Il laico Angeletti invita Epifani a mangiare il budino

24/09/2004



il nuovo Riformista

 
venerdì 24 settembre 2004





CONVERSAZIONE.
IL SEGRETARIO DELLA UIL APPREZZA IL “NEU KURS” DI PALAZZO CHIGI –
di ETTORE COLOMBO
Il laico Angeletti invita Epifani a mangiare il budino


«C’eravamo prima che voi arrivaste e ci saremo anche dopo». Per spiegare i suoi rapporti con il governo e la sua idea di autonomia sindacale che ritiene salda e certa, nonostante le critiche di “collateralismo” che ogni tanto gli piovono sulla pelata, Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, cita l’editore-direttore del Washington Post che difendeva i suoi giornalisti dai politici «alla Nixon». La Uil, il “minore” e insieme il più mobile – politicamente, culturalmente e socialmente – tra i tre componenti della triplice, è un sindacato che conta, dati del 2003 alla mano, quasi un milione e 900 mila iscritti, con una netta preponderanza delle regione meridionali (712 mila) su quelle del Nord e Centro Italia, e forte soprattutto nei comparti industriali (336 mila), impiegatizi (315 mila) e del terziario (200 mila), senza dimenticare, naturalmente, la forza di 500 mila pensionati contro 1.150 mila lavoratori attivi.
Gli “uillini” i loro primi 50 anni di vita li hanno festeggiati nel 2000, dedicando all’evento il primo numero della storica rivista Lavoro italiano (mensile oggi diretto dal segretario confederale Antonio Foccillo), e oggi danno vita a un sindacato dalle caratteristiche davvero curiose e singolari. Dove, tanto per dirne una, «incontri iscritti a Rifondazione comunista come ad An», spiegano i due collaboratori più stretti del segretario, il capo ufficio stampa Antonio Passero e l’intellettuale Antonio Messia, che hanno scritto, a quattro mani, un bel libro sulla concertazione degli anni ’90, La politica sospesa. Ma se i “due Antoni” sono il braccio destro e sinistro di Angeletti, gli uomini che fanno la Uil – a livello di guida delle diverse categorie – sono tutti uomini di peso, da Adriano Musi, segretario generale aggiunto, mente e braccio di Angeletti su pensioni e molte altre questioni, ad Adriano Regazzi, che guida la Uilm, i meccanici della Uil da cui viene lo stesso Angeletti, fino a Carmelo Barbagallo, che guida l’organizzazione, a Paolo Pirani, che gestisce contratti e industria.
Pronti allo sciopero generale «anche da soli» se dal governo non dovessero arrivare, e rapidamente, risposte precise sul rinnovo dei contratti del pubblico impiego, ma anche convinti che i nuovi contratti debbano essere decisamente firmati rilanciando, sul piano del confronto con le parti sociali (governo e Confindustria) le nuove e non certo le vecchie regole (proposta che ha fatto imbestialire non solo la Cgil ma anche la Cisl), «aperturista» nei confronti del governo su una decisa politica di alleggerimento del prelievo fiscale a favore dei lavoratori dipendenti – atteggiamento che gli ha causato altri e notevoli strali da parte di Epifani come di Pezzotta – il segretario Angeletti ci riceve cortesemente nell’ufficio di via Lucullo a Roma, dove la Uil ha il suo quartier generale, anche se la giornata non è delle migliori. Al mattino c’è stato un attivo dei delegati del pubblico impiego che dire caldo è dire poco («Abbiamo chiesto al governo – ha tuonato in quella sede il segretario confederale Foccillo – di convocare immediatamente i tavoli, altrimenti dovrà addossarsi la responsabilità di un inasprimento conflittuale sempre più forte»), nel tardo pomeriggio deve scappare a palazzo Chigi con i suoi uomini più fidati per confrontarsi col governo sul caso Alitalia.

Del resto, se le sedi della Triplice formano una sorta di triangolo delle Bermude sindacale, a Roma, visto che la Cisl si trova in via Po, e la Cgil in corso Italia, non si può dire lo stesso delle rispettive linee d’azione e di approccio sindacale e politico visto che, di questi tempi, Cgil, Cisl e Uil sono divise e si dividono, di fatto, su tutto: dal modello di revisione del sistema contrattuale (sul quale la Cgil recalcitra e la Cisl vuole cambiarlo in modo diverso) all’atteggiamento da tenere nei confronti del governo Berlusconi. Angeletti – gran tifoso della Juve anche se è nato a Rieti, sposato con un figlio, appassionato di storia e letteratura americana – teme, spiega al Riformista, «una Cgil che cerca lo scontro frontale con il governo, a qualunque prezzo» ma più che apprezzare il “neu kurs” inaugurato a palazzo Chigi (quello Siniscalco-Calderoli-Letta) sfida i suoi colleghi segretari, Epifani in testa, «a mangiare il budino, prima di dire che è cattivo». Socialista da sempre, pronto a spendersi, come ha fatto in passato, per la «ricomposizione» dell’area, Angeletti ci tiene a far capire che non capisce i socialisti che stanno a destra anche se i guai attuali dell’Ulivo non lo mettono di buon umore. «Il centrosinistra o è riformista o non è», dice secco, prima di salutarci, ma senza dimenticarsi di sottolineare che, all’interno della Uil, c’è posto per tutti. «La nostra è un’organizzazione laica», spiega fiero. Che, quando si riunisce, però, i suoi organi dirigenti li chiama ancora, alla vecchia maniera, «comitato centrale». Neanche in Cgil lo fanno più.



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