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Il Magazine: Ammortizzatori sociali, una priorità per la Filcams e per il paese

07/08/2020
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È online il Magazine Filcams di luglio, l’inserto di categoria realizzato grazie alla collaborazione di collettiva.it, dal titolo: “Ammortizzatori sociali, una priorità per la Filcams e per il paese”.

I disagi per la società e il mondo del lavoro creati dalla pandemia, il futuro dell’Italia e la fase della riprogrammazione, la ripresa della scuola e di tutti i servizi legati alle attività, comprese le mense, le pulizie e la sanificazione; Il Magazine è arricchito dal contributo del sociologo Roberto Bortone e dalle testimonianze delle lavoratrici e dei lavoratori dei nostri settori.

Ammortizzatori sociali, una priorità per la Filcams e per il paese

Alessandro lavora nel punto vendita di calzature e abbigliamento Globo di Palermo che dopo due mesi di stop in seguito al lockdown, l’11 maggio ha riaperto i battenti. Tutti i 27 dipendenti sono potuti tornare al lavoro per far ripartire l’attività di vendita, che fortunatamente sta andando bene. Nei due mesi di blocco totale, marzo e aprile, Alessandro e i suoi colleghi sono stati messi in cassa integrazione in deroga, ma dopo 6 mesi non hanno ricevuto un euro. Quale sia la motivazione ancora non è chiaro e l’azienda, non in ottimi rapporti con il sindacato, non contribuisce attivamente per sostenere i dipendenti: ha presentato la domanda di cassa integrazione con un mese di ritardo, non ha fornito il numero di protocollo per poter vedere lo stato della pratica e non ha anticipato le mensilità ai lavoratori a cui nega qualsiasi incontro.
Situazione molto precaria e difficile per tante persone: “Sono quasi 6 mesi che aspettiamo il rimborso, ma non riusciamo a capire dove il meccanismo burocratico si è bloccato e purtroppo non siamo solo noi di Palermo in questa situazione” racconta Alessandro, “Ci sono colleghi in estrema difficoltà, per fortuna sono tornati al lavoro, ma abbiamo dovuto fare delle collette per sostenerli.”

Anche Paola, addetta alle vendite nel commercio in un negozio in provincia di Napoli, sta ancora aspettando la cassa integrazione. Il negozio non ha mai chiuso, ma, non essendo in una zona centrale, durante il lock down non ha avuto clienti perché i cittadini dei vari paesi non potevano muoversi. I datori di lavoro ne hanno approfittato per richiedere la cassa integrazione e diminuire il personale, e lei, insieme ad altri colleghi, a causa di condizioni di salute precarie, sono in cassa integrazione a zero ore fino ad ottobre.

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