Il libro della giungla

13/09/2007
    13 settembre 2007 ANNO XLV N.37

    Pagina 26 – Primo Piano

    Cosa c’è nel rapporto di Padoa-Schioppa

      Il libro della giungla


        SPESA PUBBLICA Nello studio messo a punto dal ministro dell’Economia, e letto in anteprima da «Panorama», la mappa dei costi fuori controllo. In particolare quelli del personale, con aumenti del 30 per cento in 5 anni.

          DANIELE MARTINI

            Se riuscisse davvero a tagliare la spesa pubblica e a migliorarla, il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa (nella foto con Romano Prodi), passerebbe alla storia come il Quintino Sella del Terzo millennio. Purtroppo, come si intuisce leggendo le circa 150 pagine del Libro verde sulle spese statali preparato dallo stesso Padoa-Schioppa (rapporto di cui Panorama è entrato in possesso), sembra evangelicamente più facile che un cammello entri nella cruna di un ago piuttosto che questo governo riesca a riportare sotto un ragionevole controllo le uscite spesso eccessive e cervellotiche delle amministrazioni pubbliche, centrali e periferiche.

              È in ogni caso senz’altro positivo che il ministro almeno ci provi, anche se la parte più puntuale e convincente del suo Libro è quella della diagnosi, mentre l’indicazione della terapia appare ancora incerta. Non a caso nel capitolo finale intitolato «Come spendere meglio» sono significativamente quasi del tutto assenti le cifre, mentre le azioni programmatiche indicate, come quelle di riforma del bilancio e di revisione della spesa, somigliano a semplici indicazioni di metodo.
              Il cui effetto, oltretutto, è tutt’altro che garantito, dal momento che i tentativi fin qui effettuati sul bilancio 2007 non hanno dato i risultati sperati.

              Anche il richiamo del Libro verde alla Direttiva per la preparazione della Legge finanziaria 2008, con la quale si invitavano i ministri ad abbandonare il criterio puramente incrementale della spesa a vantaggio di un metodo più selettivo, assume contorni surreali di fronte alle rivendicazioni molto concrete di nuove uscite già spedite dai vari responsabili dei dicasteri della spesa a Padoa-Schioppa: secondo Il Sole 24 ore del 4 settembre ammonterebbero alla bella cifra di 30 miliardi di euro. Un assalto preventivo di cui si è fatto pittorescamente interprete il ministro della Giustizia, Clemente Mastella: «Senza soldi non si cantano messe» ha detto. Forse dimenticando che nel decennio passato le uscite per il suo dicastero sono aumentate del 140 per cento, il numero dei magistrati in servizio è cresciuto del 15 per cento mentre dal 2004 al 2007 la spesa per il loro trattamento è salita del 27 per cento. Nell’ambito degli uffici giudiziari con funzioni giudicanti, inoltre, ben il 67 per cento dei magistrati ha un ruolo superiore alle funzioni svolte, cioè ha uno stipendio più elevato rispetto alla mansione esercitata (vedere tabella).

              Anche l’accenno del Libro verde al complesso tema del federalismo fiscale come ulteriore sistema per diminuire la spesa appare assai generico. Eppure anche in questo caso si tratta di un nodo cruciale, dal momento che ormai la spesa complessiva delle amministrazioni pubbliche periferiche è arrivata al 30 per cento circa del totale delle uscite pubbliche.

              Pure i risparmi ricercati con la ristrutturazione dei ministeri e la riduzione dei costi della politica per ora sono assai ballerini. Proprio per il ministero dell’Economia è in corso una riduzione a 50 del numero delle sedi provinciali e dopo l’Economia dovrebbe toccare a prefetture, questure e comandi dei vigili del fuoco. Ma ammesso che il programma fili liscio, ci vorrà tempo prima che se ne vedano gli effetti in termini di risparmi. La stessa Ragioneria generale non ha finora saputo quantificare i benefici dei tagli ai costi della politica, ipotizzando comunque cifre modeste, inferiori al miliardo di euro.

              Più stringente, invece, è l’approccio del Libro verde al problema del pubblico impiego. Solo per pagare lo stipendio ai 3 milioni e 300 mila dipendenti pubblici lo Stato spende i tre quarti del totale impegnato per i consumi finali, una quota che negli ultimi 30 anni nessun governo è riuscito a comprimere. Anzi, tra il 2001 e il 2006 le retribuzioni di fatto nella pubblica amministrazione sono cresciute di circa il 30 per cento, il 10 per cento in più rispetto a quelle dell’industria e circa il doppio dell’inflazione. Mentre negli ultimi anni ci sono stati più di 2 milioni di passaggi di grado fra i travet pubblici con relativi aumenti di stipendio.
              Per riqualificare la spesa e aumentare la produttività nel pubblico impiego Padoa-Schioppa si rivolge soprattutto al collega ministro della Funzione pubblica, Luigi Nicolais, perché faccia applicare l’accordo con i sindacati siglato a gennaio nel quale si introduce una serie di criteri migliorativi. Come la misurazione della qualità e quantità dei servizi offerti, il tentativo di abbandonare la pratica della distribuzione indiscriminata degli incentivi, la riduzione del numero dei dirigenti rispetto al personale in servizio e perfino la decurtazione della paga nel caso di valutazione negativa del lavoro del travet. Padoa-Schioppa si augura che tutte queste novità siano inserite anche nei contratti di tutti i settori del pubblico impiego in discussione nei prossimi mesi.
              Ma proprio i tentativi finora attuati di migliorare la spesa negli uffici pubblici sono uno degli esempi di mezzo fallimento onestamente citati nello stesso Libro verde. Il blocco del turnover, per esempio, è stato più dichiarato che attuato: a fronte di 100 mila impiegati che ogni anno se ne vanno in pensione, il sistema ne assume altrettanti a tempo indeterminato. Non solo: nel periodo 2003-2006 sono aumentati in media del 20 per cento gli occupati a tempo determinato con punte del 41 per cento nel sistema sanitario, del 28 nei comuni e regioni e del 30 nella scuola. La considerazione finale del Libro verde è che risulta evidente la necessità di rivedere norme e misure per il contenimento della spesa per il personale delle amministrazioni pubbliche.
              Lo sforzo di Padoa-Schioppa di migliorare la spesa cozza, infine, con almeno altri tre motivi politici e tecnici. Il primo motivo è che la spesa italiana galoppa oltre il 50 per cento del pil (prodotto interno lordo) per una specie di effetto inerziale determinato da tre cause: i 70 miliardi di euro pagati per gli interessi sul debito pubblico, i 160 miliardi necessari per gli stipendi dei dipendenti pubblici e infine gli oltre 200 miliardi per le pensioni.

              Il secondo motivo per cui l’impresa di Padoa-Schioppa appare titanica è legato alla particolare congiuntura dell’economia italiana. Lo stesso ministro lo sintetizza con efficacia nelle pagine di presentazione del Libro: l’Italia si trova nella contraddittoria situazione di dover tagliare le spese, ma nello stesso tempo per non perdere il passo con l’innovazione dovrebbe non risparmiare, ma spendere di più, dalla ricerca all’università, alle infrastrutture.

              Il terzo motivo è tutto contingente e causato dalla fase politica confusa che l’Italia sta attraversando. In un governo in cui ogni ministro sembra andare per conto proprio, i rappresentanti della sinistra massimalista non solo non vogliono sentir parlare di tagli, ma vorrebbero addirittura aumentare programmaticamente la spesa pubblica. E facendo pesare il diritto di coalizione e di veto minacciano proprio su questo terreno crisi in continuazione.