Il ministro disse: il dialogo? Via email

27/07/2004


            martedì 27 luglio 2004

            RETROSCENA

            E il ministro disse: il dialogo? Via email

            ROMA – «Hai un quarto d’ora di ritardo. Ma che hai preso una McLaren?» chiede Gianni Letta all’arrivo di Luca di Montezemolo nella sala verde di Palazzo Chigi, per sciogliere il clima, mentre Silvio Berlusconi si preoccupa di recuperare il presidente della Confcommercio, Sergio Billè, finito in seconda fila. Il vertice con le parti sociali inizia con battute e risate, ma finisce quasi quattro ore dopo tra sguardi accigliati e preoccupati. Almeno quelli dei sindacati e dei vertici di parecchie delle associazioni di categoria convocate ieri dal premier per discutere del Dpef.

            Al governo le parti sociali chiedevano indicazioni non tanto sui grandi orientamenti della politica economica, chiari come il titolo del documento che il ministro dell’Economia, Domenico Siniscalco, ha mostrato loro: «Credibilità, competitività, sviluppo». Chiedevano, soprattutto, lumi sulle misure per il risanamento dei conti pubblici, su quella manovra da 24 miliardi di euro che si profila nel 2005, anche se sono tornati a casa con quasi tutti gli interrogativi ancora in testa.

            Il «metodo Siniscalco», la trasparenza e la disponibilità al confronto («siamo tutti su un gommone e non parte se non siamo d’accordo»), stavolta non sembra aver prodotto il risultato sperato. Non ancora, almeno. L’apertura c’è stata, tanto che il neoministro ha consegnato a tutti il proprio indirizzo e-mail, e quello creato apposta per accogliere le indicazioni sul Dpef da approvare giovedì. Solo che ieri tutti cercavano risposte, «non la concertazione telematica» come l’hanno battezzata i sindacalisti.


            Arriveranno proposte, questo è certo. «Non ti preoccupare, ti chatto io» ha detto ad esempio il leader della Cisl, Savino Pezzotta, protagonista di un duetto con il segretario della Uil, Luigi Angeletti, sulle tasse, ma anche sui tagli alla spesa, che coinvolge anche il presidente della Confcommercio. Con Angeletti che apprezza l’impegno del governo a non tagliare i fondi per la sicurezza, e Pezzotta che ribatte: «E’ un errore non fare quei tagli. Mica dobbiamo andare in guerra» dice il leader della Cisl. Contrario «alla riduzione generalizzata delle tasse», che invece va bene ad Angeletti. «Purché sia finanziata con il recupero dell’evasione» dice, «anche se forse questa cosa non piacerà a Billè». Che replica ricordando alla Uil che «il commercio è l’unico settore dove si è chiuso il contratto, con il vostro plauso».


            Riprendono le
            slides di Siniscalco. I segnali di ripresa ci sono, dice il ministro, prefigurando la svolta «dall’emergenza allo sviluppo», passando per una crescita dei consumi, l’occupazione, la competitività. Già, ma come? «Dov’è il quadro? Qui ci avete fatto vedere solo la cornice» dice Billè. A tarda sera i centocinquanta ospiti del governo sfilano verso l’uscita. Molti scuotono la testa. «Al governo – osserva qualcuno – preme il consenso. Difficile ottenerlo sul nulla».

            M. Sen.