Il negozio batte bandiera estera

29/09/2004

          Dossier

            mercoledì 28 settembre 2004
            Dossier sezione: MODA – pag: 9
            Distribuzione / I nuovi profili
            Il negozio batte bandiera estera
            Crescono le catene straniere ma anche i punti vendita diretti di molte griffe e i factory outlet

            Vincenzo Chierchia

            Il fronte delle distribuzione di abbigliamento è sempre più effervescente. Grandi gruppi stranieri — come Zara ed H&M, Mango e Celio — sono sbarcati in Italia e puntano su uno sviluppo massiccio. Le griffe internazionali, da ultimo Ralph Lauren, hanno deciso di rientrare in grande stile sul mercato italiano scegliendo appunto vetrine della moda internazionale come il Quadrilatero milanese. Gruppi italiani di riferimento come CoinOviesse, da un lato, Upim e Rinascente, dall’altro, sono invece sul mercato in attesa di nuovi partner o di compratori.

            Nel frattempo la rete di negozi delle griffe italiane è ritornata a crescere, sull’onda dell’espansione su mercati emergenti come Russia e Cina. La struttura distributiva italiana risulta inoltre in espansione, grazie alla spinta del franchising e nonostante la perdurante stagnazione dei consumi. Inoltre, continua a crescere il numero dei factory outlet, ossia dei centri commerciali specializzati nell’abbigliamento griffato e superscontato. In cantiere una decina di nuove strutture promosse da McArthurGlen-Fingen, Fashion district, Value retail, Percassi, Fod e altri.

            Insomma, ce n’è abbastanza per affermare che il sistema commerciale legato all’abbigliamento tra breve avrà equilibri e profili del tutto diversi rispetto alla situazione degli ultimi anni. Probabilmente la quota dei gruppi internazionale impegnati nella distribuzione di capi di abbigliamento è destinata a crescere in maniera sensibile, sia nella fascia alta del mercato sia nel mass market. Si parla tra gli operatori — con rinnovata insistenza — dell’interesse della catena americana Gap per il mercato italiano ed è probabile che questo gruppo, possa utilizzare l’acquisizione di una rete di vendita in dismissione per svilupparsi in Italia. Rilevante anche l’interesse di gruppi del calibro di Selfridges (Uk) o Kiabi.

            Il mercato è in espansione. I negozi che trattano capi di abbigliamento e accessori in Italia sono complessivamente 125.566 e — secondo il monitoraggio effettuato da Tradelab per IndicodEcr — tra 2002 e 2003 c’è stata una crescita di 2.673 unità pari a un incremento del 2,2 per cento. L’effetto franchising si fa sentire, e con le nuove regole sul settore è probabile che lo sviluppo di reti in affiliazione prosegua spedito per parecchio tempo.

            L’indagine Tradelab ha poi messo in evidenza il fatto che è in espansione anche la rete dei negozi di grandi superfici specializzate nel tessile-abbigliamento. A fine 2003 sono stati censiti 817 punti di vendita, 49 in più rispetto al 2002, e il tasso di incremento è stato pari al 6,4% su base annua. La quota di mercato è in crescita di pari passo con l’evoluzione della rete. Dal 31,3% del 2002 si è passati al 31,9% della fine dello scorso anno. Una crescita significativa in un settore tradizionalmente "dominato" da negozi di dimensioni medio-piccole, accanto a un forte ambulantato, cui fa riferimento una quota del 14,6% del mercato totale. Le reti di grandi superfici specializzate hanno rosicchiato quote agli altri canali di vendita. Rilevante anche la quota conquistata dalla grande distribuzione (il 20% circa). Ipermercati e superstore hanno investito massicciamente nei capi di abbigliamento e negli accessori, sia pure non griffati.

            I marchi italiani hanno poi ripreso a sviluppare reti di vendita monomarca sui principali mercati. Una indagine realizzata da Pambianco ha rilevato che, nel segmento delle griffe, Max Mara conta oggi su 559 negozi nel complesso (considerando anche il franchising). In seconda posizione si attesta Zegna (con le linee Ermenegildo Zegna e Zegna sport), cui fanno riferimento 392 punti di vendita. In terza posizione Giorgio Armani che ha però sviluppato ameno otto linee di punti di vendita con posizionamenti differenziati: complessivamente il numero dei negozi si aggira intorno a quota 300. E veniamo ai Paesi emergenti. Benetton si aggiudica — rileva l’analisi Pambianco — la corsa del retail italiano al giovane ma già rilevante mercato russo. L’indagine ha censito complessivamente 62 punti di vendita (considerando anche la linea Sisley). In seconda posizione Miroglio (cui fanno capo le insegne Caractere, Elena Mirò e Motivi) con 23 negozi sul mercato russo. In terza posizione Max Mara.

            Le griffe italiane stanno poi dando battaglia anche sul mercato cinese. In questo caso è Zegna (Ermenegildo Zegna e Agnona) ad avere il maggior numero di negozi (45) posizionati sulla fascia medio-alta. Segue a un dipresso Benetton (41) e in terza posizione l’indagine di pambianco posiziona Furla con 24 strutture, davanti a Prada con 21.