Il Ministero dei sospetti: “talpe” e stelle a 5 punte

16/03/2007
    venerdì 16 marzo 2007

    Pagina 35 – Cronaca

      Il Ministero dei sospetti
      "talpe" e stelle a 5 punte

        Gli incubi del dopo Biagi, al Lavoro si indaga sulle scritte br

          ROBERTO MANIA

            ROMA – Via Flavia 6, sede del ministero del Lavoro. Con la sua proverbiale ruvidezza Carlo Donat Cattin avrebbe detto «dei lavoratori», perché fosse sufficientemente chiaro da che parte bisognava stare nei momenti topici delle mediazioni sindacali. Erano gli anni delle grandi vertenze sindacali, di scontri sociali epocali. Il luogo della compensazione era, appunto, il ministero del Lavoro. Oggi non è più così. In Via Flavia 6 l´atmosfera è cambiata. I travet (molto meno di un tempo per via del decentramento dei servizi all´impiego) escono e rientrano, con i sacchetti della spesa, come in tutti i ministeri. Ma c´è un´"anomalia" al ministero del Lavoro: c´è la paura e il sospetto, tra i corridoi disadorni. Non tra gli impiegati, bensì tra chi si occupa di politica del lavoro. C´è, insomma, che martedì scorso è stata disegnata una stella a cinque punte con la sigla dei terroristi delle Br sul davanzale dalla sala riunioni del sottosegretario Rosa Rinaldi al primo piano, a pochi metri dall´altra stanza, quella, molto più grande, dedicata a Massimo D´Antona.

            Per accedere a quella sala bisogna passare dalla segreteria della Rinaldi. Un avvertimento? «Sono tre giorni che me lo domando», risponde il sottosegretario, bertinottiana di ferro dai tempi della Cgil, prima nella Funzione pubblica, poi tra i duri della Fiom. Andò anche alla manifestazione dei Cobas (e della Fiom) dello scorso 4 novembre contro la precarietà, nonostante gli attacchi che arrivarono da quella piazza al ministro del Lavoro, il diessino Cesare Damiano. Censurò anche la Cgil.

            Il punto è se l´autore di quella scritta (ora non c´è più, è stata cancellata, sul davanzale rimasto solo un po´ di gesso) sia interno o esterno al ministero. Perché da martedì è tornato l´incubo della talpa. Come nei giorni successivi all´omicidio di Massimo D´Antona (20 maggio 1999), come dopo l´assassinio di Marco Biagi (19 marzo 2002) e la lettura dei volantini con le rivendicazioni dei brigatisti. «Questo è un luogo di lavoro – dice Rinaldi – , come qualsiasi altro ufficio, come la Fiat. Certo non è un luogo "neutro". Dopo l´uccisione di D´Antona qualcuno parlò di cellule interne al ministero. Io non me la sento di farlo. Non sono D´Antona, né Guido Rossa. Certo provo a trovare delle soluzioni». La Rinaldi ha la delega per le vertenze sindacali. Solo il giorno prima in quella sala c´era stata una riunione su una vertenza nel settore dei servizi. Routine, sembrerebbe. Ma la Digos indaga. Da qualche settimana Rinaldi è stata messa sotto tutela. Perché proprio ora? «No, nessun legame con la scritta sul davanzale. Ho accettato la tutela perché affronto temi delicati, dalla lotta al sommerso alle vertenze aziendali». Coincidenze. E mette i brividi ricordare che qualche giorno prima dell´omicidio D´Antona venne ritrovato un fascio di volantini delle Br su un tavolo di via Flavia. Fuori della porta, in un corridoio dove non c´è nemmeno un usciere, dove le luci sono state rafforzate solo dopo la scritta, ad aspettare la Rinaldi ora c´è l´uomo della scorta.

            Antonio Bassolino era il ministro del Lavoro quando la mattina del 20 maggio, il giorno stesso in cui nel ‘70 fu approvato lo Statuto dei lavoratori, fu ucciso in via Salaria il suo amico Massimo D´Antona. «Ricordo ancora quando il povero Nino Freni (era il capo del legislativo, ndr) entrò nella mia stanza tremante come non mai, bianco in volto, a dirmi che era D´Antona il professore a cui avevano sparato». Oggi Bassolino è il presidente della Campania e dice di «essere stato molto turbato da quella scritta». «Al primo piano di via Flavia, vicino alla stanza di un sottosegretario. Tutto questo mi inquieta». La talpa? I fiancheggiatori dei brigatisti lì, in via Flavia? «Come si fa a dirlo? È da anni ormai che ci interroghiamo. Il problema non è questo. Non si può dire se è dentro il ministero, ci sono state molte indagini, non è uscito nulla. Di certo sono azioni contro il ministero del Lavoro. Questo è il punto. Certo che è anche nel grande mondo che gira intorno al ministero del Lavoro che si deve guardare. L´ultima inchiesta della Boccassini lo dimostra. Perché il lavoro è materia bruciante, delicata. Lo scoprimmo tutti dopo l´uccisione di D´Antona, quando ci eravamo illusi che non esistesse più il problema del terrorismo. Non è quello degli anni Settanta, però; non è a rischio la tenuta democratica del Paese. Sono a rischio le persone. Questo sì».

            A pochi chilometri da via Flavia, passando per via Veneto, dove oggi ci sono gli uffici del ministro del Lavoro e al piano terra il busto di Marco Biagi, c´è il cuore della politica, palazzo Chigi, Montecitorio, più giù la Sala degli atti parlamentari intitolata a Giovanni Spadolini. C´è anche il presidente del Senato, Franco Marini, già ministro del Lavoro, a commemorare il giuslavorista bolognese trucidato cinque anni fa. Ci sono Tiziano Treu, senatore della Margherita, ex ministro del Lavoro; Maurizio Sacconi, senatore di Forza Italia, ex sottosegretario al Lavoro; Maurizio Castro, oggi consulente aziendale, da otto anni superprotetto per via degli accordi che firmò nei primi anni Novanta quando era il capo del personale alla Electrolux-Zanussi. Marini conclude a braccio: annuncia che il 27 marzo andrà all´Università a commemorare Ezio Tarantelli, l´economista che con la predeterminazione degli scatti di contingenza provò a attenuare la spirale perversa della scala mobile; poi ricorda di aver soccorso tra i primi Gino Giugni, il padre dello Statuto dei lavoratori, appena gambizzato in via Livenza a pochi metri dalla sede della Cisl di via Po. Poi D´Antona, Biagi. «Nel mirino sono sempre gli stessi uomini – dice – quelli che propongono il cambiamento possibile».