il manifesto 15.12.2000 Spugna e ramazza in sala operatoria

il manifesto 15.12.2000
Spugna e ramazza in sala operatoria
Gli operai delle pulizie sono sempre più flessibili. Nel caos delle mansioni, dopo anni di lavoro in nero
ANTONIO SCIOTTO - ROMA

Reperibili, flessibili, se necessario trasformabili - perché no? - anche in infermieri ausiliari. Come dei perfetti robot multiuso, ecco i moderni operai delle pulizie. Su di loro può capitare che venga scaricato gran parte del peso un intero ospedale. Ci sono anche i dottori, o le guardie giurate. Sì, proprio le guardie giurate, che di notte possono chiamare un operatore delle pulizie - che dovrebbe lavare pavimenti e zone non a rischio - a ripulire i lettini delle sale operatorie dei reparti di cardiochirurgia e ginecologia. E, come nei migliori casi di job on call (lavoro a chiamata), deve presentarsi in loco entro e non oltre mezz'ora.
Tutte cose che possono accadere, oggi. E' l'epoca del risparmio, soprattutto negli enti pubblici che appaltano, spesso al massimo ribasso, i servizi di pulizia a imprese e cooperative. All'ospedale Luigi Sacco di Milano, per esempio, l'appalto delle pulizie è stato assegnato alla ditta Pedus. Nel contratto delle operatrici part-time neo assunte è prevista la "reperibilità". "La guardia giurata dell'ospedale, secondo turni prestabiliti di 4 giorni - dice una delle lavoratrici - ci può chiamare a qualsiasi ora della notte, dalle 19.00 alle 7.00 del mattino. E dobbiamo presentarci entro mezz'ora, pulire le sale operatorie, ed essere pagate solo per il tempo che abbiamo lavorato, magari anche un quarto d'ora o un'ora. Abbiamo una sorta di premio di 14.000 lire a notte". Il problema è: dove sta scritto che un part-time deve essere così flessibile? In Italia non vigono ancora i part-time rigidi o quelli flessibili con maggiorazione e con sufficiente preavviso? Bastano 14.000 lire a notte a compensare questa disponi

bilità assoluta, che non è prevista in nessun contratto nazionale?
E ancora. Perché le lavoratrici, che non hanno la preparazione di infermiere ausiliarie, affermano di dover "lavare fili, macchinari e lettini della sala operatoria". Nel capitolato d'appalto alla Pedus, infatti, viene esplicitamente richiesto "personale ausiliario", cioè preparato alle zone di alto rischio, a pulire, per la sicurezza propria e dei pazienti, macchinari e strumentazioni molto particolari. Queste ragazze, inserite da semplici operaie della pulizia nei turni di ausiliarie, sono abbastanza preparate?
E comunque, l'universo degli operatori delle pulizie riserva tante sorprese: ci sono anche problemi di sicurezza. Molte donne vengono lasciate sole a lavorare di sera in interi reparti isolati: così è accaduto che, sempre all'ospedale Sacco, qualche sera fa un'operatrice delle pulizie venisse quasi strangolata da un maniaco, che si è ripresentato successivamente durante il turno di altre ragazze. I lavoratori non chiedono più poliziotti o guardie giurate - già bastano quelle che ti fanno la telefonata notturna per pulire le sale operatorie - ma più impiegati in turno, per darsi reciproca assistenza nei momenti di bisogno. O anche in questi casi il risparmio è d'obbligo?

Non solo imprese, comunque. Ci sono anche alcune cooperative a rendere infernale la vita dei lavoratori del settore. Con la scappatoia del socio-lavoratore (vedi il manifesto di due giorni fa), molte piccole cooperative impongono il lavoro irregolare - dal punto di vista retributivo e normativo - a quelli che non sono né più né meno che veri e propri dipendenti, con capo, orari, permessi e sanzioni.
Marco, 53 anni, barese ma abita a Milano - chiede l'anonimato - esce da anni di lavoro precario. Dopo una vita da operaio - "a 39 anni sono stato licenziato dall'Alfa Romeo, e già mi dicevano che ero troppo vecchio per quel tipo di lavoro" - è approdato nel mondo "dorato" delle cooperative. "La cooperativa per cui lavoravo ha cominciato subito a pagarmi metà stipendio in nero. Su 250 ore mensili, in busta paga ne avevo registrate solo 160. Prendevo circa 900.000 lire regolari e 1.000.000 in nero. Grazie al fatto che ero socio, poi, mi pagavano 8.700 lire lorde a ora, contro le 10.700 del contratto nazionale. Poi ho fatto causa, il Tribunale del lavoro ha riconosciuto che prestavo lavoro dipendente, e da qualche mese sono stato assunto, come dipendente, dall'azienda che aveva dato l'appalto alla mia ex cooperativa".

I sindacati si danno da fare per portare alla luce queste storie, ma i lavoratori si espongono poco. Spesso, lo stipendio che prendono all'impresa di pulizie è l'unico introito di famiglie composte da una sola donna con più figli. "La collaborazione dovrebbe venire dalle Rsu, dai delegati dei lavoratori - dice Gianfranco Besenzoni (Filcams Cgil) - è importante che siano soprattutto loro a fare la prima opera di responsabilizzazione tra i dipendenti".