“il manifesto” È crisi con la Cgil

04/05/2007
    venerdì 4 aprile 2007

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    È crisi tra il manifesto e la Cgil

      In corso d’Italia hanno «tenuto botta» finché hanno potuto, poi – e proprio di Primo maggio – sono esplosi. Nello speciale dedicato dal quotidiano "il manifesto" alla festa dei lavoratori, infatti, oltre a una (bella) intervista a uno storico leader sindacale (e della sinistra) come Vittorio Foa, comparivano infatti anche due false pubblicità, appaltate a un gruppo di precari milanesi, che attaccavano pesantemente la Cgil. Una, in particolare, quella che recitava «Ci fingeremo paladini dei precari e continueremo a non far nulla per loro? Puoi contarci». Firmato, appunto, Cgil. L’altra, invece, se la prendeva in teoria "solo" con la Wind, enucleando «tre buone ragioni per non passare a Wind: accesso prioritario ai servizi inutili, operatori esternalizzati dedicati, gestione a pagamento delle richieste», ma di fatto anche con la Cgil, che con la Wind ha firmato accordi per la regolarizzazione dei precari. Sulla prima pagina del quotidiano di via Tomacelli – già da tempo in forte difficoltà per il calo delle copie, il flop della campagna abbonamenti e le critiche al piano editoriale presentato dai due direttori Polo e Ciotti – è comparso un editoriale non firmato che prendeva fortemente le distanze dalle due false pubblicità e che si profondeva in scuse nei confronti della Cgil. Non pare siano bastate e la tentazione di sospendere i (molti) abbonamenti sostenitori che la Cgil fa verso il «quotidiano comunista» pare sia molto forte.

      Del resto, sul "manifesto" non scrivono – di sindacato – solo analisti acuti e seri come Loris Campetti (uno dei tanti) ma anche diversi cronisti dalle nette simpatie filo-Cobas e Rdb che, in particolare sul tema della precarietà, bastonano la Cgil un giorno sì e l’altro pure. Senza dire che, in occasione della manifestazione sulla precarietà indetta lo scorso 4 novembre, comparve sempre sul manifesto un’altra manchette pubblicitaria (in quel caso firmata Cobas) che insultava il ministro Damiano. E, naturalmente, la Cgil. (e.co.)