«Il mercato paga l’illusione degli incentivi»

09/10/2002



9 ottobre 2002

L’ANALISTA / Arndt Ellinghorst (WestLb Panmure): negli Usa hanno drogato le vendite

«Il mercato paga l’illusione degli incentivi»


«Ma nel 2003 l’Europa tornerà a crescere. Le priorità di Torino? Puntare su tecnologia e modelli»

      MILANO – «Mandare a casa migliaia di persone aiuta forse a tagliare i costi, ma non basta. Fiat deve puntare su tecnologia e innovazione e presentare nuovi modelli attraenti: è l’unico modo per uscire dalla crisi. Lo hanno già fatto in passato con l’Alfa Romeo con successo», valuta Arndt Ellinghorst, analista del settore auto per la banca d’affari WestLb Panmure. E cita il precedente della Volkswagen, quando la casa di Wolfsburg, in profonda difficoltà, nel ’92 ha chiamato alla guida Ferdinand Piech e poi "rubato" alla Gm José Lopez de Arriortua. Il primo ha puntato su nuovi modelli, l’altro ha tagliato i costi: insieme hanno rimesso in pista il gruppo tedesco. «Fiat deve trovare un ingegnere alla Piech, ha bisogno di una nuova spinta industriale, di più qualità, di nuovi modelli vincenti». Nel frattempo il titolo continua a precipitare in Borsa: ieri è sceso sotto i 9 euro. Ma con «un approccio globale conservativo», WestLb Panmure valuta l’azione Fiat ancora più sotto, «a 6-7 euro», perché «sconta anche l’indebitamento di gruppo». In ogni caso, a questi prezzi, basterebbero meno di 4 miliardi, per portare a casa un gruppo che oltre all’auto, custodisce le assicurazioni Toro, l’Iveco, le macchine agricole, FiatAvio, l’energia. «Il rischio resta comunque troppo alto – frena Ellinghorst -. Prima la Fiat deve completare la ristrutturazione dell’auto. Chi ha interesse a comprare una casa automobilistica che perde soldi e che al top del ciclo con il suo modello di punta, la Stilo, non riesce a guadagnare?». Con l’ipotesi di rivendere l’auto. «E a chi? Qualcuno crede davvero che Gm sia pronta a comprare il resto di Fiat Auto prima che Torino abbia risolto i problemi?». Ci sono precisi obblighi contrattuali in scadenza nel 2004… «Come reagirebbero il governo italiano e i sindacati, se Gm cominciasse a mettere in giro le voci che, una volta rilevata l’auto, taglierebbe 20/30.000 persone?».
      Anche i titoli degli altri costruttori automobilistici, però, soffrono in Borsa. «Perché gli investitori sono preoccupati che la gente smetterà di comprare automobili», afferma Ellinghorst. «E’ già successo negli Stati Uniti, dove la domanda è spinta quasi unicamente dagli incentivi dei costruttori che hanno drogato il mercato. La controprova: a settembre la Gm ha tentato di tagliare gli incentivi e immediatamente i consumatori si sono rivolti a Chrysler e Ford. Gli incentivi sono molto dannosi e condizionano non solo le scelte dei consumatori, ma incidono anche sul ciclo di vita e il lancio dei modelli». Il suo consiglio: «Per il prossimo anno è meglio stare lontani dal mercato Usa».
      Migliori le prospettive per i mercati europei, dove «dopo questa fase di correzione, nel 2003 vedremo
      business as usual », sostiene l’analista, che indica il Regno Unito come «il mercato più attraente». Mentre «in Italia, Spagna e Francia vediamo oggi, dopo molti anni di crescita, una normale correzione ciclica. Ma è salutare: solo quando i volumi cadono, possono poi tornare a salire. Certo, sono tempi particolarmente difficili per quei produttori con una fragile posizione di mercato e un marchio debole, come Fiat e Opel. Ma la debolezza di questi marchi avvantaggia gli altri costruttori». In prima fila Ellinghorst cita «Renault, la meglio posizionata nel 2003 con una serie di nuovi modelli in preparazione, poi Peugeot e Volkswagen».
Giuliana Ferraino


Economia