Il modello americano non è vincente: per crescere serve più welfare

22/11/2005
    martedì 22 novembre 2005

    Pagina 12 Economia

    IL DIBATTITO

    Confronto a Roma tra il premio Nobel Stiglitz ed Epifani.
    «A differenza del ‘96, il centrosinistra deve puntare più sulla crescita e meno sul rigore»

      Il modello americano non è vincente:
      per crescere serve più welfare

        Ma chi l’ha detto che il modello economico americano sia quello vincente, che la scelta di ridurre tasse e stato sociale, perpetrata dal governo Bush e in forma minore anche da quello Berlusconi, sia quella giusta, che esiste un conflitto insanabile tra efficienza ed equità, tra sviluppo e welfare? Be’, chi lo dice sbaglia. Ne sono convinti Joseph Stiglitz e Guglielmo Epifani, ieri a Roma per un dibattito organizzato dalla Fondazione Di Vittorio.

          Che la tesi venga sostenuta dal leader del primo sindacato in Italia, la Cgil, non è una notizia. Che l’affermazione invece venga da un premio Nobel per l’economia (2001), che è stato tra l’altro vice presidente della Banca Mondiale e consigliere economico dell’amministrazione Clinton, è qualcosa di quanto meno singolare. «Mi fa sorridere questa sorta di invidia che esiste da voi per la crescita economica negli Stati Uniti» ha esordito il premio Nobel. «Mettiamo il tutto nella prospettiva corretta: gli Stati Uniti sono un paese ricco con la popolazione povera». Un paese, ha proseguito Stiglitz, dove il livello sanitario medio è inferiore a quello di Cuba, dove negli ultimi quattro o cinque anni il reddito percepito dalla fascia mediana della popolazione ha subito una perdita di 1500 dollari in termini reali, dove la mobilità sociale è inesistente, la criminalità è alta, gli investimenti fissi in calo. Dove anche il tanto sbandierato livello di disoccupazione è falsato. «È vero che è più basso che in Europa ma negli ultimi 5 anni negli è calato anche il tasso di attività». Questo vuol dire che la gente smette di cercare lavoro e in questo modo non viene conteggiata nelle statistiche. Contemporaneamente è cresciuto a dismisura il lavoro part time non coperto da assicurazione sanitaria. E nell’America di Bush è stata fittizia anche la riduzione di tasse, un puro gioco contabile a favore dei ricchi. «C’è una cosa che accomuna Bush a Berlusconi – ha aggiunto Stiglitz -. Entrambi hanno scoperto come aumentare il deficit senza stimolare l’economia». Meno tasse non sono servite alla crescita. Meno Welfare non ha portato sviluppo. Non in Usa, né in Italia.

            Al contrario. «I paesi scandinavi hanno un livello di tasse altissimo – ha proseguito Stiglitz -, una rete di protezione sociale elevata, ma anche un tasso di crescita notevole». E proprio grazie al Welfare che gli individui tendono a rischiare di più, a cercare di innovare.

              Invece l’America, per l’economista, è in crescita grazie a una maggiore produttività legata all’innovazione, allo sviluppo di Internet e a quello delle biotecnologie. Guarda caso tutte attività «sostenute dal governo».
              Sulla stessa lunghezza d’onda Epifani. Che ha aggiunto: «Berlusconi ha fatto un capolavoro, cioè ha fatto salire il debito e il disavanzo, aumentare la spesa pubblica ma senza far crescere il Paese. Se potessi dare un consiglio al centrosinistra, direi con il cuore in mano: prima lo sviluppo e poi il rigore, fare il contrario sarebbe sbagliato». Si può competere «nel mondo globalizzato anche con un alto livello di protezione sociale».

                Roberto Rossi