Il leader attacca la Sinistra “Rinuncia alla sua idea di libertà”

27/06/2002


GIOVEDÌ, 27 GIUGNO 2002
 
Pagina 21 – Interni
 
IL CASO
 
Cofferati interviene al convegno Cgil. Gli intellettuali, da Eco ad Asor Rosa, lo sostengono
 
Ma il leader attacca la Sinistra "Rinuncia alla sua idea di libertà"
 
 
 
 
GOFFREDO DE MARCHIS

ROMA – Cofferati e gli intellettuali, è un altro arrivederci per il segretario della Cgil, «segretario ancora per qualche ora», dice lui. Per il saluto ci sono in platea Eugenio Scalfari, Umberto Eco, Furio Colombo, Giovanni Berlinguer, Tullio De Mauro e sul palco l´organizzatore del convegno Alberto Asor Rosa, Luciano Gallino e Marina Piazza. Anche il mondo della cultura negli ultimi anni «ha dato poca visibilità al lavoro, c´è stata una caduta di attenzione verso un´immagine dei lavoratori visti più come consumatori che come produttori», si lamenta il Cinese. Ma la sinistra sta facendo di peggio senza calcolare i rischi. Nessun riferimento diretto ai Ds, al voto della direzione di lunedì. Un allarme forte e chiaro però arriva a destinazione: «Oggi il governo vuole snaturare il ruolo dei sindacati come elemento di coesione sociale. Poi toccherà ai partiti». Tanto più se la politica non fa il suo mestiere e la sinistra meno che meno. «La libertà – sospira Cofferati -. È singolare che la sinistra abbia rinunciato a tenere in campo la propria idea di libertà che è fatta delle regole condivise, dei valori. Quando si rinuncia alle proprie idee si svilisce il rapporto con i valori di riferimento».
Il segretario della Cgil non ha difficoltà ad iscriversi di nuovo al partito dei «conservatori, se conservare significa difendere i valori della Costituzione, certe conquiste della Rivoluzione francese», persino, per avvicinarsi ai giorni nostri, «la carta dei diritti firmata a Nizza». «So che la coerenza non è della politica – dice – ma quel documento è già stato dimenticato». Valori, diritti, le parole chiave usate tante volte da Cofferati in questi ultimi mesi sono riprese negli altri interventi. Laura Pennacchi parla di uguaglianza, «la specie più importante nel cielo dei valori e la specie che più di altre rischia l´estinzione». Colombo insiste sulla sinistra: «Se dimentica la gente che è scesa in piazza, se ci si scosta da quei milioni per esorcizzare un´Italia falsa e virtuale si commette un errore grave». Umberto Eco invece rifiuta il gioco dell´«intellettuale oracolo» a cui tante volte è stato chiamato. Lui divide la sua categoria in tre modelli: «Ulisse è l´intellettuale organico. Di solito questo tipo di intellettuale finisce in una comunità buddista o va con Berlusconi. Lui invece si è messo a navigare». Risate. «Poi, c´è Platone, un modello molto negativo, che a Siracusa fu più dannoso di Cicciolina in Parlamento». Ancora risate. Arriva il momento dell´esempio da seguire: «Aristotele ha rapporti con Alessandro ma non gli dice cosa deve fare. Piuttosto gli indica la strada per capire cos´è la politica, l´etica, l´educazione. È l´intellettuale con cui si forma un rapporto di servizio o al massimo di amicizia». Così i partiti dovrebbero avvalersi del mondo della cultura. È quindi una lezione di come si usa l´intellettuale. «Basta leggere quello che ho scritto, questa dev´essere la corretta posizione dell´intellettuale. Se il politico non vuole leggere allora non mi chieda di fare l´oracolo». Si risponde di quello che si è studiato. E se non si è studiato abbastanza meglio lasciar perdere. Eco per esempio si è fatto un´idea sulle impronte digitali: «Bisogna prenderle a tutti, ma di che cosa discutiamo se sappiamo ancora poco sui sistemi informatici? Esiste una macchina in grado di decodificare sei miliardi di impronte?».
Cofferati parla di quello che sa, del pericolo di oggi per il sindacato. «Questi presunti liberisti hanno un´idea particolare del movimento sindacale. Lo vogliono semplice erogatore di servizi, finanziato in qualche modo dallo Stato anziché su base volontaria. È un´idea sovietica e poco liberale». Applausi, fine. Cofferati ed Eco si chiudono in una stanza, come tre mesi fa Moretti e il Cinese nel giorno dei tre milioni al Circo Massimo. È passata un po´ d´acqua sotto i ponti e tra «qualche ora» Cofferati lascia. Ma anche quello di ieri è sembrato solo un arrivederci.