Il Manifesto – Nessuna dignità ai lavoratori che operano nel turismo

09/08/2018

INTERVISTA A MARIA GRAZIA GABRIELLI, SEGRETARIA GENERALE DELLA FILCAMS CGIL

Maria Grazia Gabrielli, segretaria della Filcams Cgil, oggi sarete a Montecitorio con Fisascat Cisl e Uiltucs contro i voucher nel decreto dignità. Per quale ragione?
Perché il decreto amplia l’uso dei voucher agli alberghi e alle strutture ricettive fino a 8 dipendenti. Come in agricoltura saranno estesi i termini temporali da 3 a 10 giorni e la possibilità di spalmare in questo arco di tempo le 4 ore di lavoro previste dalla legge come minimo giornaliero.

Il commercio non è interessato?
Se non abbiamo sorprese dell’ultimo minuto, no. Anche se questo segnale sul turismo e sull’agricoltura non ci lascia tranquilli. Pezzo dopo pezzo potrebbero fare altre estensioni.

La Ragioneria dello stato nella relazione tecnica agli emendamenti approvati dalle commissioni finanze e lavoro sostiene che l’impatto dei voucher non sarà significativo nel turismo. È d’accordo?
Statistiche e previsioni normalmente non mi convincono. L’impatto sarà comunque da valutare ex post. Al di là della quantità reale di voucher, il decreto dignità così rivisto invierà il messaggio più sbagliato: esiste un lavoro di serie B che può essere pagato meno e tutelato meno.

Quali saranno le conseguenze nel turismo?
Il dumping salariale e la concorrenza sleale tra le imprese. Torneremo a chiederci per quale ragione ci sarà qualcuno che lavora, mettiamo, in un albergo pagato in voucher e un altro, che svolge le stesse mansioni, in un altro modo. Qual è il criterio in base al quale si decide di pagare meno l’uno e di più l’altro?

Lo deciderà l’impresa.
Può essere evitato se si segue il contratto nazionale. Purtroppo questa differenza sarà reintrodotta per legge. Il ministro Di Maio e il parlamento dovrebbero riflettere attentamente su questi rischi.

Sembra che non li vedano. E per le imprese i voucher dovrebbero essere estesi ancora… Non condivido queste posizioni. Per la rilevanza che il turismo ha nell’economia del nostro paese dovremmo invece concentrarci sugli investimenti, sulla riqualificazione del settore, su come produrre nuove occasioni di occupazioni di qualità e non precaria.

Cosa prevede il contratto nazionale al posto dei voucher?
Un’ampia gamma di tipologie contrattuali: l’apprendistato stagionale, il contratto a termine, il part-time, il lavoro extra e di surroga che serve per le giornate una tantum che rispondono a esigenze eccezionali. Tutte forme legate a tabellari, è previsto il Tfr, la tredicesima, la quattordicesima, la malattia, le tutele in caso di infortuni. La differenza con i voucher sta tutta qui.

Come si può dichiarare guerra alla precarietà, come ha fatto Di Maio, e ampliare l’uso dei voucher in un decreto che si chiama «dignità»?
Il nome è meglio che lo cambino. Il lavoro che verrà non sarà dignitoso né di qualità. Questo è un cattivo messaggio per i giovani e meno giovani che cercano un lavoro. Credo che dovremmo sollevare il velo su questa discussione che dura da troppo tempo e viene riproposta in un decreto che vuole avere un nome così importante. C’è una sola richiesta alla quale il governo ha risposto: quella delle imprese. Si è meno sensibili al dialogo con i sindacati che si stanno mobilitando in maniera unitaria. Credo che sia utile per la politica aprire un confronto con chi rappresenta milioni di persone. Senza non c’è conoscenza dei problemi, né la ricerca delle soluzioni.

I Cinque Stelle erano contrari ai voucher e hanno aderito al vostro referendum. Ora li ripristinano. È il pegno per l’alleanza con la Lega?
È successo anche sull’articolo 18. Erano contrari, ma in questo decreto non viene ripristinato. C’è il rischio che le mediazioni interne alla maggioranza creino una spaccatura tra quello che si annuncia e la sua declinazione concreta.

Cosa farete una volta approvata la legge?
Con la Cgil riprenderemo la mobilitazione e valuteremo se la nuova estensione è conforme al quesito referendario che aveva raccolto 1,5 milioni di firme e che è stato aggirato dal governo precedente. Se sarà necessario torneremo a chiedere anche il voto referendario. Adotteremo tutte le iniziative affinché il governo torni indietro. ro.ci. «Meglio che il governo cambi il nome al decreto. Non escludiamo il voto referendario»