Il manifesto di Epifani tiene insieme la Cgil ma spiazza la Cisl

13/10/2004


            mercoledì 13 ottobre 2004

            RETROSCENA
            E il manifesto di Epifani tiene insieme la Cgil ma spiazza la Cisl

            Enrico Marro

            ROMA – La decisione di rinviare l’incontro l’ha presa formalmente la Confindustria, ma in realtà sono state la Cisl da una parte e la Cgil dall’altra a spingere l’associazione imprenditoriale in questa direzione.

            Lunedì pomeriggio il direttore della Confindustria, Maurizio Beretta, ha telefonato ai segretari delle tre confederazioni e quando ha chiesto a Savino Pezzotta (Cisl) se avrebbe proposto ancora di discutere anche della riforma del modello contrattuale, la risposta è stata: «Sì, per la Cisl non ci sono argomenti tabù». Più o meno la stessa cosa è stata detta da Luigi Angeletti (Uil) mentre Guglielmo Epifani (Cgil) ha ribadito che la sua organizzazione non è ancora pronta. Beretta ha concluso che era meglio suggerire al presidente Luca di Montezemolo di rimandare l’appuntamento di ieri a pranzo con i leader sindacali, per evitare che, come il 14 luglio, Epifani abbandonasse il tavolo.

            Insomma, il momento di ricucire lo strappo della scorsa estate ancora non è arrivato. Eppure fino a qualche giorno fa sembrava il contrario. Montezemolo e Pezzotta si erano incontrati riservatamente e il segretario della Cisl si era detto disponibile ad aspettare fino a gennaio (ma non oltre) prima di aprire la discussione sulla riforma della contrattazione. Poi la situazione è precipitata per due motivi diversi. 1) È partita la mobilitazione sindacale per i 494 lavoratori di Arese improvvisamente licenziati dall’Alfa Romeo, del gruppo Fiat, del quale lo stesso Montezemolo è presidente. 2) Pezzotta si è infuriato con la Cgil quando ha appreso del documento che Epifani e tutti i membri della segreteria Cgil hanno inviato a Prodi e ai leader del centrosinistra come contributo al programma elettorale dell’opposizione.


            Tutta la Cisl è partita all’attacco nel nome dell’autonomia dalla politica. E per difendersi dal rischio di subalternità nei confronti della Cgil. Pezzotta lo spiega con chiarezza: «Mettiamo che Prodi accetti l’impostazione programmatica di Epifani. Domani che il centrosinistra va al governo, il sindacato si confronta con il programma della Cgil?». Tanto più che quella proposta da Epifani è una linea di sinistra radicale, dalla richiesta di smantellare tutte le riforme del governo Berlusconi a quella di ritirare le truppe dall’Iraq, dalla proposta di una patrimoniale a quella di una legge sulla rappresentanza sindacale.


            Adesso in Cgil tendono a minimizzare e, di conseguenza, ad accusare Pezzotta di una reazione esagerata, «quasi non sapesse che il documento risponde anche a finalità interne alla Cgil», spiegano al riparo dell’anonimato: tenere unita la segreteria in vista di un congresso dei Ds che vedrà probabilmente i singoli segretari schierarsi a sostegno di mozioni contrapposte. Ma per Pezzotta e Angeletti e anche per la stessa Confindustria resta il fatto che, dopo due anni nei quali ha pensato soprattutto a «risindacalizzare» la Cgil, Epifani non ha saputo resistere al richiamo della politica. E, nonostante sia un ex socialista, lo ha fatto, ancora una volta (come in occasione del referendum sull’articolo 18), esprimendosi con posizioni più vicine alla linea di Rifondazione comunista, del Pdci e dei Verdi che a quella della Margherita, dei socialisti e della stessa maggioranza dei Ds. Lo prova, del resto, il fatto che il documento sia stato firmato anche da Gianpaolo Patta e Paola Agnello, i due segretari Cgil espressione della sinistra interna. E se la Cgil torna a far politica, e questa politica, concludono Pezzotta e Angeletti, la sua risindacalizzazione e l’unità tra le confederazioni vanno a farsi benedire.