Il male del nord parte dai sindacati

18/04/2006
    sabato 15 aprile 2006

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    CONVERSAZIONE - BALOTTA, SEGRETARIO LOMBARDO FIT-CISL

      Il male del nord parte dai sindacati

        E le categorie tornano a fare contratti

          Milano. Alla radice del male del nord, c’� un evidente malessere che si traduce in voti a pacchi per la Cdl, c’� una paura di perdere reddito a danno dei paesi emergenti, c’� un rigetto per le ricette dall’alto della sinistra, ma c’� pure una grande arretratezza sindacale. Nessuno lo ammette. Dario Balotta, segretario regionale lombardo della Fit Cisl, parlando col Riformista invece lo fa, e prova a volare alto alla vigilia del varo del governo Prodi. �Ma soprattutto – dice – in coincidenza col venir meno del grande alibi berlusconiano, di quel grande analgesico che ha addormentato tutti per anni obbligandoci a dire solo no�. Adesso per� che il Cavaliere non � pi� a palazzo Chigi, �la sinistra e il sindacato sono chiamati ad aggiornarsi profondamente. Bisogna uscire dal guscio conservativo se non vogliamo ripetere il tonfo in Padania di luned�. Perch� poi non c’� solo il tema tasse alla base della debacle, ma anche la percezione di una sinistra e di un sindacato tremendamente lontani dalle corde nordiste�.

          Balotta, in particolare, porta tre argomenti a sostegno della sua via sindacale al male del nord: contrattazione territoriale, liberalizzazioni e apertura dei monopoli, ridisegno del welfare e sostegno alle pmi. �Partirei – spiega – proprio dalla necessit� di un vero decentramento contrattuale. I risultati dell’accordo del ’93 ci dicono che i salari italiani sono tra i pi� bassi d’Europa e l’innovazione industriale e la produttivit� delle nostre aziende nell’era dell’economia della conoscenza pure. Per questo serve urgentemente la contrattazione di secondo livello: sarebbe uno strumento per far risalire i salari in busta, soprattutto al nord, e ridare slancio all’apparato produttivo. Purtroppo oggi se ne fa pochissima in Italia, siamo intorno al 25% del sistema produttivo, e incide appena per il 3-4% del salario totale�.

          Non diciamo nella Cgil, ma anche nella stessa Cisl, in effetti, le grandi federazioni di categoria tendono a non praticarla. �Hanno paura a delegare poteri da Roma, fette di salario e competenze sulla retribuzione legati ai risultati aziendali sul livello locale�. Per dire: il premio di produttivit� dei ferrovieri � uguale per tutti e deciso centralmente. �Invece per far crescere la competitivit� delle nostre aziende urge creare segmentazioni, differenziali di produttivit� tra lavoratori�.

          L’altro tasto su cui i vertici sindacali e il nuovo governo dovrebbero spingere, per Balotta � poi quello delle liberalizzazioni. �Il vecchio governo dell’Ulivo aveva imboccato, seppur malamente (vedi il caso di Autostrade) questa strada. Il governo Berlusconi – dice – liberale solo a parole, invece non ha fatto nulla. Risultato: oggi facciamo i conti con una Iri ricreata che si chiama Cassa Depositi e Prestiti, una serie di utilities che sono dei monopoli naturali, e un preoccupante socialismo municipale di ritorno, il capitalismo provinciale alla Penati, per intendersi�.

          Gi�. Peccato per� che le liberalizzazioni non piacciano troppo al sindacato. �� vero�, ragiona Balotta. �Per� se ci si sforzasse di calcolare i costi di questi monopoli (autostrade, aeroporti, multiutilities, energia), i danni che procurano ai consumatori e alla competitivit� aziendale rispetto ai servizi resi che restano inefficienti, forse si risolverebbe anche un bel pezzo di questione settentrionale, perch� gli extracosti penalizzano soprattutto l’export e la competitivit� delle pmi lombardovenete�.

          E lo stesso vale per il mercato del lavoro. �La Biagi, non mi stanco di ripeterlo, va completata, va gestita meglio sul lato dell’assistenza, ma non va abolita. Invito sindacato e imprese a riflettere e a non considerare il lavoro solo come un costo fisso, ma come una risorsa. Ricordando che l’occupazione in questi anni l’hanno creata quasi esclusivamente le nostre microaziende, spesso con un accesso al credito deficitario�.

            In sostanza, secondo Balotta, Prodi e il sindacato dovrebbero proporre un patto molto franco all’elettorato nordista, �se vogliamo ricucire la distanza elettorale e governare davvero questo paese�. Una specie di via “politico-sindacale” al male del nord: �Liberare risorse inefficienti che oggi entrano nelle tasche dei monopolisti da mettere in busta ai lavoratori in cambio di un aumento di produttivit� da regolare tramite decentramento contrattuale�. E poi intaccare le rendite servirebbe anche per �investire in ricerca e innovazione, e nel nuovo welfare, che oggi va ridisegnato completamente perch� sono cambiate le esigenze�.