Il messaggio che viene dalle piazze (B.Ugolini)

29/03/2004


 Editoriali
 
     



Da l’Unità del 27.03.2004
 

Il messaggio che viene dalle piazze
di Bruno Ugolini

C’è un’Italia improvvisamente affollata di manifestazioni e cortei, uno sciopero generale compatto, con un’adesione molto alta all’appello delle tre Confederazioni e una sostanziale adesione perfino di un sindacato di destra come l’Ugl. C’è una piattaforma, questa volta unitaria, che non parla solo di pensioni, ma anche di sviluppo. C’è il nuovo presidente della Confindustria Luca Di Montezemolo che non cela la sua preoccupazione e il presidente della Confcommercio Sergio Billè che parla di deriva argentina. Le ansie del Governatore della Banca d’Italia tornano alla ribalta.
E il governo come risponde? Con un atteggiamento di sfida nei confronti dell’intero Paese.
È quello che ha fatto ieri, commentando lo sciopero generale, il presidente del Consiglio, accompagnato dai vari ministri. Hanno da una parte profuso parole lusinghiere sul dialogo, l’incontro, la trattativa con i sindacati. Hanno ripetuto, dall’altra parte, la volontà di procedere subito, ad esempio, all’approvazione della loro controriforma sulle pensioni. Ma allora a che cosa serve il dialogo? Appare come una pantomima, una presa per i fondelli che dura da mesi e mesi. C’è stato un momento in cui avevano persino annunciato l’organizzazione di ben undici tavoli per negoziare, confrontare, scambiare idee. Non se n’è fatto nulla. Hanno in compenso, così seppellendo la concertazione, fatto quel che volevano in materia di mercato del lavoro (neanche interpellando i sindacati, come pure si erano impegnati a fare, sull’attuazione delle innumerevoli nuove norme in materia di sfrenata flessibilità). E così per la scuola, così per i numerosi contratti (a cominciare da quelli per il pubblico impiego) ancora in attesa, così per i tanti drammi dell’occupazione (1500 crisi aziendali, 200mila interessati), vere e proprie piaghe aperte in tutto il Paese. Così per i prezzi. Hanno testimoniato una sollecita sensibilità solo per i problemi del calcio miliardario. Sono, del resto, gli stessi uomini che in questi giorni inondano le strade pubbliche d’enormi cartelloni che annunciano i miracoli delle tasse, del lavoro, dei prezzi, raccontano un Paese felice e privo di problemi.
Loro, convinti di stare in un “reality show” organizzato da Mediaset, non sanno ascoltare la gente viva e vera, come quella vista ieri in tutte le città. Questa volta, però, Cgil, Cisl e Uil, sono decise a trasformarsi “da lepri a cacciatori” (per usare le parole di Guglielmo Epifani), con l’intenzione di stanare la coalizione di centrodestra. Hanno davvero deciso di adottare la strada della concertazione, ripudiando le manfrine da finta trattativa? Lo dimostrino nei fatti, cominciando col rispondere nel merito alla piattaforma sindacale.
È una volontà condivisa dalle cento piazze e dai cento cortei di ieri. Accanto agli operai, agli impiegati, ai pensionati, anche le folle dei senza lavoro e i tanti giovani dei lavori intermittenti. Come quelli che stavano attorno al San Precario beffardamente innalzato a Milano. C’erano i ricercatori delle università e degli enti pubblici di ricerca, protagonisti qualche giorno fa di una giornata nazionale di lotta per diritti e tutele.

Una mobilitazione straordinaria. Una scossa democratica. Un termine, questo, usato da Carlo Azeglio Ciampi nei giorni scorsi. Il presidente della Repubblica si riferiva alla necessità di imprimere uno scatto, una scossa, appunto, al Paese, per uscire dalla stagnazione.
Ma a Palazzo Chigi non ascoltano nemmeno la massima autorità dello Stato. E adesso che cosa succederà? Un illustre economista come Michele Salvati ha sostenuto, dalle colonne del “Corriere”, che la “scossa” di cui ha parlato Ciampi dovrebbe essere interpretata non come una specie di ricetta miracolosa, bensì come un “protocollo minimo di riparazioni” da mettere in atto con tecniche da unità nazionale.
Uno schema – a parte i contenuti minimalisti – davvero praticabile oggi, in tempi d’uninominale e con presenze politiche di maggioranza, non certo aperte alla dialettica democratica, come testimonia anche lo scontro sul federalismo? È un problema persino per i sindacati introdurre correzioni. Una prova l’ha fatta il tenace segretario generale della Cisl Savino Pezzotta, senza ottenere straordinari risultati. Eppure, a ragione, Cgil Cisl e Uil, oggi di nuovo insieme, non demordono.
Altri appuntamenti sono in calendario, a cominciare dalla manifestazione dei pensionati il tre aprile. Anche il 25 aprile e il Primo Maggio non saranno solo incontri celebrativi.
È, quella annunciata, una mobilitazione senza tregua, per “stanare” il governo, appunto.