Il modello Torino vince a metà

29/10/2004

              venerdì 29 ottobre 2004


              sezione: ECONOMIA ITALIANA – pag: 15
              A un mese dall’accordo blocca-prezzi il carovita scende ma non abbastanza
              Il modello Torino vince a metà
              MARCO FERRANDO
              TORINO • Il "modello Torino" funziona a metà. A un mese dall’entrata in vigore dell’intesa per il ribasso del 2% dei prezzi — raggiunta a settembre da associazioni di categoria ed enti locali, alla presenza del ministro per l’Economia, Domenico Siniscalco — a Torino l’inflazione scende ma non abbastanza: +0,1%, come a Trieste e meglio solo di Bari (+0,2%).

              Che cosa non ha funzionato? Per il presidente di Federconsumatori Piemonte, Giovanni Dei Giudici, «il paniere selezionato è troppo ristretto. Nell’elenco dei 630 prodotti oggetto dell’intesa figurano solo beni di largo consumo ma di basso costo come lo scatolame e i surgelati. Non a caso, gli alimentari sono calati di due decimi di punto; ma le voci che fanno correre l’inflazione sono altre: la benzina, i combustibili per gli impianti di riscaldamento, i servizi bancari». Avanti di questo passo, l’associazione dei consumatori calcola che tra ottobre e dicembre l’intesa farà restare nel salvadanaio di una famiglia media torinese appena 20 euro, contro «un possibile risparmio — prosegue Dei Giudici — di 700-800 euro nel caso in cui si applicasse un blocco efficace su tutte le voci di un bilancio famigliare».


              Se per il segretario provinciale di Confesercenti Antonio Carta il "modello Torino" dimostra «ancora una volta l’inefficacia di qualsiasi tentativo di controllo della dinamica inflazionistica se si agisce solo sul commercio al dettaglio», Ascom Torino (promotore dell’iniziativa già lo scorso anno) invita a non bruciare le tappe: «Il calo, seppur parziale — sottolinea la vicepresidente Maria Luisa Coppa — registrato a ottobre, non è casuale. In città sta crescendo la sensibilità da parte di tutti gli interlocutori coinvolti, comprese le aziende». E ricorda che l’intesa è stata firmata proprio perchè Torino aveva i ritmi più alti di crescita dell’inflazione. Elda Tessore, assessore al Commercio del Comune di Torino, ribadisce la necessità di un impegno allargato: «Alcuni ribassi ci sono stati, ma non possiamo illuderci di bloccare i prezzi con il solo aiuto dei commercianti. Occorre uno sforzo comune, che veda ognuno fare la propria parte, dagli enti locali alle università, senza dimenticare il Governo e la delicata partita dei trasferimenti».


              E sempre in materia di prezzi, il Comune di Torino sta mettendo a fuoco nuovi metodi di rilevazione, che tengano conto delle effettive voci di spesa delle fasce sociali più deboli.