Il maresciallo aiuto cameriere

17/04/2001
   


14 Aprile 2001



Il maresciallo aiuto cameriere
Gare a ribasso per le mense degli aeroporti. I militari costretti a lavorare per coprire i buchi degli appalti

Succede a Roma I racconti dalle caserme dove le aziende non osano più partecipare alle gare d’appalto. Il costo di un pasto: 6000 lire

ANTONIO SCIOTTO

Un maresciallo lava un pentolone, un aviere ramazza la cucina, un altro prepara i panini e serve in tavola. Nell’aeronautica, si sa, bisogna sapersi dare da fare. All’occorrenza, si devono anche sostituire gli operai della mensa, come capita negli aeroporti dell’aeronautica militare di Guidonia e di Centocelle. Il tutto, perché lo stato deve risparmiare e assegnare gli appalti dei vari servizi al massimo ribasso. Sì, ancora il massimo ribasso, una delle bestie nere dei lavoratori italiani, l’incubo che li accompagna nei cantieri, nelle mense, nelle imprese di pulizie. In questo caso, a risparmiare è il ministero della difesa. E a non lavorare sono 46 addetti delle mense: nessuna azienda ha il coraggio di prendere in appalto il servizio degli aeroporti, ai prezzi del ministero, per una base d’asta – 6000 lire a pasto – ritenuta essa stessa troppo esigua. Figurarsi coi ribassi.
E non è che i 46 lavoratori siano capitati per caso nelle suddette mense. Alcuni, ci lavorano anche da 15 anni, al servizio delle varie imprese che successivamente si aggiudicavano l’appalto. Adesso sono rimasti senza lavoro e da due settimane protestano davanti agli aeroporti. Mentre le cucine lavorano grazie all’adattabilità dei militari italiani, a forza di panini improvvisati, pasti freddi e pulizie in divisa.
L’ultima ditta a gestire le mense, la Maci 2000, il 31 marzo scorso, alla scadenza della concessione, è andata via a gambe levate. "Coi prezzi che offre l’aeronautica per i pasti – spiega Loredana Scarcelli, delegata Filcams Cgil, una delle lavoratrici di Guidonia – è assolutamente impossibile coprire tutti i costi. I soldi che si potrebbero prendere, se fossero erogati tutti i pasti previsti, sono tanti. Ma la committente paga solo quelli effettivamente consumati. E alla fine l’azienda va in perdita". Nessuno ha verificato i conti aziendali, e perciò non si può dire con sicurezza se la Maci 2000, alla fine dell’appalto, ci abbia effettivamente rimesso o no. Fatto sta che a osservare l’ultima gara, quella per l’assegnazione dell’appalto successivo, si capisce che aziende e cooperative non sgomitino per servire i pasti negli aeroporti.
Alla gara, comunque, le aziende si erano presentate. Chi offriva di fornire il servizio per 5800, chi per 5700, chi per 5600 lire a pasto. Ma a quali condizioni? "Due ditte hanno rinunciato a rilevare l’appalto – spiegano a Guidonia – una dopo l’altra. La seconda, per esempio, ha lasciato perché ci aveva fatto una proposta che abbiamo dovuto rifiutare: invece delle 2600 ore che facevamo con l’impresa precedente, ci avrebbe fatto lavorare solo per 1300. In alternativa, ci sarebbero stati licenziamenti o trasferimenti. E’ chiaro che non riteneva la base d’asta proposta dal ministero, con il ribasso poi effettuato in gara, sufficiente a coprire i costi alle condizioni che ci aveva assicurato fino ad allora la ditta precedente" (secondo la legge, l’impresa vincitrice di un appalto, deve rilevare anche i lavoratori che erano impiegati in quello vecchio, dopo averli incontrati per concordare le condizioni del nuovo rapporto).
E se a Guidonia la maggior parte dei 27 lavoratori sono giovani (la media è sui 33 anni), soprattutto part time con 3, 4 o 7 anni di anzianità alle spalle, i 19 operai della mensa dell’aeroporto di Centocelle sono ben più anziani; alcuni, come si è detto, con più di una decina di anni di anzianità. Vincenzo Polito, delegato Filcams Cgil di Centocelle, spiega che "i costi del servizio ammontano a 62 milioni di lire al mese". "Come si possono assicurare – continua – le nostre anzianità e i livelli raggiunti, i costi di sicurezza e igiene, il rispetto dei capitolati tecnici, con un pasto a 6000 lire? Già ci hanno ridotto l’orario di 30 minuti a testa, mentre l’impresa che aveva vinto l’appalto ci ha proposto di lavorare per 1000 ore anziché per le 2932 attuali. Una riduzione di due terzi dell’orario di lavoro. Abbiamo rifiutato, e anche noi oggi siamo senza lavoro e scioperiamo. In cucina sono rimasti marescialli e avieri, in 40 per sostituire 19 persone. Evidentemente le nostre ore non sono poi tanto inutili".
E infatti, gli operai delle mense di Guidonia e Centocelle (insieme a quelli dell’aeroporto dell’aeronautica di Pratica di Mare, che invece hanno ripreso a lavorare) hanno anche fatto il blocco degli straordinari, e inviato appelli ai vertici dell’aeronautica, al generale Beniamino Sensi, direttore generale del commissariato e dei servizi generali della difesa e ai comandi dei tre aeroporti. Si chiedono: non è possibile stanziare più fondi per assicurare un lavoro più dignitoso e sicuro e una maggiore qualità dei servizi per i dipendenti dell’aeronautica italiana?