«Il modello Torino sul controllo dei prezzi inizia a dare risultati»

07/10/2004


            giovedì 7 ottobre 2004

            CONSUMI IN RIALZO DEL 6 PER CENTO
            «Il modello Torino sul controllo dei prezzi inizia a dare risultati»

            Michela Tamburrino


            ROMA
            Luci e ombre sul blocco dei prezzi chiesto dal Governo e accolto dalla grande distribuzione che lo attuerà fino al 31 dicembre mentre già il ministro Marzano ipotizza proroghe a Pasqua. E se ancora i dati sono in fase di elaborazione, già il fronte si spacca sulle due diverse iniziative, quella appunto promossa dal ministro Marzano e attuata su tutto il territorio italiano e quella voluta dal ministro Siniscalco in corso a Torino e a Palermo. La prima reazione arriva dal ministro dell’Economia: «A Torino l’accordo marcia bene e già i prezzi sono diminuiti. A Palermo credo che si vada nello stesso modo». Dunque solo a Torino, nei supermercati che hanno aderito alla proposta, sono 680 i prodotti di marchio che hanno abbassato il prezzo del 2% ottenendo una vendita del 6% in più solo nel fine settimana. Una mossa trainante che ha fatto ravvedere quanti già annunciavano nuovi rialzi dei prezzi. Iniziativa, questa, applaudita alla sua nascita dal presidente di Federconsumatori Rosario Trefiletti: «Mi piace questa operazione perché coinvolge le parti sociali, la piccola e la grande distribuzione e non si parla di congelamento dei listini ma di riduzione, uno schema che filosoficamente apprezziamo anche se va migliorato».

            Luci e ombre, tra le ombre, la percezione di Intesaconsumatori che raggruppa diverse associazioni a difesa degli utenti. Carlo Rienzi, presidente di Codacons è fortemente critico: «Il blocco dei prezzi così concepito è ridicolo, perché si applica solo sui prodotti scelti dalla grande distribuzione, mirata al già confezionato e che esclude i prodotti freschi, deperibili e stagionali. E qui sta l’inghippo. Operando un facile confronto con gli anni precedenti, la grande distribuzione ha disegnato una mappa di quello che si vende di più e di quello che si vende di meno in un certo periodo dell’anno. Il giochetto è mettere il blocco sui prodotti che in questo momento si vendono meno, a loro marchio, sui quali hanno un ricavato dell’80%. Dovrebbero invece essere le associazioni dei consumatori a scegliere i prodotti da bloccare, che certo non sarebbero i meno richiesti dalla clientela. Oltretutto si tratta di un provvedimento tardivo perché interviene su prezzi già aumentati». Ombre arrivano anche dall’Eurispes che avverte: «Il risparmio che il blocco dei prezzi porta alle famiglie è di dieci centesimi ogni mille euro di spesa, risparmio dovuto solo a un rallentamento dell’inflazione dello 0,01%, cioè dal previsto 2,30% al 2,29%».


            La grande distribuzione, dal suo canto, se ancora non può vantare cifre, s’affida all’inversione di tendenza psicologica che si è avuta tra chi fa la spesa: «Volevamo dare un segnale di certezza alle famiglie – sostiene Massimo Viviani, direttore generale di Faid che raccoglie il 65% della grande distribuzione italiana (224.000 dipendenti e 7.700 punti vendita) – Abbiamo individuato due categorie: i prodotti a marchio privato, i prodotti di primo prezzo a costo molto basso, in più Centromarca ci è venuta dietro e ha fermato i suoi listini di marchi industriali famosi. Così si arriva a ventimila prodotti confezionati interessati dall’iniziativa che si possono trovare negli ipermercati. A questo provvedimento si aggiungono i normali sconti che ogni insegna applica a sua discrezione. Ci piacerebbe dire che in questo modo abbiamo fatto ripartire i consumi ma è illusorio, ci vogliono ben altri interventi. La mia sensazione è che in questi pochi giorni psicologicamente la gente entra a fare la spesa meno angosciata. Per noi l’ottima operazione si completerebbe allargando ancora di più la concorrenza, la scelta garantisce il consumatore su prezzi non amministrati. Dateci anche le pompe di benzina e le medicine da banco col marchio e anche quei prezzi caleranno di molto». Sposa la stessa teoria Ernesto Illy, presidente di Centromarca: «Crediamo nel mercato e quindi vogliamo che sia la concorrenza a formare i prezzi. Questa iniziativa sta comunque andando bene perché restituisce riferimenti certi ai consumatori disorientati».