Il miracolo del governo: licenziamenti liberi

15/03/2002

  Sindacale





Il miracolo del governo:

licenziamenti liberi
di 
Felicia Masocco


 La delega sul lavoro è stata varata. Il presidente-operaio e il governo delle imprese hanno deciso che in Italia deve esserci libertà di licenziare. Ovunque, ma con un occhio di riguardo per il Meridione dove, viene stabilito, si potrà licenziare più che al Nord. E così anche Bossi è stato accontentato.
Ma è con la Confindustria di Antonio D’Amato, suo grande elettore, che Silvio Berlusconi si è mostrato particolarmente generoso, concedendo per delega quello che 10 milioni di italiani gli avevano negato con un referendum. L’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori è stato modificato, l’obbligo delle imprese a reintegrare al suo posto il dipendente licenziato senza giusta causa non esiste più, viene sostituito da un "equo indennizzo", in questi tre casi: per i lavoratori che emergono dal nero; per quelli che vengono assunti da un’azienda che così supera la soglia dei 15 dipendenti; per coloro che passano da un contratto a termine a un contratto a tempo indeterminato.

Quest’ultimo caso, che nel testo originario era previsto per tutto il territorio nazionale, è stato «limitato» al Sud, Abruzzo e Molise comprese. La "sperimentazione", così viene chiamata, durerà quattro anni con una verifica dopo due anni di applicazione. Il ministro del Welfare ha inoltre annunciato che verrà aperto un tavolo "di tutto il governo" per discutere del nuovo Statuto dei lavori.
"Addolorato", si è detto Silvio Berlusconi nel presentare nella sala stampa di Palazzo Chigi il provvedimento portato dal ministro Maroni e varato poco prima dal Consiglio dei ministri. Si è detto "dispiaciuto", e probabilmente fa bene ad esserlo. La conferma della delega, dopo quattro mesi di braccio di ferro con i sindacati, apre nel paese un lunga stagione di conflitto sociale. Cgil, Cisl e Uil si ricompattano (praticamente un miracolo)e con tutta probabilità colpiranno unite. "Proporrò all’esecutivo Cisl lo sciopero generale", ha annunciato Savino Pezzotta. "Il governo ha scelto di schierarsi con Confindustria, senza tenere neanche in considerazione le richieste dei sindacati". Stesse considerazioni per Luigi Angeletti, "credo che lo sciopero sarà unitario", aggiunge il leader Uil che sabato terrà il Work-day in tutta Italia. Durissima l’Ugl, il sindacato di destra, anch’esso pronto allo sciopero. "È opportuno che tutte i sindacati italiani si battano unitariamente per rivendicare i diritti dei lavoratori", si legge in una nota. Una parte della imprese (Cna, Confesercenti, Legacoop, Confcommercio) vorrebbe frenare avvertendo la gravità dello scontro sociale che si va aprendo. L’opposizione insorge, la società civile si mobilita. L’unico a mostrarsi soddisfatto non poteva che essere il leader di Confindustria, Antonio D’Amato, "finalmente partono le riforme", ha detto. Quelle riforme "impopolari" da lui invocate a gran voce.
Berlusconi ha tenuto moltissimo a sottolineare quanto fosse "compatto" il suo schieramento e perché fosse visibile ha convocato accanto a sé per la conferenza stampa un ministro per ogni partito della coalizione: Giovanardi (Ccd-Cdu), Marzano (Fi), Gasparri (An) e lo stesso Maroni per la Lega. Che sia chiaro, insomma, che ognuno deve rispondere ai propri elettori. E poi ha inaugurato la nuova strategia comunicativa del governo: dallo stato d’animo scelto, quello del "dolore" , ai nuovi slogan. "Scioperi e manifestazioni sono dei padri contro i figli", è quello coniato per l’occasione. "Molti pensionati, i cui diritti non sono minimamente toccati saranno indotti a uno sciopero (ma non erano pensionati? ndr), a una manifestazione contro i loro figli. A nessuno di coloro che oggi lavora verranno tolti diritti e tutele", ha aggiunto il presidente-operaio dimenticando la solidarietà che da sempre caratterizza il movimento dei lavoratori italiani. In poche ore ecco che "i padri contro i figli" è diventato il leit-motiv di quanti, nello schieramento governativo, non hanno rinunciato al presenzialismo di giornata con le solite dichiarazioni. La nuova versione dell’articolo 18 sarà all’esame della commissione Lavoro del Senato dalla prossima settimana.