il manifesto del 10.1.2001 Un contratto pulito

 
Un contratto pulito
Gli operai delle pulizie attendono da 20 mesi il rinnovo, bloccato dalle provocazioni di Confindustria
ANTONIO SCIOTTO - ROMA

"Chiunque lavori da un certo numero di anni può affittare una casa, pagare le rate di una macchina, chiedere un prestito alle banche. Offrendo delle garanzie, ovviamente. Chi, come noi, lavora nelle imprese di pulizie, oggi, ha un unico 'bene' certo da presentare, e non vale certo da garanzia: la precarietà". Mimma Maresca, dipendente di una ditta che lavora in appalto per il Comune di Roma e sindacalista della Cgil, descrive così la vita degli operai delle pulizie.
Nel manifesto di ieri abbiamo raccontato come se la passino i dipendenti di una cooperativa che lavora per le Scuderie papali del Quirinale, sottoposti a continui ricatti: o ti associ alla cooperativa e stai alle regole, o niente lavoro. Altri non subiranno quel tipo di ricatti, ma devono combattere ogni anno per conservare il posto, per una maggiore sicurezza sul lavoro, retribuzioni più eque e orari più umani. Il tutto, nell'attesa di un nuovo contratto per il settore, già scaduto da 20 mesi.
Il contratto nazionale si è arenato, lo scorso dicembre, perché, secondo Confindustria, avrebbe dovuto avere soltanto validità di "riferimento", e non, quindi, un'applicazione certa a tutti i lavoratori del settore. Insomma, un contratto-non contratto, e così i sindacati lo hanno respinto.

"Per noi - continua la Maresca - è importante firmare un nuovo contratto. Stabilire regole certe, soprattutto sul passaggio da un appalto all'altro. Anche quest'anno, il mio appalto al Comune ha una validità di 12 mesi. L'anno prossimo dovremo rifare tutto da capo, e magari un'altra ditta vincerà la gara. Se gli appalti sono sempre così brevi, siamo sottoposti a stress continui per il rinnovo del lavoro, e le aziende, inoltre, non hanno interesse a investire in sicurezza e macchinari. Danno uno scopettone e gli stracci, e finisce lì. Con la ditta per cui lavoravo prima, la 'Isola bella', ho dovuto fare due giorni di sciopero per avere scarpe antinfortunio e guanti di sicurezza".
Non se la passa meglio neppure Emanuela Violoni, dipendente di una cooperativa, la Manutencoop 2000, che fa le pulizie al ministero dell'Industria: "Anche per noi la questione della sicurezza è primaria. Al ministero, dovrebbero fare periodicamente la derattizzazione degli archivi. Quest'estate abbiamo dovuto scendere in agitazione per ottenere la disinfestazione. Io potevo rifiutarmi di andare a lavorare, in quanto dipendente, ma i soci, che devono seguire lo statuto della cooperativa, non se la sono sentita di partecipare all'agitazione e hanno dovuto pulire nonostante la presenza dei topi".

Stefania Del Vecchio, che lavora per un'impresa di pulizie in servizio negli uffici dell'Istat, può spiegare cosa significhi il passaggio, anno per anno, da un appalto all'altro: "Fino al 1997 avevo un contratto di 40 ore settimanali. Passata a un'altra impresa, ho avuto il taglio delle ore e improvvisamente mi sono trovata a lavorare per 32 ore. Con le gare che premiano le offerte più convenienti va così: si risparmia tagliando le ore di servizio, e quindi il salario ai lavoratori. Dopo mille peripezie, finalmente, dallo scorso aprile lavoro con un contratto di 38 ore".