Il lavoro atipico è sempre meno giovane

10/02/2003

Sabato 08 Febbraio 2003
ITALIA-LAVORO
Il lavoro atipico è sempre meno giovane

Il mondo dei parasubordinati – Il fenomeno è in continua crescita soprattutto al Nord: a gennaio gli iscritti all’Inps erano 2,4 milioni


MILANO – Il lavoro parasubordinato non è soltanto giovane. Anzi, tra gli iscritti alla gestione Inps dei collaboratori coordinati e continuativi e dei professionisti aumentano quelli che hanno superato i 40 anni di età. Tanto che, ormai, gli ultraquarantenni – come dimostrano i dati dell’Istituto previdenziale aggiornati al 30 gennaio scorso – rappresentano quasi la metà del totale. Giovani, dunque, ma non solo. Equamente ripartiti fra uomini e donne, lavorano soprattutto nelle regioni del Nord, Lombardia in testa. Ma ovunque – dalle Alpi alla Sicilia – sono alle prese con gli stessi problemi: oggi rappresentati dalla mancanza di certezze lavorative e da scarse tutele normative; domani da un futuro previdenziale inadeguato. Per questo, nei loro confronti, è stato aperto il cantiere delle riforme. Gli iscritti. Attualmente sono iscritti alla gestione separata Inps dei lavoratori parasubordinati 2,4 milioni di persone. Gli uomini sono 1.292.991, le donne 1.109.531. Pochissimi, nel complesso, i professionisti (meno di 178mila), il popolo del 10-14% è soprattutto composto da collaboratori coordinati e continuativi (2.148.539). E lavora in particolare in Lombardia (520mila gli iscritti nella Regione), nel Lazio (270mila), in Emilia Romagna (223mila), in Veneto (220mila) e in Toscana (191mila). Tra le regioni del Sud spicca, invece, il dato della Campania, con oltre 118mila iscritti. Ma a colpire sono i dati anagrafici dei lavoratori parasubordinati. Il monitoraggio dell’Inps fa cadere un luogo comune: quello in base al quale le collaborazioni coordinate e continuative sarebbero appannaggio soprattutto dei più giovani. Gli iscritti con più di 40 anni sono invece quasi la metà e stanno aumentando, in questi mesi, più velocemente degli altri. Se la fascia di età maggiormente rappresentata è quella compresa fra i 30 e i 39 anni (il 32,14% del totale), al secondo posto si piazza quella fra i 40 e i 49 anni (21,03%) e al terzo quella fra i 50 e i 59 (15,36%). Non sale nemmeno sul podio, invece, la fascia di età compresa fra i 25 e i 29 anni (14,98%), nonostante siano proprio quelli gli anni di chi inizia a lavorare. Tantissimi, al contrario, i pensionati: basti considerare che gli iscritti con più di 60 anni rappresentano il 10,33% del totale. La riforma. Non ha età, invece, l’allarme tutele e previdenza. Per spegnerlo sono stati recentemente aperti tre fronti. Il primo con la Finanziaria per il 2003 (legge 289/02). Quella legge ha fra l’altro disposto l’aumento dei contributi dovuti all’Inps dai parasubordinati titolari di pensione diretta. Da quest’anno l’aliquota dovuta non è più pari al 10% dei compensi, ma è aumentata di 2,5 punti percentuali e salirà di un ulteriore 2,5% dall’anno prossimo. Stesse misure e analoghe decorrenze anche per l’aliquota di computo, quella, cioè, che serve per calcolare la pensione che, dunque, sarà un po’ più consistente. Il secondo fronte è stato invece aperto con la delega previdenziale in discussione alla Camera. Quel provvedimento prevede l’incremento dei contributi dovuti dalla maggior parte degli iscritti alla gestione separata Inps: si tratta di quanti non hanno un’altra copertura previdenziale obbligatoria, i quali attualmente versano il 14%, che raggiungeranno ben prima del previsto l’aliquota del 19 per cento. Il terzo fronte è più recente, e riguarda le attuali tutele lavoristiche. La delega sul mercato del lavoro – approvata definitivamente dal Senato mercoledì scorso – punta a rafforzarle. Il decreto attuativo – atteso entro un anno – dovrà adeguare i compensi del lavoratore parasubordinato all’attività e al servizio svolto; i contratti di collaborazione dovranno avere forma scritta e durata certa; la disciplina sulla maternità, la malattia e la sicurezza sul lavoro, infine, dovrà essere parificata a quella dei dipendenti.
MARCO PERUZZI