Il monito Bce: moderazione nei salari

24/01/2003



Venerdí 24 Gennaio 2003
ITALIA-LAVORO


Il monito Bce: moderazione nei salari

Lavoro & riforme – L’ultimo Bollettino della Banca centrale europea denuncia la continua corsa al rialzo delle retribuzioni
ATTILIO GERONI


DAL NOSTRO INVIATO BERLINO – Petrolio permettendo, l’inflazione nella zona euro dovrebbe stabilizzarsi e scendere al di sotto del 2% nel corso dell’anno e l’attività economica raggiungere il potenziale di crescita non prima però del secondo semestre. Petrolio e Irak permettendo. L’ultimo bollettino della Banca centrale europea (Bce) non presenta grandi variazioni di tono e di sostanza rispetto alla conferenza stampa del 9 gennaio scorso. In quell’occasione, pur mostrandosi più preoccupata per le prospettive di crescita economica che non della dinamica dei prezzi, diede l’impressione di non avere troppa fretta nei confronti di una nuova riduzione dei tassi d’interesse. La stessa impressione si è avuta ieri dall’analisi del bollettino, confortata dalla cautela con la quale la banca si è espressa nei confronti dei possibili contraccolpi sul greggio di un’eventuale guerra contro l’Irak. Le tensioni geopolitiche, secondo la Bce, continuano a pesare sulla fiducia dei consumatori e il recente aumento dei prezzi petroliferi riflette il rischio di tensioni più acute sui mercati che, a loro volta, potrebbero avere un impatto negativo sull’attività economica a livello mondiale. Pur ammettendo l’esistenza di rischi concreti di indebolimento della congiuntura, la Bce ritiene comunque «l’attuale basso livello dei tassi d’interesse possa aiutare a controbilanciare» tali rischi. Il moderato ottimismo sulle prospettive d’inflazione – legato in parte all’apprezzamento dell’euro nei confronti del dollaro – poggia su un altro elemento essenziale sottolineato dalla Banca centrale europea, la moderazione salariale. L’istituto monetario europeo lamenta in proposito che a causa delle rigidità del mercato del lavoro nella zona euro, la crescita dei salari ha continuato a mostrare una tendenza al rialzo nonostante l’indebolimento dell’attività economica. Proprio il 9 gennaio scorso il Governo federale tedesco, i Länder e gli enti locali hanno concesso un rinnovo contrattuale ai dipendenti dei servizi pubblici ritenuto troppo generoso da buona parte degli economisti e da alcuni Stati, soprattutto all’Est. L’accordo prevede un aumento dei salari del 2,4% quest’anno e due aumenti, entrambi dell’1%, l’anno prossimo. I costi stimati a carico della pubblica amministrazione saranno di 2,5 miliardi di euro nel 2003 e di 2,9 miliardi nel 2004. La capitale Berlino, indebitata per 46 miliardi di euro, ha già annunciato che non aderirà all’accordo collettivo poiché finanziariamente è insostenibile. L’immancabile richiamo alla moderazione salariale si accompagna al rinnovato invito da parte della Bce ai governi della zona euro in materia di conti pubblici: «È importante che i programmi di stabilità – si legge nel bollettino – si basino su misure chiaramente definite e su previsioni realistiche riguardo agli sviluppi futuri dell’economia, e che i piani di consolidamento siano sufficientemente ambiziosi». La Banca centrale europea ha ridotto i tassi d’interesse l’ultima volta il 5 dicembre scorso. L’allentamento, di 50 punti base, ha portato il tasso di riferimento refi al 2,75 per cento. Sempre ieri la Bce, oltre ad annunciare importanti modifiche alle aste di rifinanziamento del sistema bancario (si veda l’articolo a pagina 39), ha pubblicato gli ultimi dati sulla contraffazione di banconote e monete nella zona euro. Nella seconda metà del 2002 sono state ritirate dal mercato 145.153 banconote false, un aumento esponenziale rispetto alle 21.965 del primo semestre. La Banca centrale europea ritiene che si tratti comunque di una cifra «eccezionalmente bassa», pari a meno di un quarto del totale di valute false registrate dalle banche centrali nazionali della zona euro nel 2001. Alla fine dell’anno scorso erano in circolazione 8,2 miliardi di banconote vere.