«Il mio pub antimafia salvato dagli studenti»

09/06/2005
    giovedì 9 giugno 2005

      ECONOMIA ITALIANA – Pagina 23

      IMPRESE AL SUD
      L’allarme criminalità

        La storia di Giorgio S., giovane imprenditore siciliano che ha denunciato il racket delle estorsioni
        «Il mio pub antimafia salvato dagli studenti»

          UMBERTO LUCENTINI

          PALERMO • Ha denunciato l’emissario del clan delle estorsioni, testimoniando in tribunale e facendolo condannare.
          Da allora Giorgio S., giovane imprenditore fai da te, ha visto sparire quasi tutti i clienti del suo pub di Caccamo e ha vissuto il dramma della solitudine e della rovina economica imminente. Giorgio però ha incontrato un gruppo di universitari del comitato " Addio pizzo" ( gli studenti che da mesi organizzano a Palermo iniziative contro le estorsioni), e a loro ha raccontato il suo calvario. Da allora, l’ultimo venerdì di ogni mese, il pub di Giorgio, mezzora di autostrada da Palermo, si popola di ragazzi che organizzano lì le loro feste, sfidando la cosca di Cosa nostra che domina il paese e offrendo un’alternativa concreta a chi decide di non piegarsi al suo ricatto. Musica e chiacchiere tra amici sono assicurate nel pub dell’antiracket di Giorgio, e seppur timidamente alcuni clienti del posto sono tornati a frequentare il locale.

          È il 24 gennaio scorso quando nel pub di Giorgio, 29 anni, nato e cresciuto nel paese dove nel ‘ 98 è stato ucciso il sindacalista della Uil Domenico Geraci, si presenta un ragazzo dal fare sospetto. « Era sera, voleva farmi credere che fosse un mio amico, ha cominciato a parlarmi di gente pericolosa e dell’aiuto che avrebbe potuto offrirmi » ha raccontato Giorgio agli inquirenti. « Non ho avuto dubbi: ho deciso di denunciarlo e di non pagare » .

          Le indagini, gli appostamenti, le intercettazioni, consentono agli investigatori dell’Arma di arrestare il manovale del clan degli estortori che a Caccamo chiedono il " pizzo" a tappeto. Il processo si apre al tribunale di Termini Imerese, Giorgio viene convocato come testimone e ripete le sue accuse senza aver paura di guardare negli occhi l’imputato, Nicasio Rotolo, 33 anni. Le prove sono schiaccianti, il coraggio di Giorgio fa il resto: l’esattore della mafia viene condannato a 4 anni di reclusione.

          Rapida e strisciante, viene emessa però anche la sentenza dei compaesani di Giorgio che si schierano con la mafia: il pub all’improvviso si svuota, gli affari vanno male, tasse e stipendi devono essere pagati comunque. Per il giovane titolare del pub inizia un periodo ancora più terribile di quello appena concluso con il verdetto dei giudici. Finché, dopo aver appreso dai giornali e da internet delle iniziative degli universitari del comitato " Addio pizzo", li contatta e racconta loro la propria storia. Un rapido giro di sms ed e mail, e il passa parola del comitato ha già la sua risposta: l’ultimo venerdì di febbraio, alle 22, c’è una festa nel pub di Caccamo che ha detto no alla mafia.

          « A dire il vero non abbiamo spiegato a tutti i nostri invitati perché abbiamo scelto Caccamo e proprio il locale di Giorgio » racconta Barbara, studentessa di Scienza delle comunicazioni a Palermo, uno dei fondatori del comitato " Addio pizzo": « Volevamo in qualche modo tutelare Giorgio. La serata è stata un successo, Giorgio ci ha spiegato che per incassare la stessa cifra avrebbe dovuto lavorare due settimane di fila » . Da allora, l’appuntamento con le feste a Caccamo è diventata una regola. Da pochi giorni, invece, l’emissario del clan delle estorsioni è tornato in libertà perché alla sua prima condanna. La certezza del titolare del pub, dei suoi dipendenti e dei loro amici, è che le forze dell’ordine continuino a star loro vicini come in passato. A Caccamo, gli altri cittadini onesti sperano che l’organico dei carabinieri possa aumentare. E che un’auto di servizio possa transitare sempre più spesso davanti al pub dell’antimafia. La campagna anti racket " Addio Pizzo" per le strade di Palermo