Il malessere del sindacato cattolico e quella fronda di metalmeccanici e bancari

24/06/2002

domenica , 23 giugno 2002

Il malessere del sindacato cattolico e quella fronda di metalmeccanici e bancari

Ma nella segreteria il leader della Cisl può contare su cinque componenti su otto Il ruolo di Baretta, l’ ex leader delle tute blu, in prima fila nelle trattative con il governo

Sergio Rizzo

ROMA – Raffaele Bonanni ha un diavolo per capello: «Ma è normale che tutti i politici si mettano a dar consigli su cosa debba fare la Cisl e su come si debba salvare l’ unità sindacale? Perché non si fanno i fatti loro?». Indicato dai veleni circolat i il giorno dopo l’ incontro di palazzo Chigi come il protagonista di un presunto «golpe» per trasformare la Cisl in sindacato filogovernativo, il segretario confederale rigetta le accuse. E le rispedisce al presunto mittente, quel «deputato dei ds» senza nome che avrebbe messo in giro quelle voci. «E’ sempre la stessa storia. Hanno preso il vizio che quando ci sono problemi fra di loro, come ci sono oggi fra i Ds e la Margherita, cercano di ribaltarli sul sindacato», dice Bonanni. Ma fosse solt anto quello, sarebbe niente. Il fatto è che dentro il sindacato di ispirazione cattolica il mal di pancia, in vista di un possibile accordo con il governo e la Confindustria sull’ articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, norma che impone alle impres e con meno di 16 dipendenti il reintegro dei lavoratori licenziati senza giusta causa, c’ è eccome. E anche se non sembra così forte da mettere in discussione la leadership di Savino Pezzotta, si presenta in forme tali da coagulare il malcontento del la minoranza per la linea seguita del segretario generale. Così è accaduto che accanto a Giorgio Caprioli, leader dei metalmeccanici, la categoria tradizionalmente più intransigente, si sia trovato anche il segretario della Fiba-Cisl, Eligio Boni. Ch e insieme a Caprioli, a Maria Grazia Fabrizio (leader della Cisl milanese) e a due componenti della segreteria come Giorgio Santini e Giovanni Guerisoli, considerati più vicini alla Margherita, è stato iscritto d’ ufficio nel fronte degli oppositori. Nella segreteria Pezzotta può contare sulla fedeltà di cinque componenti su otto: Bonanni, il segretario organizzativo Sergio Betti, Lia Ghisani, Luigi Bonfanti e Graziano Trerè. E anche sul sostanziale appoggio di Pierpaolo Baretta, ex leader dei m etalmccanici, negli ultimi tempi considerato interprete della linea più «morbida», forse anche in virtù dei suoi buoni rapporti con il sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi. Non è un mistero che Baretta avrebbe voluto stringere ancora di più i tempi della trattativa. Posizione condivisa anche da Bonanni, che non a caso è stato con Baretta l’ uomo che ha gestito i rapporti con il governo sulle materie oggetto delle deleghe. Spiega Bonanni: «Allungare il brodo poteva servire solo a dare spaz io a chi voleva politicizzare la questione. Come puntualmente è avvenuto». Pezzotta e i suoi adesso sperano che qualche dissenso possa rientrare prima dell’ accordo. Magari con un «aiutino» dal governo. Ieri, per esempio, Sacconi ha annunciato che si potrà fare qualche modifica nel caso delle «cessioni di rami d’ azienda». Promessa che potrebbe anche attenuare le resistenze dei metalmeccanici.