Il modello Marchionne fa già scuola ora le imprese vogliono accordi separati

30/07/2010

MILANO – Piccole Pomigliano crescono. Mentre Fiat e sindacati cercano ancora un accordo sullo stabilimento campano, il "modello Marchionne" inizia a far proseliti nel resto d´Italia. Con singole imprese e intere associazioni industriali pronte a chiedere ai lavoratori concessioni in deroga ai contratti nazionali per evitare licenziamenti e delocalizzazioni della produzione o in cambio di nuovi investimenti. L´associazione industriali di Brescia – ha accusato ieri il leader Fiom Giorgio Cremaschi – ha convocato Cgil, Cisl e Uil proponendo un patto territoriale costruito a immagine e somiglianza di quello realizzato per lo stabilimento del Lingotto. «Solo uno sciocco può pensare che quello che vuol ottenere la Fiat non lo pretendano tutti gli altri industriali italiani», ha detto Cremaschi.
Qualche segnale in effetti c´è già: una proposta simile a quella di Brescia è stata avanzata da Alessandro Vardanega, presidente Unindustria Treviso: «Da noi imprese e sindacati si riconoscono come interlocutori affidabili – ha buttato lì – . Lavoriamo insieme, concordiamo subito soluzioni innovative che ci permettano di gestire al meglio gli effetti della crisi». Segno che le suggestioni di Pomigliano e l´appeal della contrattazione aziendale hanno iniziato a far breccia anche nel mondo delle pmi di Veneto e Lombardia che puntano ad affrontare il tema a livello associativo per evitare di aprire mille piccoli fronti fai-da-te.
I grandi, invece, si espongono in prima persona. Anche se quasi tutti, per il momento, sono in stand-by, in attesa che il braccio di ferro tra Marchionne e i sindacati detti le nuove regole del gioco per poi approfittare nel caso della breccia aperta da Torino. L´unica a uscire allo scoperto ad oggi è stata la Indesit che ha condizionato il suo piano di investimenti in Italia (120 milioni) – che prevede tra l´altro la chiusura di due stabilimenti – alla riscrittura delle relazioni industriali «in un contesto di competitività sostenibile» stile-Pomigliano. Il tam-tam del mondo del lavoro dice che anche la Sirti potrebbe chiedere in tempi brevi una deroga al contratto nazionale di riferimento per mantenere gli insediamenti produttivi in Italia. Mentre il gruppo siderurgico Riva – tentato in passato dall´uscita da Federmeccanica (in Germania ha già abbandonato la Confindustria tedesca) – per il momento sembra aver scelto di evitare strappi.
Resta il fatto che in qualche caso, anche in tempi molto recenti, lavoratori e aziende sono riusciti a raggiungere accordi "straordinari" non solo senza corti circuiti sociali, ma persino con la firma della Fiom. Ultimo esempio, di poche settimane fa, quello Electrolux di Forlì. Le parti hanno ridiscusso i metodi di produzione, i turni, le assenze e la malattia. I sindacati hanno fatto le concessioni, la multinazionale ha cancellato i licenziamenti previsti e dirottato dalla Polonia allo stabilimento italiano un investimento di 43 milioni. E l´accordo è andato in porto. Intese simili sono riuscite in Ducati Motor e Lamborghini Senza smantellare, sottolineano i rappresentati dei lavoratori, i paletti del contratto nazionale.