Contro il massacro del contratto, braccia incrociate nei supermarket

08/11/2015   (Il manifesto)

Gionata di mobilitazione ieri per i circa 500mila lavoratori della grande distribuzione, della distribuzione cooperativa e del commercio al dettaglio. Lo slogan delle manifesta- zioni è stato «Fuori Tutti»: da nord a sud, sugli striscioni si leggeva «Sotto costo sui prodotti, non sui lavoratori» e ancora «Diritti e dignità non in sconto». In ballo c`è il rinnovo del contratto nazionale di categoria, le trattative sono in stallo da 23 mesi. In mancanza di risposte, è già in programma una nuova giornata di mobilitazioni per il 19 dicembre, cioè il sabato che precede il Natale. Federdistribuzione è con- vinta che lo sciopero di ieri sia stato un flop, adesione media al 10% è il dato che diffondono: «I negozi sono rimasti aperti: su oltre 15mila punti vendita aderenti, solo una dozzina di piccoli supermercati ha dovuto chiudere». Per i sindacati Fisascat Cisl, Filcams Cgil e Uiltucs Uil la partecipazione invece è stata massiccia: «Oltre il 75%, con punte del 90%». Federdistribuzione, spiegano i confederali, si rifiutata di corrispondere gli incrementi salariali, mentre le imprese aderenti a Confcommercio hanno già rinnovato il contratto. La proposta della grande distribuzione, incluso le coop, comporterebbe «un arretramento pesante sia a livello salariale che di diritti, in un settore che ha già buste paga piuttosto sgonfie». Tutte richieste molto pesanti quelle di Federdistribuzione: taglio delle retribuzioni; annullamento degli scatti di anzianità; negazione del passaggio dal quinto al quarto livello; eliminazione di 32 ore di permesso retribuito; blocco di tredicesima e quattordicesima ai fini del calcolo del Tfr; ritorno alle 40 ore di lavoro con una maggiore flessibilità gestita unilateralmente dalle aziende; parificazione delle domeniche alle altre giornate di lavoro; diminuzione del part time da 18 a 16 ore settimanali. Seccondo i sindacati, le richieste sarebbero state dettate soprattutto dai gruppi commerciali e dalle cooperative con grande redditività. «Ribadiamo la nostra disponibilità a trattare sulla flessibilità organizzativa – spiega il segretario generale della Fisascat, Pierangelo Raínerí – ma non cederemo sulla cancella- zione degli istituti economici previsti dal contratto. Salario e welfare sono le priorità». A Milano ieri presidi sono stati organizzati all`ingresso di grandi marchi in città e nei centri commerciali (Zara. Rinascente. Leroy Merlin, Ikea, Carrefour, Decathlon). A Bologna lavoratori in corteo, nei supermercati Coop l`adesione alla protesta è stata altissima (tra 1`80 ed il 90%) con chiusure totali a Sasso Marconi, Saffi. e Calderara. Braccia incrociate anche nell`hinterland bolognese nei punti vendita Ikea, Carrefour, Leroy Merlin e Pam. Adesione alta anche a Roma (70% in città con l`Ipercoop Casilino chiuso) e nel Lazio. Corteo a Bari, scioperi in Liguria, Umbria, Toscana e Sicilia. «La questione tocca da vicino anche il tema dello sviluppo – commenta il segretario generale della Cgil Lazio, Claudio Dì Berardino -. Questo mancato rinnovo contrattuale non potrà che incidere negativamente sulla capacità di spesa delle persone e delle famiglie e quindi di riflesso sull`economia del territorio». Destrutturare il contratto, sulla scia di Confindustria, significherebbe dare il via a nuove richieste di flessibilità, turni sempre più difficili da sopportare e da gestire. »La massiccia adesione dimostra quanto ormai il vaso è colmo» spiega Maria Grazia Gabrielli, segretario della Filcams. Sulla protesta di ieri è intervenuta anche la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan: «Va subito rinnovato il contratto, per salvaguardare l`occupazione dando più spazio alla contrattazione integrativa, al welfare aziendale e ai sacrosanti aumenti salariali. Non c`è ripresa economica senza contratti e rispetto per i lavoratori».