Il mondo punta sulle norme anti-crisi ma il costo del denaro rialzerà la testa

13/09/2010

«Ciascuno sentirà l´impatto di questo cambiamento – dice Mary Frances Monroe vicepresidente dell´American Bankers Association – anche se ciascuno lo sentirà in modo differente». Il Washington Post parla di «un vertice che condiziona il futuro del sistema bancario». Il Wall Street Journal ne riassume così la decisione: «Le banche dovranno assumere meno rischi, fare meno profitti, accettare più controlli. I nuovi standard globali renderanno più stabili le mega-banche. Dovranno raccogliere più capitali, ridurre la dimensione dei loro bilanci, rinunciare a settori di attività classificati come troppo rischiosi. Dovranno destinare alle riserve una quota maggiore dei loro guadagni per proteggersi da eventuali perdite». L´effetto netto finale, quello che interessa di più, viene così rassunto dal quotidiano più letto nella piazza finanziaria di New York: «Le banche avranno meno soldi da versare ai propri azionisti e ai propri dipendenti. Per i consumatori l´effetto sarà a due facce: dovrebbero salire un po´ i rendimenti sui depositi, ma anche il credito diventerà più caro». Un ventaglio così ampio di effetti giustifica l´enfasi data alle decisioni di Basliea. Anche se è noto che mancano ratifiche nazionali e il punto finale di questa vicenda lo faremo al G20 di Seul, a fine novembre. Ma visto da Wall Street questo summit è quasi uno spartiacque: in futuro l´attività di banchiere dovrebbe tornare ad essere «un po´ più noiosa», proprio come auspica l´ex presidente della Federal Reserve nonché consigliere di Barack Obama, Paul Volcker. Colui che fu il monetarista per eccellenza ai tempi di Ronald Reagan, oggi è diventato quasi un radicale di sinistra per la durezza delle sue critiche ai banchieri. La sua battuta più fulminante: «L´unica innovazione finanziaria che ha fatto bene al nostro paese negli ultimi 50 anni è l´introduzione del Bancomat».
Qual è il bilancio geopolitico di vincitori e vinti di questa riforma? È indicativo che la prima grande azienda di credito a collocare 9,8 miliardi di euro di titoli sul mercato per raccogliere nuovi capitali subito dopo Basilea si chiami Deutsche Bank. È la conferma di un dato che sorprende solo i profani: la Germania, proprio lei che è la roccaforte del rigore nelle finanze pubbliche, è uno degli anelli deboli nella finanza privata. Nella saggezza convenzionale, quando si tracciano gli elenchi dei buoni e dei cattivi, la tremenda crisi finanziaria del 2008 viene imputata agli eccessi del capitalismo anglosassone. Che quegli eccessi siano stati brevettati a New York e a Londra non c´è dubbio, il guaio è che in altre parti del mondo hanno avuto degli emuli altrettanto irresponsabili, e spesso più sprovveduti. Dalla piccola Islanda alla robusta Germania. Non è un caso se il governo di Angela Merkel e la sua Bundesbank sono stati la retroguardia nei negoziati di Basilea, hanno tentato fino all´ultimo di spuntare regole meno severe. Sanno che alcune banche tedesche sono fra le più scassate e dovranno sopportare costi elevati per questa riforma. Mentre la maggioranza delle grandi banche americane e inglesi hanno già provveduto a raccogliere capitali sui mercati e oggi appaiono relativamente più solide. Del resto chi è sospettato di avere "truccato" alcuni stress-test, quelli che servono a misurare la stabilità delle banche in caso di nuova crisi? Ancora i tedeschi. Peccato che proprio l´attuale capo della Bundesbank sia destinato a sostituire Jean-Claude Trichet al vertice della Bce: ma il peso politico di Berlino fa premio su queste stridenti contraddizioni.
Basilea è importante ma l´esperienza delle grandi crisi finanziarie insegna che le regole contano fino a un certo punto. Più decisiva è la vigilanza, la professionalità, l´autorevolezza di chi deve applicarle e farle rispettare. Da questo punto di vista forse è perfino più incoraggiante il fatto che Barack Obama si stia decidendo a nominare il capo della nuova agenzia Usa di tutela del risparmiatore e consumatore. Con ogni probabilità sarà Elisabeth Warren, un vero mastino dei controlli sulle attività finanziarie. Senza dei regolatori implacabili e spietati, i geni della finanza troveranno sempre un modo per metterci tutti nei guai, aggirando le migliori regole del mondo.