Il Lingotto: sempre pronti a fare la nostra parte

01/02/2010

Come si fa a rispondere al Papa? Non si può. Fin dal primo pomeriggio Torino lascia intendere che nessuno dei suoi vertici interverrà in giornata per replicare all´appello di Ratzinger. Perché quella replica non potrebbe che essere di segno negativo. Il Lingotto non ha intenzione di recedere dalla linea annunciata fin dal giugno scorso: Termini Imerese non è redditizio, la Fiat vuole abbandonare lo stabilimento perché non solo l´auto ma nessuno dei business del gruppo risulterebbero in attivo in Sicilia. L´unico spiraglio per non rispondere negativamente al Papa è nell´impegno, più volte sottolineato da Marchionne, a «collaborare per trovare una soluzione industriale». La Fiat che si impegna a lavorare per il dopo Fiat.
È quel che il Lingotto ha sempre risposto in queste settimane ai politici e ai sindacalisti che incalzavano chiedendo di vederci chiaro nel futuro dello stabilimento siciliano. Ma un conto è rispondere a un ministro o al segretario di un sindacato, un altro è aprire polemiche con il vertice del Vaticano. Anche perché la responsabilità sociale dell´impresa è sempre stato uno dei cavalli di battaglia di Marchionne. Fin dal suo arrivo a Torino, il manager laureato in filosofia ha fatto della valorizzazione del lavoro uno dei cardini della sua strategia: «È il concetto di responsabilità sociale che differenzia il capitalismo europeo da quello degli Stati Uniti» aveva detto in un discorso del settembre 2007, quando era ormai acquisita l´uscita della Fiat dalla grave crisi di inizio secolo. Dunque, «la flessibilità e la responsabilità rimangono gli elementi chiave del nostro sviluppo industriale», ma «se una società liberale deve durare nel tempo, è nel suo interesse sostenere coloro che sono colpiti dal cambiamento».
Concetti che oggi l´ad del Lingotto non potrà certo smentire e che ha ripetuto anche quando la strategia iniziale ha dovuto essere rivista. Travolta dalla crisi la linea che garantiva «il mantenimento in produzione di tutti gli stabilimenti italiani», rimane l´impegno a tutelare «coloro che sono colpiti dal cambiamento», come i dipendenti di Termini. Così il 22 dicembre scorso, illustrando al governo e sindacati la decisione di chiudere lo stabilimento siciliano, Marchionne ha sostenuto che «occorre coniugare i costi industriali con la responsabilità sociale». Ma ha anche invitato «enti locali e governo a presentare proposte» per il futuro della fabbrica. «Noi faremo la nostra parte – ha detto l´ad – per favorire il mantenimento di un´attività industriale». Tradotto in cifre significa che Torino sarebbe anche disposta a cedere la proprietà dello stabilimento se questo servisse a garantire l´occupazione.
Non è forse questo il «senso di responsabilità» cui faceva riferimento il Papa nella preghiera dell´Angelus di ieri? Benedetto XVI ha fatto cenno «all´appello della Conferenza episcopale italiana» e alle diverse prese di posizioni dei vescovi che in questi giorni hanno chiesto una soluzione per Termini. Interventi ai quali il Lingotto ha sempre ritenuto opportuno non replicare. Alla consueta prudenza si è associato ieri un certo imbarazzo per l´inusuale intervento di un Papa nella vertenza tuttora aperta al ministero dello sviluppo economico. Ma è chiaro che nelle mosse delle prossime settimane Torino non potrà ignorare l´appello di Ratzinger. Anche se quell´invito era rivolto agli imprenditori e «ai governanti». Ieri pomeriggio questi ultimi, a cominciare dal ministro Sacconi, hanno prontamente scaricato sulla Fiat ogni responsabilità