da oltre 14.500 miliardi
    Franco Vergnano
    MILANO Ristrutturazione continua. La distribuzione della microinformatica, cioè i negozi al dettaglio che vendono al grande pubblico, alle famiglie e al mercato professionale (uffici, artigiani, professionisti, ecc.), ha vissuto ieri una nuova tappa sulla via della concentrazione. L’acquisizione di un marchio molto noto, quello della Vobis Italia, da parte della Tecnodiffusione (si veda l’articolo qui sotto) ha portato quest’ultimo gruppo, quotato in Borsa, a rafforzare la propria leadership nel mercato "retail" in cui già opera attraverso le controllate Strabilia, Microlink e Mark Up (indirizzata alla grande distribuzione).
    Infatti, secondo i protagonisti dell’operazione, i 210 punti vendita di Vobis, che si aggiungono agli attuali 240 negozi di Tecnodiffusione, fanno del gruppo pisano «il maggior retailer italiano per il mercato consumer, con focalizzazione sia sul segmento giovani, studenti e famiglie sia, con il marchio Vobis, su un target più maturo e professionale».
    Ma il mercato è in continuo movimento con accordi, fusioni e alleanze che cambiano la mappa con molta velocità in un business già difficile da valutare. E in effetti gli analisti specializzati hanno difficoltà a far emergere stime puntuali, anche in seguito all’elevata mobilità del settore. Inoltre la situazione è resa più difficile dalla sovrapposizione dei canali distributivi e dalla presenza di operatori che giocano il doppio ruolo di grossisti e dettaglianti.
    Nel settore troviamo poi società di software che escono dall’hardware, come ad esempio il gruppo bresciano Thera (si veda «Il Sole-24 Ore» del 15 febbraio). Altri hanno invece scalato le classifiche attraverso la fusione (Esprinet è scaturita dalla fusione tra Comprel e Celomax, a sua volta nata dall’incontro tra Micromax e Celo) e lo sfruttamento su larga scala delle opportunità offerte da Internet e dall’e-commerce che ha consentito di ottimizzare la logistica in un settore con bassi margini.
    Altri operatori, nati ad esempio come importatori di hardware, puntano anche allo sbarco in Piazza Affari. È il caso del gruppo Brevi di Bergamo che ha deciso di rafforzare la sua posizione nel mercato dei personal "assemblati" con il marchio Winblu per i desktop.
    Insomma, il mercato è in fortissimo sviluppo, con ribaltoni a go-go nelle alleanze tra gli operatori che puntano a conquistare un business che fa gola, anche grazie all’utilizzo delle reti di franchising che consentono un forte incremento del fatturato con investimenti molto più limitati rispetto all’apertura dei negozi di proprietà.
    Quest’anno il giro d’affari sarà di 14.500 miliardi di lire con una crescita di oltre il 22% rispetto al 2000, quando il fatturato del settore si era fermato a quota 11.850 miliardi.
    La parte del leone continuano a farla le vendite di personal computer (sia con marchi commerciali sia con quelli dei big informatici), mentre l’altro hardware (dalle stampanti ai modem) rappresenta all’incirca il 20% del business.
    Il software (che comprende anche i giochi) rappresenta il 35%, mentre la manutenzione arriva appena al 5% (anche perché si tratta in gran parte di un comparto dove prevale il "fai da te", oppure dove le "consulenze" di studenti o giovani cultori dell’hi-tech avvengono spesso in nero).
    Nello scenario complessivo del settore, il ruolo dei distributori si presenta strategico per il futuro. Si tratta infatti di una categoria di operatori tradizionalmente caratterizzata da margini bassi e che è nata in seguito all’insufficienza dei grandi "vendor" in termini di capacità logistica, flessibilità, attitudine a seguire il vasto numero di microaziende dei canali distributivi indiretti.
    Ma adesso l’evoluzione del mercato, con il progressivo "accorciamento" delle aziende e l’introduzione dell’outsourcing su larga scala per tagliare i costi e concentrarsi sul "core business", sta facendo cambiare pelle alla mappa del comparto. Di fatto, una categoria che sembrava dover operare solo come intermediario, focalizzandosi su un "semplice" miglioramento di processi, «nel corso degli anni ha saputo caratterizzarsi ed assumere contorni e caratteristiche molto ben recepite dal mercato», spiega ad esempio Maurizio Cuzari della Sirmi che sta svolgendo un’indagine sul settore.
    Il primo elemento chiave dei distributori, spiegano gli analisti della Sirmi, è ancora il saper affrontare con efficacia le criticità che in passato sono state evidenziate dai grandi "vendor", ma oggi emergono valenze che paiono insostituibili.
    Da un lato c’è la capacità di un’offerta "multibrand" (con marchi diversi per prezzo, qualità, prestazioni) e multiprodotto, con conseguente possibilità di rappresentare un riferimento di "one stop shopping". Dall’altro lato c’è l’abilità in termini di erogazione di consulenza, anche di carattere strutturato, a quegli operatori che devono affrontare tematiche complesse.
    Giovedì 3 Maggio 2001
 
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