Il lavoro ora si cerca sul web ma vincono amici e raccomandati

11/10/2010

Un giovane su due trova posto grazie a parenti e conoscenti
Cresce il peso dell’on line e del web, ma sono ancora le segnalazioni, le raccomandazioni e le reti personali il maggior canale utilizzato per trovare un lavoro in Italia. Ce lo raccontano due indagini.
Le reti personali
La prima è quella realizzata dall’Istat, che rivela che un giovane (fino ai 34 anni) su due trova lavoro attraverso la rete di amici, parenti e conoscenti (55,3%). Se a questa voce aggiungiamo le richieste fatte direttamente e spontaneamente a datori di lavoro dai candidati (16,6%), arriviamo al 72%. Vuol dire che tre giovani su quattro hanno trovato il primo lavoro con strumenti informali e non professionali. Emerge dalla ricerca che nel nostro Paese non si è ancora affermata una strumentazione, come avviene in altri Paesi, più formalizzata e professionale, ma imperversano e prevalgono le reti amicali e familistiche, segno di un mercato professionale che stenta ad affermarsi.
Agenzie e Centri
In effetti, se guardiamo ai due canali che rappresentano la faccia più istituzionale della ricerca del lavoro, quella delle Agenzie private per il lavoro e quella dei Centri pubblici per l’impiego, scopriamo che entrambi complessivamente non arrivano al 5%: al 3,1% si trovano le Agenzie e all’1,5% si trovano i Centri pubblici. Anche il canale scolastico e universitario, pur essendo previsto il suo ruolo attivo dalla legge 276 del 2003, non brilla per efficacia, riuscendo a registrare solo il 3,8%. Mentre il ricorso alle inserzioni sulla stampa e al web, che pur essendo strumenti non ufficiali possono avere una funzione positiva, resta basso rispetto ad altri Paesi, rimanendo sotto al 7%.
Tam tam e passaparola
Quella che esce male da questa ricerca è la funzione di quei canali che dovrebbero togliere spazio alla discrezionalità diffusa e alle connivenze di clan, che denotano modelli sociali arretrati e scarsamente orientati alla mobilità e al merito. Se in Italia la prima cosa che viene in mente a una persona che sta per cercare un lavoro è quella di pensare a un amico, e lo stesso può avvenire per un datore di lavoro che cerca una persona da assumere, ciò può infatti significare da un lato che c’è una sfiducia sull’efficacia degli strumenti più evoluti e formali, dall’altro che esiste ed è quasi naturale, come se fosse una connotazione genetica e antropologica, ricorrere al tam tam, al passaparola e alle conoscenze, senza alcuna valutazione spesso dell’importanza del merito.
All’estero
Di diverso tono, anche se conferma l’arretratezza del nostro Paese, la ricerca sugli strumenti che servono a trovare il lavoro realizzata dalla società di recruitment Robert Half in 11 paesi. Qui a prendere la parola non sono i candidati ma i manager che assumono personale. I 2.100 responsabili di impresa del campione affermano che è ormai il tempo del web. Lo strumento più utilizzato per cercare le persone sono le inserzioni sui siti specializzati o sui siti aziendali (89% in Europa, 74% in Italia). Seguono le candidature dirette e spontanee (38% in Europa, 50% in Italia), mentre il ricorso alle società di recruiting fa registrare il 39% (48% nelle imprese con oltre 200 dipendenti). Le ricerche nei propri network professionali raggiungono circa un terzo, mentre le inserzioni sulla stampa confermano la differenza tra noi e gli altri: è lo strumento usato dal 41% delle imprese in Europa, in Italia è al 27%. La valorizzazione dei candidati interni da promuovere è usata dal 46% dei manager (il 24% in Italia), mentre un focus ravvicinato è fatto sui social network.
Internet
Se il web, soprattutto all’estero, è diventato lo strumento principe nella ricerca di personale qualificato, verso i social network resta ancora alta una relativa diffidenza. E qui si invertono anche se lievemente le parti: è al 10% l’utilizzo in termini di recruiting dei social network in Europa, mentre è al 13% in Italia. Essere in queste vetrine elettroniche non è automaticamente un modo per trovare lavoro, visto il taglio amicale di alcuni di essi, come Facebook, mentre una segnalazione particolare è attribuita a Linkedin, utilizzato dal 13% dei manager.