Il mercato degli stagisti

24/09/2003





 
   
24 Settembre 2003





PRECARIETA’
Il mercato degli stagisti

Prima di Berlusconi ci ha pensato Treu a flessibilizzare il lavoro

Legge a maglie larghe Lo stage è usato dalle aziende per sostituire lavoratori a contratto. Un affare: gli stagisti non costano niente, e li ritrovi in fabbrica e nei supermercati
MANUELA CARTOSIO


Un signore di 55 anni «venditore porta porta di formaggi», una ragazza che «fa le camere» in albergo, un immigrato che pulisce i pavimenti in un centro commerciale, un giovane che avvita bulloni in fabbrica. A nessuno verrebbe in mente di considerarli degli «stagisti», parola che noi ingenuotti colleghiamo a università, scuole di formazione, centri di ricerca. E invece lo sono. Sono «tirocinanti» ospitati dall’azienda «al fine di realizzare momenti di alternanza tra studio e lavoro nell’ambito dei processi formativi e di agevolare le scelte professionali mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro». Così recita il regolamento attuativo dell’articolo 18 della legge Treu (1997) che riguarda, appunto, i «tirocini formativi». Da allora il termine stagista è entrato nel linguaggio corrente occultando una realtà radicalmente diversa da quella evocata dalla parola d’importazione. La maggior parte degli stagisti non riceve alcuna formazione e non ha mai visto in faccia il tutor (neppure sa d’averlo). Sono falsi tirocinanti, pagati quando va bene con una «borsa di studio» magari a ore, usati dalle aziende per sostituire lavoratori dipendenti e abbattere i costi. L’abbiamo scoperto grazie alla Filcams Cgil di Modena che ha sollevato il coperchio sui falsi tirocini. Ma quel che succede a Modena, succede dappertutto. La controprova che degli stagisti si abusa si ricava dall’andamento del mercato del lavoro nei mesi estivi, spiega Marzio Govoni della Filcams modenese. Nel settore del commercio e del turismo, in estate dovrebbero crescere le assunzioni di lavoratori stagionali e a tempo determinato. «E invece si riducono, mentre aumentano i tirocini formativi che, per legge, sono classificati come non lavoro, tant’è che non si paga un euro di contributi, l’unica copertura prevista è quella infortunisica dell’Inail». Quanti tirocini formativi si fanno in un anno in provincia di Modena? Al sindacato piacerebbe molto saperlo, finora tutti i tentativi d’avere uno straccio di dato dal centro provinciale per l’impiego sono andati a vuoto. A occhio dovrebbero essere tra i 2 e i 3 mila, calcola Govoni, e almeno due terzi sono «fasulli». Ormai nel terziario lo stage taroccato è il canale prevalente d’ingresso nel «mondo del lavoro». Prima fai il tuo bel mesetto in nero, poi lo stagista e dopo, se ti comporti bene, puoi ambire a diventare apprendista. E’ una catena sempre più lunga che dilata a dismisura il periodo di «prova» a tutto vantaggio delle imprese.

I falsi tirocini non sono una prassi da azienducole senza arte né parte. Perché, questo è il dramma, una legge a maglie molto larghe li permette. Sacrosanto fare muro contro la legge 30 del governo Berlusconi, commenta il sindacalista, «però dobbiamo riconoscere che qualche disattenzione da parte della Cgil c’è stata quando le leggi le faceva il centrosinistra». Ci sono gli stagisti alla Coop Estense, la più grande di Modena. «Lì almeno, terminato il tirocinio, li confermano quasi tutti». Da qualche altra parte la «borsa di studio» – in genere tra i 400 e i 600 euro al mese – è a discrezione del datore di lavoro. «I soldi te li do se ti comporti bene». Per fortuna (vien da dire) il «tasso di mortalità» dei tirocini formativi è altissimo. «Quando il giovane capisce in che situazione è capitato, appena può fugge a gambe levate». Già, perché succede di diventare stagista senza saperlo. Ci sono tirocinanti convinte d’essere state assunte come apprendiste «perché così diceva il cartello appeso fuori dal negozio». Si firma senza capire l’inghippo. L’inghippo è possibile perché sono troppi i soggetti autorizzati a mandare tirocinanti nelle aziende. Possono farlo non solo le università o le scuole di un certo livello, ma anche gli enti di formazione delle associazioni di categoria. Basta risultare iscritto all’ente di formazione e automaticamente si può diventare stagisti, anche se nella sede di quell’ente non si è mai messo piede, anche se di formazione non si vede neppure l’ombra, anche se si fa un lavoro che si sa già fare. «Siamo al punto che i funzionari degli enti di formazione fanno marketing nelle aziende, vanno in giro a offrire stagisti». E al sindacato tocca sventare le pretese di alcune associazioni di categoria che vorrebbero accollare agli enti bilaterali, finanziati anche con il contributo dei lavoratori dipendenti, il costo dei «tirocini formativi».

Sindacato e ispettori possono fare poco per contrastare i falsi tirocini. Solo se l’azienda commette irregolarità «di contorno», si riesce a intervenire. In seguito a una denuncia della Filcams la direzione provinciale del lavoro ha trasformato il tirocinio di una minorenne in un supermercato in rapporto di lavoro dipendente. Un caso più unico che raro. Contro l’albergatore che si libera delle cameriere e le sostituisce con altrettante tirocinanti non si può fare nulla. E neppure contro la grande azienda che prende quattro stagiste senza borsa di studio e le mette in competizione tra loro con il miraggio dell’assunzione per la «più meritevole».