Il ministro incassa cori e fischi ma anche per Cofferati è gelo

05/03/2002

 
 
Pagina 6 – Economia
 
 
LA PLATEA
Solo alle parole "sciopero generale" i battimano si trasformano in un boato

Il ministro incassa cori e fischi ma anche per Cofferati è gelo


          TORINO – Sarà stato l´influsso del luogo, cuore dell´industria metalmeccanica e simbolo delle battaglie sindacali, sarà l´asprezza del confronto con il governo e l´amarezza dello strappo con la Cgil. E´ un fatto che il 13° congresso nazionale della Uil nella storica sede del Lingotto, ex fabbrica Fiat oggi sede di convegni, si è inaugurata in un clima iper-reattivo, fra cori di fischi – contro il ministro Maroni – manifestazioni di dissenso – verso Sergio Cofferati e la sua Cgil che proclama da sola lo sciopero generale e volta le spalle alla trattativa con governo e imprese – e uragani di applausi per tutti i passaggi più «schierati» della relazione del segretario generale Angeletti.
          E´ bastato l´ingresso in sala del ministro del Welfare a far circolare adrenalina fra i mille delegati. I fischi sono immediati e alquanto estesi e il presidente di turno Adriano Musi deve invitare ripetutamente l´assemblea ad un contegno più ospitale, secondo la tradizione di tolleranza della Uil. Solo quando il segretario generale Angeletti si è alzato dal tavolo della presidenza per abbracciare Maroni seduto in prima fila, dai delegati arriva un applauso di cortesia.
          Avari battimano anche quando vengono ringraziati gli altri numerosi esponenti politici, del governo e dell´opposizione. Colpisce il numero consistente di appartenenti all´ex-Psi, un tempo partito maggioritario fra le diverse anime della Uil, da Gianni De Michelis a Stefania e Bobo Craxi, da Margherita Boniver a Enrico Boselli.
          I delegati vanno in visibilio quando Angeletti esclude categoricamente una trattativa sull´art. 18 e gli applausi diventano un boato ogni volta che il segretario generale pronuncia le parole «sciopero generale». Massima popolarità riscuotono le stoccate a Cofferati, inquadrato sul maxi-schermo ogni volta che Angeletti si rivolge al leader della Cgil. Il «cinese» resta impassibile e solo quando il padrone di casa gli dice che non vorrebbe vedere la Cgil comportarsi come la Fiom («che invece di scioperare contro la Federmeccanica ha finito per scioperare contro Fim e Uilm»), a Cofferati spunta un sorriso sotto la barba.
          Nessun dubbio sul fatto che il bersaglio principale delle proteste dei base Uil sia stato il ministro del Welfare, controparte del sindacato sul doppio versante del mercato del lavoro e della riforma delle pensioni. Benchè preceduto da dichiarazioni distensive che Maroni ha rilasciato subito dopo avere ascoltato il discorso di Angeletti – «prendiamo atto della chiusura totale della Uil sull´art.18 e siccome siamo un governo responsabile, ne terremo conto e faremo una riflessione» – l´intervento del ministro è stato accompagnato da fischi e mormorii frequenti. «L´art.18 non si tocca, buffone», ha gridato un delegato evidentemente sintetizzando gli umori del pubblico.
          Molto graditi dai delegati i riferimenti all´orgoglio di organizzazione, quel ripetuto richiamo al riformismo e all´eredità «laica e di sinistra» di «padri» come Carlo Rosselli e Riccardo Lombardi.
          (v.s.)