Il ministro del Tesoro sempre più isolato (M.Mania)

22/06/2007
    venerdì 22 giugno 2007

    Pagina 3 – Economia

      IL RETROSCENA

      Prodi alla vigilia aveva raccomandato a Padoa-Schioppa di non compromettere il vertice con i sindacati

        Il ministro del Tesoro sempre più isolato
        "Ma io non cambio idea sul rigore"

          Damiano: andiamo avanti con la tabella di marcia Letta: la linea non è quella dello scontro

            ROBERTO MANIA

            ROMA – «Tommaso, mi raccomando: quella di domani con i sindacati deve essere una riunione tecnica». Il premier Romano Prodi aveva voluto parlargli a quattr´occhi, per essere certo che non avrebbe trovato sorprese al suo arrivo a Bruxelles per il Consiglio europeo. E invece la sorpresa c´è stata: Tommaso Padoa-Schioppa, ministro dell´Economia, è tornato all´attacco, rompendo il protocollo sindacale, lasciando di stucco gli altri ministri (Cesare Damiano e Giovanna Melandri) il sottosegretario Enrico Letta e il viceministro dello Sviluppo economico, Sergio D´Antoni. Perché il titolare di Via XX settembre non ha cambiato posizione: se i soldi dell´extragettito non bastano a superare lo scalone di Maroni, le risorse vanno individuate all´interno del sistema previdenziale. Altre strade non ce ne sono. A meno che qualcuno possa pensare – con la disordinata rivolta fiscale che sta montando – di aumentare ancora le tasse.

            Così, a Palazzo Chigi, mentre il presidente Prodi volava in Europa, Padoa-Schioppa ha deciso di andare all´offensiva, mettendo la sua ipoteca sulla trattativa con i sindacati. Giocando di sponda proprio con l´Europa, incurante dei massimalismi di Rifondazione e degli altolà delle confederazioni sindacali. Forse perché, in fondo, Tps (come ormai lo chiamano tutti gli addetti ai lavori) è convinto che anche in politica si debba applicare la legge della "distruzione creativa" che vale per le imprese. «È quasi impossibile – ha scritto nella sua ultima raccolta di articoli, Italia, un´ambizione timida – che la costruzione proceda tanto in fretta da evitare la pena della distruzione». E ancora: «L´avvio del nuovo difficilmente comincia prima che morda il bisogno». Allora, è in fondo che si deve andare per poi risalire; o allo scontro per poi trovare l´intesa.

            Ieri la riunione era andata avanti senza intoppi. Secondo copione, verso l´accordo di massima sull´aumento delle pensioni basse, sulla riforma degli ammortizzatori sociali e sul "paccchetto giovani". Solo Enrico Letta sapeva che ci sarebbe stato un "fuori programma" perché prima dell´appuntamento nella Sala Verde, il ministro gli aveva preannunciato che avrebbe voluto dire alcune cose. Tps è persona di grande cortesia e pretende che nei suoi confronti ne sia usata altrettanta. Insomma non sopporta che si travalichino certi confini.

            In mattinata Raffaele Bonanni, leader della Cisl, ci era andato giù pesante. Al cinema Capranica, a pochi passi da Montecitorio, parlava agli attivi di Cgil, Cisl e Uil di Roma: «Spero che qualche provocatore che ha fatto circolare cifre inesatte sia messo alla berlina». Troppo per Tps. Quelle cifre sono le tabelle elaborate dalla Ragioneria generale dello Stato che dicono quanto costa abolire lo scalone o sostituirlo con i gradini. Sono le cifre che considera Bruxelles quando guarda il nostro percorso per il rientro dal deficit. Ecco perché dice Padoa-Schioppa ai suoi interlocutori sorpresi per il "fuori programma" «se il governo rompesse l´equilibrio dei conti previdenziali, il giudizio della Ue sarebbe catastrofico. Se qualcuno di voi si fa un giro a Bruxelles lo potrà verificare da solo». Ma Tps ce l´ha anche con Guglielmo Epifani. Tra loro l´intesa dei primi tempi si è incrinata. Così al leader della Cgil che solo due giorni fa ricordava che con l´aumento dello 0,3 per cento dei contributi dei lavoratori si può ricavare un miliardo l´anno che per dieci anni possono finanziare gli scalini, replicava: «L´aumento dei contributi non può essere portato a compensazione dello scalone e questo lo sappiamo molto bene tutti». Epifani risponderà in sala stampa («le trattative non si fanno con la calcolatrice in mano»), perché quel «bene, arrivederci», con cui Letta ha chiuso rapidamente la riunione, dice che la linea non è quella dello scontro. Né delle repliche nervose. «Andiamo avanti», aggiunge il ministro Damiano. E Prodi? «Padoa-Schioppa sono io», continua a ripetere. Anche se la riunione tecnica è saltata, lasciando il gelo a Palazzo Chigi.