«Il mio no alla legge Bossi-Fini»

26/07/2002


PRATO
CRONACA




giovedì 25 luglio 2002  
«Il mio no alla legge Bossi-Fini»
Lavoro e immigrazione: la posizione della presidente Artoni

PRATO. Ha criticato la legge Bossi-Fini ma non è di sinistra. Ha sostenuto la necessità di una politica dell’accoglienza verso gli extracomunitari più improntata a criteri di equità e non di sfruttamento puro e semplice. Annamaria Artoni, 35 anni, presidente nazionale dei giovani industriali, è bionda, bella e piena di grinta. E con le idee chiare.
Se le prime due qualità estetiche hanno fatto subito colpo (è stata indicata in un recente sondaggio fra le donne che i principali imprenditori e i top manager italiani vorrebbero al loro fianco in un’isola deserta, ed insieme a lei figurano Monica Bellucci e Luisa Corna) Annamaria Artoni è riuscito in questi primi mesi di reggenza a farsi apprezzare anche per il carattere deciso e per l’anticonformismo delle sue idee. Martedì pomeriggio è intervenuta all’assemblea annuale del Gruppo giovani industriali di Prato. E’ stata l’occasione per chiarire ancora una volta il suo pensiero sul fenomeno dell’immigrazione. «Nel convegno di Santa Margherita Ligure – ricorda Annamaria Artoni – abbiamo raccolto i risultati di tutte le attività svolte dalle associazioni territoriali. In particolare abbiamo cercato di cogliere i mutamenti avvenuti in questi ultimi anni per capire come cambierà il mondo del lavoro. Negli anni futuri ci troveremo davanti ad un aumento del flusso migratorio che dovremo in qualche modo gestire. Saranno spostamenti di persone dovuti non tanto alla spinta della povertà ma al bisogno di un miglioramento della loro vita. Noi abbiamo bisogno di questi uomini e donne: l’Italia ha necessità di braccia e cervelli. Occorre quindi avere indicazioni chiare della nostra capacità di accoglienza, ma occorre soprattutto modificare la nostra mentalità: queste persone non vanno considerate di passaggio. E’ gente che manda i propri figli nelle nostre scuole, che paga le tasse. Hanno diritto ad una giusta integrazione». La legge Bossi-Fini, approvata di recente dal Parlamento, secondo lei è tutta sbagliata? «No, io a suo tempo ho manifestato alcune riserve che restano ancor oggi – aggiunge Artoni – qualche strumento può essere utile, come lo sportello unico, ma ritengo che contenga misure troppe onerose per le medie e piccole imprese. La grande impresa ha la possibiltià di selezionare il personale all’estero, di scegliere nel suo paese d’origine chi portare in Italia per dargli un lavoro, le piccole imprese, che sono il motore dell’economia nazionale, non hanno questa possibilità. Per questo occorre attivare una cooperazione con le nazioni di provenienza in modo da facilitare il compito a tutte le imprese, grandi e piccole. Non è giusto poi che siano le imprese a farsi carico delle spese della casa o del rientro dei lavoratori stranieri. Così si scarica tutto sulle imprese. E le colf e le badanti? Troppa burocrazia. A Prato avete il problema della concorrenza sleale dei cinesi, ma per far emergere il lavoro nero e i clandestini bisogna semplificare il più possibile, agevolando la regolarizzazione».