Il modello è quello usato per i lavoratori socialmente utili

20/06/2002

20 giugno 2002

RETROSCENA
Il modello è quello usato per i lavoratori socialmente utili
      ROMA – Una decina di giorni fa il segretario della Uil Luigi Angeletti aveva profetizzato: «In tutte le aziende dove oggi si applica, l’articolo 18 continuerà ad applicarsi». Ma anche il segretario della Cisl Savino Pezzotta aveva confidato di crederci. E la nuova proposta che il governo ha studiato, per paradossale che possa sembrare, rispetta proprio questo schema. Al punto da non rendere neanche più necessaria la modifica «diretta» dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, norma che impone alle imprese con più di 15 dipendenti il reintegro di chi viene ingiustamente licenziato. Tutti i lavoratori assunti a tempo indeterminato nel prossimo triennio (la sperimentazione verrà ridotta da quattro a tre anni) non sarebbero, semplicemente, «computati» ai fini dell’applicazione dell’articolo 18. Nelle aziende che hanno già oggi più di 15 dipendenti il diritto al reintegro non sarebbe quindi intaccato da una nuova assunzione. Mentre in quelle che non arrivano a 15, e dove il diritto al reintegro non c’è, l’articolo 18 continuerebbe a non essere applicato. Nella forma non cambierebbe nulla (e questo consentirebbe ai sindacati di salvare la faccia) mentre nella sostanza le piccole aziende potrebbero superare la soglia dei 15 dipendenti senza per questo dover concedere ai nuovi assunti le tutele dell’articolo 18. La norma verrebbe introdotta con un emendamento al disegno di legge «bis» in cui sono state collocate le norme della delega sui cosiddetti «licenziamenti facili». Il meccanismo è copiato da quello introdotto con la legge 223 nel 1991, che esclude dall’articolo 18 tutti i disoccupati di lunga durata che vengono reimpiegati. Come i lavoratori socialmente utili. In Italia ce ne sono 16.800 nel settore dell’istruzione che lavorano in imprese con più di 15 dipendenti senza avere le garanzie dell’articolo 18. In Sicilia c’è addirittura una società, la Gesip, che ha 1.518 dipendenti «tecnicamente» senza diritto al reintegro (ma introdotto per contratto).
Sergio Rizzo


Economia