Il Mondo dei forzati del lavoro

22/12/2000


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          22 Dicembre 2000Oggi in edicola Pagina 13
          Il Mondo dei forzati del lavoro
          Asia e Cile, orari doppi rispetto all’Europa

          di FABIO BOGO


          ROMA – In Italia si dibatte sull’orario settimanale di lavoro ridotto a 35 ore. In Cile si accontenterebbero anche di farne solo 45. E la settimana corta è un miraggio anche a Kuala Lumpur, Bogotà, Hong Kong, Taipei. La globalizzazione avanza, ma le disparità rimangono, o forse addirittura si accentuano, se è vero che il potere d’acquisto più basso nel mondo è quello di Nairobi (15 volte inferiore a quello del Lussemburgo) e che per poter comprare un chilo di pane un abitante di Caracas deve lavorare per ben 62 minuti, mentre ad un collega di Londra ne bastano appena sei.
          E’ un mondo a due velocità quello raccontato dalle statistiche, che a volte fanno piazza pulita di alcuni luoghi comuni. New York, ad esempio, è ancora "la città che non dorme mai"? Forse, ma non certo per la frenesia dell’ occupazione: nella Grande Mela – spiega uno studio dell’Ubs condotto su un campione di 11 equivalenti impieghi in 58 città del mondo – si lavorano mediamente all’anno 1.882 ore contro le 2.244 di Santiago del Cile e le 2.217 di Kuala Lumpur. Ed è l’Asia il continente dove si passa più tempo alla scrivania o in fabbrica, con una media di 2.104 ore all’anno contro le 1.743 dell’Europa occidentale, le 2.065 del Sudamerica, le 1.909 del Nordamerica. Tecnologie troppo vecchie o sfruttamento? Magari tutte e due.
          Anche nel vecchio continente le cose vanno in modo diverso da paese a paese. Tante ferie a Madrid (31,3 giorni all’anno), poche a Milano (22,8), dove però, in compenso, le ore di lavoro sono 1.732: meno di Londra (1.833), ma molte di più che a Parigi, ultima in classifica con appena 1.587 ore.
          Sono numeri e statistiche dietro le quali si intravvede e si cataloga la qualità della vita. Ma in qualche caso anche la difficoltà a soddisfare i più elementari bisogni primari. Sempre lo studio dell’ Ubs ha calcolato che gli stipendi di Londra sono così elevati che bastano appena sei minuti di lavoro per comprare un chilo di pane. A New York ne servono 15, a Parigi 17, a Milano già ce ne vogliono 22, il quadruplo di Londra. Ma se si cambia continente il quadro è drammatico. Per un chilo di pane a Nairobi (la città dove il potere d’ acquisto è tra i più bassi al mondo) è necessario lavorare 64 minuti, a Rio de Janeiro 52, a Città del Messico 49. E anche alcuni beni diffusissimi in occidente ed entrati ormai nella vita alimentare quotidiana, come il Big Mac di McDonald’s, rimangono sogni proibiti. A Milano il panino lo si compra con la retribuzione di 21 minuti di lavoro, a Nairobi bisogna stare alla scrivania o in fabbrica per circa tre ore, 178 minuti. Nello stesso tempo un impiegato di Tokyo o di Hong Kong può farne una scorta di ben 20 esemplari, visto che il suo prezzo d’acquisto è pari a soli 9 minuti di retribuzione. E non va meglio a Giakarta, dove il Big Mac "costa" 146 minuti di produzione
          Non stupisce quindi che nella classifica del potere d’acquisto in testa ci siano solo le grandi metropoli dell’occidente. La prima è Lussemburgo, che batte la texana Houston e supera Zurigo. Milano è solo ventottesima, preceduta di molto da Londra, Parigi, Vienna e Bruxelles