Il lavoro accessorio resta al palo

15/10/2004


           
           
           
           
          Numero 247, pag. 37
          del 15/10/2004
           
          Il lavoro accessorio resta al palo
           
          Le modifiche nel decreto correttivo del dlgs n. 276/2003. Periodo di osservazione di 18 mesi.
          Mancano i decreti. E poi operatività limitata e sperimentale
           
          Ancora impossibile richiedere e prestare lavoro di tipo accessorio e quando questo nuovo istituto decollerà sarà circoscritto ad alcune zone per una prima fase di sperimentazione. Queste sono le essenziali novità contenute negli articoli 16 e 17 del decreto legislativo n. 251/2004 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 239 dell’11 ottobre 2004), con il quale viene corretto il dlgs n. 276/2003 attuativo della legge Biagi di riorganizzazione del mercato del lavoro.

          Sono numerose le modifiche contenute nel decreto correttivo e spaziano dall’ampliamento della certificazione alle sanzioni per la somministrazione di lavoro, dall’accordo sindacale per la proroga delle co.co.co. alle sanzioni per apprendistato e inserimento, dalle comunicazioni di assunzione in edilizia al riesame del lavoro accessorio reso da particolari soggetti con difficoltà a entrare nell’ambito lavorativo ordinario o prossimi a uscirne.

          Gli articoli 16 e 17 del decreto correttivo citato si occupano appunto del riordino della disciplina del lavoro accessorio, riscrivendo l’articolo 72 e modificando un refuso dell’articolo 70 del dlgs n. 276/2003, ma questa nuova formula lavorativa potrà entrare a regime solo quando un apposito decreto individuerà sia le aree metropolitane sia il concessionario del servizio attraverso cui avviare una prima fase di sperimentazione delle prestazioni di lavoro accessorio. La modifica contempla anche una considerevole rettifica ai criteri di ripartizione dei buoni.

          Istituito con la riforma del mercato del lavoro e basato sulla possibilità di collocare al lavoro alcuni soggetti a rischio di emarginazione, seppur solo occasionalmente, questa nuova forma di lavoro rappresenta una soluzione di impiego non ancora operativa.

          Tutta la procedura del nuovo istituto verrà instaurata per consentirne l’osservazione per 18 mesi, ne conseguirà una verifica mediante apposita banca dati informativa creata per valutare lo sviluppo del lavoro accessorio e una relazione sul suo andamento. Questo porterà il parlamento a decidere se trasformarlo o meno in via definitiva.

          Attività accessorie

          La norma indica espressamente le organizzazioni di volontariato come preferibili fruitori del lavoro accessorio, ma i richiami a manifestazioni ed eventi vari fanno presumere l’estensione del nuovo istituto anche ad altri soggetti con finalità non lucrative.

          Per prestazioni accessorie si intendono particolari attività occasionali rese da soggetti a rischio di emarginazione sociale. I lavori potranno riguardare piccole occupazioni domestiche a carattere straordinario (quindi non la sostituzione del lavoro domestico per il quale rimane l’attuale disciplina), assistenza domiciliare a persone che necessitano di cure (bambini, anziani, malati o disabili), insegnamento privato supplementare, piccoli lavori di giardinaggio, pulizie e manutenzione di edifici e monumenti (resterà da definire che cosa si intenda per ´piccoli lavori’, questo al fine di evitare il ripetersi delle incertezze vissute ante riforma con il lavoro occasionale), realizzazione di manifestazioni sociali, sportive, culturali o caritatevoli, collaborazioni con enti pubblici e associazioni di volontariato per lavori di emergenza o di solidarietà (calamità naturali, eventi naturali improvvisi).

          Soggetti interessati

          I soggetti a rischio di esclusione sociale, considerate le fasce deboli del mercato del lavoro, saranno favoriti nell’inserimento lavorativo presso gli enti senza fine di lucro. I soggetti che potranno svolgere il lavoro accessorio rientrano nelle fasce tutelate in quanto a rischio di emarginazione sociale: disoccupati da oltre un anno, casalinghe, studenti e pensionati, disabili e soggetti in comunità di recupero, extracomunitari regolari che si trovino nei sei mesi successivi alla perdita del posto di lavoro. Tali soggetti dovranno comunicare la loro disponibilità ai servizi per l’impiego ottenendo, a proprie spese, una tessera magnetica dalla quale risulti la loro condizione.

          Le attività svolte secondo tali previsioni si ritengono instaurate nell’ambito dei rapporti di lavoro occasionale per un lavoro non superiore a 30 giorni nel corso dell’anno solare (365 giorni indipendentemente dal giorno di partenza) anche con più committenti-beneficiari e con compenso complessivo non superiore a 5 mila euro per anno solare (sono stati modificati dal decreto correttivo i 3 mila prima erroneamente indicati).

          Valore dei buoni

          Il carnet di buoni per le prestazioni accessorie potrà essere acquistato dai beneficiari presso le rivendite autorizzate, ma non sono ancora stati definiti coloro che avranno questa possibilità di vendere i buoni, si attende pertanto un apposito decreto in materia.

          Il valore nominale dei buoni terrà conto della media delle retribuzioni per lavorazioni affini, oltre al costo di gestione del servizio. È stato abolito, infatti, il valore nominale fissato in 7,50 euro e di conseguenza sono stati rideterminati i parametri di divisione fra gli enti (prima fissi e ora in percentuale).

          Restituzione dei buoni

          La nuova e rivoluzionaria formula prevede che siano i concessionari a pagare il lavoratore che presenta i buoni e a registrare i suoi dati e il numero di codice fiscale al fine dell’accreditamento di contributi e premi. Il prestatore di lavoro, quindi, a fronte della restituzione dei buoni ricevuti dal beneficiario della prestazione, ottiene dal concessionario il pagamento del lavoro svolto. Il compenso è esente da qualsiasi imposizione fiscale e non incide sullo stato di disoccupato o inoccupato del lavoratore.

          Sarà il concessionario a effettuare i versamenti di contributi e premi che saranno successivamente divisi per il 7% del valore nominale del buono in favore dell’Inail e per il 13% in favore dell’Inps gestione separata, ottenendo un rimborso spese che verrà definito in seguito dall’atteso decreto. A oggi manca anche la regolamentazione dei criteri e delle modalità per il versamento dei contributi e delle relative coperture assicurative e previdenziali.