Il leader Cgil: ci attaccheranno sempre di più

04/07/2002


Giovedí 04 Luglio 2002



Il segretario non replica direttamente al premier, ma per il vice Epifani le sue sono «parole inaccettabili»
Il leader Cgil: ci attaccheranno sempre di più

Massimo Mascini

(DAL NOSTRO INVIATO)

FIRENZE – Sergio Cofferati lo aveva previsto con estrema precisione. «L’attacco contro di noi – aveva detto in mattinata all’assemblea dei delegati della Fiom, il sindacato dei metalmeccanici della Cgil – è ben lontano dall’interrompersi. Proseguirà, si farà ancora più aspro, più violento, più immotivato. Perché attaccando noi – aveva spiegato – si cerca di creare le condizioni perché prendano corpo ipotesi di politica sociale e di politica industriale che non condividiamo. Ma c’è dell’altro – aveva aggiunto – perché dietro questi attacchi c’è il tentativo esplicito di nascondere limiti, manchevolezze, errori gravi di questo Governo che non riesce a mantenere le sue promesse». Per questo Cofferati aveva raccomandato alle sue truppe di usare «fermezza e pacatezza nella discussione», ma anche di avere «estremo rigore nei comportamenti». Per questo anche il segretario generale della Cgil non ha voluto rispondere alle parole di attacco pronunciate dal presidente del Consiglio in Parlamento. Lo ha fatto al suo posto Guglielmo Epifani, che lo sostituirà in settembre alla guida della confederazione. «Il discorso di Berlusconi – ha detto Epifani – contiene frasi inaccettabili e gravi per tutta la Cgil, i suoi quadri, i suoi militanti». A suo avviso «strumentalizzare una limpida e coerente posizione di critica sindacale sui contenuti delle politiche sociali e di riordino del mercato del lavoro rappresenta una evidente falsificazione della verità, una inaccettabile riduzione della libertà di opinione e di critica, un ingiustificato attacco alla Cgil e al suo segretario generale». La Cgil, ha affermato Epifani, «proseguirà il suo impegno in difesa dei diritti dei lavoratori, forte del mandato ricevuto». Nulla di meno di quanto non avesse già detto con forza lo stesso Cofferati in mattinata ai metalmeccanici. A una platea attenta, particolarmente silenziosa, chiaramente conscia del difficile momento che sta attraversando la Cgil, aveva assicurato la stessa fermezza che aveva chiesto ai suoi. «Non firmeremo mai – aveva detto – un accordo che modifichi diritti fondamentali dei lavoratori, non lo faremo per coerenza con il fatto che abbiamo chiesto a milioni di lavoratori di scioperare per l’idea opposta, di estendere quei diritti, per trasmettere ai figli le conquiste migliori dei loro padri». Netta la sua polemica con Cisl e Uil, sia pure al di qua di qualsiasi inutile demonizzazione. «Chi a differenza di noi – ha detto – è stato disponibile a trattare i diritti dei lavoratori ha commesso un errore grave, perché ci sarà la modifica all’articolo 18 dello statuto. Hanno avuto idee legittime, ma sbagliate». L’accordo che si sta delineando, a suo avviso è da rigettare perché colpisce quei diritti fondamentali dei lavoratori che la Cgil si è impegnata a difendere. La sua accusa è rivolta al Governo, cui tra l’altro ha rimproverato di collegare strettamente il Dpef e l’intesa in arrivo. «Quasi – ha detto – voglia trasformare sue scelte autonome in spazio negoziale. Spero che non accada, – ha detto – sarebbe la rinuncia a sue responsabilità». Ma al di là di quanto il suo segretario generale possa recriminare sulla condotta del Governo, dall’assemblea dei delegati Fiom emerge precisa la volontà di trasferire nelle fabbriche e in particolare nella prossima battaglia per il contratto nazionale lo scontro sociale in atto in questi mesi. «Il conflitto – ha detto Gianni Rinaldini, il segretario generale Fiom – è destinato a crescere e a estendersi, segnerà un prossimo periodo mediolungo, ma noi – ha assicurato – non ci faremo intimidire». Di qui la volontà di reagire, partendo appunto dal rinnovo contrattuale. Ieri era l’anniversario della firma dell’accordo separato che ha chiuso l’ultima trattativa contrattuale. La Fiom, però, vuole riprendere quella battaglia e ha annunciato che è pronta a mettere a punto la piattaforma rivendicativa con Fim e Uilm partendo da punti fermi: che ogni intesa sarà avallata solo dai lavoratori, che si recupereranno tutti i soldi persi con l’accordo separato, che non si terrà conto dell’inflazione programmata. In pratica, la rinuncia alla politica dei redditi. Se le altre sigle non sono d’accordo, la Fiom andrà avanti da sola. E intanto è già stato messo in cantiere uno sciopero generale a settembre.