Il lavoro a chiamata conquista spazio

25/10/2004

              sabato 23 ottobre 2004

              NORME E TRIBUTI pag: 29

                LEGGE BIAGI
                Via libera del Welfare al provvedimento che completa la lista dei casi di applicazione del contratto «intermittente»

                Il lavoro a chiamata conquista spazio
                Rinvio alle prestazioni individuate a partire dal 1923

                  DAL NOSTRO INVIATO MARCELLO FRISONE

                    MODENA Si estende la possibilità di applicare il job on call. Oltre che per le attività rese da disoccupati o per le prestazioni lavorative del week end e dei periodi festivi, sarà possibile applicare il contratto a chiamata in altre 46 categorie di attività.

                    È questo l’effetto della firma da parte del titolare del Welfare, Roberto Maroni, del decreto sul contratto intermittente dopo il mancato accordo tra le parti sociali che non hanno individuato i casi oggettivi per far ricorso al job on call. Non solo. Sempre ieri, al convegno tenutosi a Modena nell’anniversario della attuazione (a opera del decreto legislativo 276/03) della «riforma Biagi» il sottosegretario al Lavoro, Maurizio Sacconi, ha annunciato la firma di Maroni su altri due provvedimenti: il decreto che individua le aree svantaggiate dove poter applicare i contratti di inserimento per le lavoratrici (si vedano l’articolo e il testo riportati in questa stessa pagina) e la circolare che chiarisce la portata degli incentivi destinati dal decreto legislativo 276/2003 agli operatori pubblici e privati che "favoriscono" l’inserimento dei lavoratori svantaggiati (si vedano gli articoli e il testo a pagina 30).

                    • Il contratto a chiamata. Il job on call era operativo solo in parte: per i disoccupati con meno di 25 anni e per gli over 45 espulsi dal ciclo produttivo o iscritti nelle liste di mobilità o di collocamento (cause soggettive). Inoltre, era già possibile applicare il lavoro a chiamata per tutti i lavoratori (senza, quindi, limiti soggettivi) anche in determinati periodi dell’anno come nei fine settimana o durante le ferie estive e le pause delle vacanze natalizie e pasquali.

                    Mancavano da individuare, dunque, solo i casi oggettivi che il ministero del Lavoro ha scelto nell’elenco contenuto nel regio decreto 2657/1923 che adesso possono essere presi come riferimento — in via transitoria e in attesa delle regolamentazioni contenute nei contratti collettivi — per la messa a regime delle prestazioni di carattere discontinuo.

                    • I contenuti del decreto. Il provvedimento firmato ieri rimanda alla tabella allegata al Rd 2657/23 per individuare l’elenco delle prestazioni che potranno essere oggetto di questo innovativo contratto di lavoro. Si tratta dello stesso decreto emanato in base all’articolo 6 del regolamento 1955/1923 in tema di applicazione dell’orario di lavoro che originariamente aveva lo scopo di escludere le attività richiamate dalle restrizioni previste dall’articolo 1 del regio decreto 692/1923. Adesso lo stesso decreto è stato richiamato anche dall’articolo 16, comma 1, lettera d) del decreto legislativo 66/2003 al fine di escludere le medesime prestazioni con carattere discontinuo o di semplice attesa o custodia dalla disciplina dell’orario normale di lavoro. Un decreto "multiuso", quindi, che ora viene utilizzato anche per dare attuazione in via transitoria al contratto a chiamata.

                    • L’elenco delle attività. La tabella (si veda la scheda riportata a fianco) contiene 46 punti con altrettante tipologie di attività (alcune non sono molto diffuse). Tra le prestazioni più comuni si registra quella che nell’ambito dei pubblici esercizi viene svolta da camerieri, personale di servizio e di cucina negli alberghi, trattorie ed esercizi pubblici in genere. Ci sono anche gli impiegati di albergo le cui mansioni implichino rapporti con la clientela (come, per esempio, capi e sottocapi addetti al ricevimento). Sono inclusi, poi, gli operai addetti alle pompe stradali per la distribuzione della benzina. Ma anche i barbieri, parrucchieri da uomo e da donna nelle città con meno di 100mila abitanti oppure i commessi di negozio nelle città con meno di 50mila abitanti. L’elenco, inoltre, prosegue con il personale addetto all’esercizio di sorveglianza dei forni a fuoco continuo nell’industria della calce e cemento e con il personale addetto alla manutenzione stradale. Il decreto, infine, fa salve le ipotesi di lavoro a chiamata già esistenti (per esempio, il lavoro nello spettacolo) che, quindi, si aggiungono a quelle contenute nella tabella allegata al Rd 2657/1923.