Il lavoro e la tv: ha ragione Epifani

21/11/2005
    domenica 20 novembre 2005

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    Il lavoro e la tv: ha ragione Epifani

      Giulietti: oscurate le questioni sociali
      Rognoni: politica e pigrizia culturale

        Milano
        «C’è un’emergenza nel nostro paese: c’è un silenzio intollerabile delle televisioni e dei grandi giornali sui lavoratori, i pensionati, il sindacato…». Lo diceva ieri sull’Unità il segretario della Cgil,Epifani. L’emergenza riguarda l’universo dei media. Non è solo lo sciopero generale di venerdì o lo sciopero del 2 dicembre dei metalmeccanici. La diretta tv probabilmente ci sarà, ma l’emergenza continua: la “questione sociale” si appanna, si opacizza, sparisce dai nostri schermi…

          Paolo Gentiloni, presidente della commissione di vigilanza Rai, dichiara che si attiverà perchè la Rai segua almeno in diretta i prossimi scioperi. Giuseppe Giulietti, responsabile della comunicazione per i Ds, porrà la questione, partendo da quel punto, la diretta degli scioperi, ma chiede all’Unione una iniziativa che induca la Rai e l’Autorità a monitorare la presenza in video (e alla radio) delle grandi questioni sociali e la voce concessa ai “soggetti sociali”, quanto spazio cioè reality, cure di bellezza, seperazioni e divorzi celebri lascino al lavoro, ai contratti, ai fitti, al carovita… Giulietti vorrebbe ancora che si mobilitassero i giornalisti con il loro sindacato, la Fnsi, e con Cgil Cisl Uil promuovessero un appuntamento comune, magari periodico, con un tema: quale rappresentazione della realtà sociale si dà sui nostri media.

            «Epifani – dice Giulietti – ha perfettamente ragione. Se facesse appunto un monitoraggio, la Rai scoprirebbe d’aver dedicato alle presunte storie di coppie famose, Albano e la Lecciso, Cecchi Gori e la Marini, l’erede dei Savoia e consorte, cento volte più spazio di quanto ne abbia riservato alle questioni sociali. Non so se la mano sia unica, sta di fatto che succede così». La gente comune tuttavia compare in Rai (come nelle reti Mediaset), per lamentare le sue disgrazie, «ma le storie individuali che diventano questione sociale non si raccontano più perchè potrebbero diventare questione politica e subiscono una censura molto più sottile e più devastante rispetto a quella che ha escluso Biagi o Santoro». «Fateci caso. La Rai ha girato un documentario sull’uso del fosforo a Falluja, ripreso da tutto il mondo, ma in Rai non si vede. Di Nicola Calipari, definito un “eroe” non si parla più, dopo l’apparire di responsabilità americane. Sul cosiddetto Nigergate è silenzio totale: eppure sono “storie” nostre, storie italiane, con un grosso carico anche emotivo, spettacolare. Tutto cancellato, come il lavoro, le pensioni, gli sfratti, salvo le solite, poche, lodevoli eccezioni. Si procede per espulsioni e omissioni… Peraltro sono tra quelli che vedono in questo consiglio di amministrazione della Rai la ripresa di una dialettica».

              Uno dei membri del consiglio d’amministrazione Rai, giornalista di lungo corso, Carlo Rognoni, vede in questa esplusione/omissione una scelta politica ma anche altro: «Vedo una certa pigrizia culturale. Cioè Epifani ha mille volte ragione, lo spazio per il mondo del lavoro e più in generale per le questioni sociali è carente. Ma la sta anche nella convinzione che quei temi non facciano ascolto. che una puntata di Porta a porta o di Ballarò dedicata ai metalmeccanici tocchi un’audience molto bassa. Ma questo è accettare una logica che conduce ovviamente al peggio e rifiutare una sfida invece stimolante: qualsiasi argomento annoia, se lo si tratta male, il problema sarebbe costruire un linguaggio televisivo che renda efficace la rappresentazione della vicenda dei metalmeccanici».

            o.p.