Il ministro dell´Economia ha rispolverato il Libro Bianco del ´94: tre direttrici per avviare la nuova tassazione

07/01/2010

ROMA – Più Iva e meno Irpef. Più tasse sui consumi, meno sui redditi da lavoro e sulle imprese. I tempi della riduzione della pressione fiscale non saranno affatto brevi e non è detto – dati i precedenti – che siano rispettati. Ma l´asse portante della "riforma Tremonti" è già stato scelto. Il ministro dell´Economia ha rispolverato il suo Libro Bianco sulla riforma fiscale datato 1994, l´anno del primo governo Berlusconi. Da lì ha deciso di ripartire. Lungo tre direttrici, quelle, appunto, della nuova tassazione: dal centro alla periferia (cioè il federalismo fiscale che, tuttavia, non si vedrà concretamente prima del 2016); dalle persone alle cose (cioè più tasse sui consumi e meno sul lavoro, famiglie e aziende); dal complesso al semplice (cioè meno norme sulle tasse e meno imposte anche numericamente).
Il 2010 sarà l´anno per iniziare la discussione, non certo quella per concluderla. Il termine realistico per l´approdo finale resta quello di fine legislatura (2013), anche perché superate le prossime regionali di marzo non ci sono in agenda altri appuntamenti elettorali di rilievo. Così subito dopo il voto, Tremonti ha in mente di avviare il confronto con le parti sociali. L´obiettivo di una sorta di "avviso comune" tra tutte le organizzazioni imprenditoriali (dagli industriali agli artigiani, passando per i commercianti) e i sindacati Cisl e Uil è condiviso. Le premesse del "patto fiscale" sono state concordate in un convegno di metà dicembre al Capranica di Roma. Lì – assente, perché non invitata, la Cgil – si è parlato molto di un nuovo fisco e poco, se non pochissimo, di evasione fiscale, tema però cruciale per cambiare il sistema con l´ambizioso progetto di spostare il baricentro dalle imprese e le persone alle «cose». Tanto più che gli effetti della crisi globale continueranno per lungo tempo a farsi sentire sulle finanze pubbliche di tutti gli Stati. È solo di alcuni giorni fa la notizia di un forte peggioramento del fabbisogno di oltre 31 miliardi rispetto al 2008. Ma, dalla sua, il ministro dell´Economia ha i cinque miliardi incassati dall´erario con l´operazione "scudo fiscale" e – sostengono a Via XX settembre – gli oltre 90 miliardi di euro che sarebbero rientrati in Italia e che potrebbero generare nuovi investimenti. Sulla scia di questi ragionamenti la Cgil, in attesa di misurare «la distanza tra il dire e il fare del ministro Tremonti», ha lanciato la sua sfida con il segretario confederale Agostino Megale: anticipare a marzo i primi interventi sul fisco con un bonus di 500 euro destinato a lavoratori dipendenti e pensionati.
Eppure lo scenario appare assai complesso. Più che ridurre le tasse i governi dei Paesi Europei e degli Stati Uniti potrebbero essere costretti ad aumentarle per via dell´alto debito accumulato per fronteggiare la caduta della domanda e per i lentissimi tempi della risalita del Pil. Dice Pier Carlo Padoan, vice direttore dell´Ocse: «I consigli che diamo sono due: aumentare la base imponibile e tornare al più presto su un percorso di sostenibilità fiscale aumentando i propri avanzi primari, la differenza cioè tra le entrate fiscali e la spesa al netto della spesa per interessi. Al tempo stesso i governi dovranno scegliere le soluzioni che fanno meno male alla crescita economica: imporre un prelievo sull´anidride carbonica prodotta è un esempio. In generale tassare i consumi colpisce di meno lo sviluppo rispetto a una tassazione diretta sui profitti delle imprese». Anche Tremonti pensa di penalizzare chi inquina di più e chi specula, e punta a premiare le famiglie. Ma pure sulle tasse – come sulla gestione della crisi – il ministro ha sposato la linea della flemma. Nessuna fretta, attendismo. Bisognerà vedere, però, per quanto tempo riuscirà a controllare le reazioni della maggioranza i cui malumori sulla gestione della politica economica sono emersi clamorosamente durante l´esame in Parlamento dell´ultima Finanziaria.