Il guru del lavoro: anche l´Ulivo voleva cambiare l´art.18

13/03/2002
La Stampa web








(Del 13/3/2002 Sezione: Economia Pag. 6)
MARCO BIAGI, CONSIGLIERE DEGLI ULTIMI TRE MINISTRI, CONTRATTACCA: NON SONO LA QUINTA COLONNA DELLE IMPRESE
Il guru del lavoro: anche l´Ulivo voleva cambiare l´art.18

IL governo fa le ore piccole per tentare di aggiustare i cocci del cache pot del lavoro, andato in mille pezzi sulla riforma dell´articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e, per evitare il fronte unito dei sindacali in piazza, si appresterebbe a proporre qualche innovazione rispetto al testo maroniano. Cisl e Uil – che si attendevano lo stralcio dalla delega della vexata quaestio – meditano di riannodare i fili della protesta con la Cgil. Gli industriali, preoccupati di veder naufragare tutti gli aggiustamenti in materia di lavoro sullo scoglio dell´articolo 18, premono perché si trovi una via d´uscita: «Ben venga la nuova proposta – dice, per tutti, Valentino Ziche, presidente dell´assindustria di Vicenza – nessuno di noi è innamorato di quella originaria. Tutto è migliorabile: ciò che conta è arrivare a soluzioni che, tutelando adeguatamente i lavoratori, costituiscano un incentivo ad assumere, non a licenziare». L´opposizione diessina, pronta a dar man forte a Sergio Cofferati, con Massimo D´Alema sogghigna davanti alle incertezze dell´esecutivo. Dalla babele delle prese di posizione si stacca l´assolo di Marco Biagi, il docente di diritto del lavoro dell´Università di Modena che il leader della Cgil ha accusato di essere una sorta di quinta colonna della Confindustria presso il ministero del Lavoro dove ha dato man forte a Maroni, nello stilare il Libro Bianco. «Non capisco questa alzata di scudi – dice a la Stampa – quella formulata dalla delega sul Lavoro è una riforma molto più edulcorata di quella formulata, a suo tempo, dall´ex ministro del lavoro Tiziano Treu». Riforma, peraltro, mai uscita dal consiglio dei ministri presieduto da Romano Prodi per l´ostruzionismo di Fausto Bertinotti. E, squadernando mentalmente il volume «Politiche del lavoro: insegnamenti di un decennio» – stilato da Treu con la sua collaborazione e presentato quindici giorni fa all´Università Cattolica – Biagi insiste citando l´articolo 2 del «Disegno di legge sulla disciplina dei licenziamenti», targato Treu, da cui emerge che le tutele dell´articolo 18, e dunque il reintegro – in caso di «insussistenza della giusta causa o del giustificato motivo, o l´inefficacia del licenziamento per vizi di forma o procedurali» – una volta espletato senza successo il tentativo di conciliazione vengano sostituite dal «versamento di un´indennità» determinata secondo criteri prefissati. «Le innovazioni sull´articolo 18 non possono scandalizzare né il sindacato, né l´Ulivo perché non sono una trovata del centro destra, ma erano state veicolate lungo tutta la passata legislatura e rilanciate in modo ancora più stringente dalle proposte avanzate da Treu, come senatore dell´Ulivo, nell´ultimo scorcio di quella stagione», scandisce Biagi, per nulla a disagio nelle vesti di software, senza soluzioni di continuità, da Treu a Maroni. «Se è per questo, ho collaborato anche con Bassolino e, marginalmente, con Piazza e Salvi», osserva compiaciuto del suo ruolo di consiliori privilegiato e, a questo punto, inamovibile: «Ne sono orgoglioso – conferma – perché ciò che conta è che le idee si facciano strada». E le sue sembrano molto popolari se hanno potuto passare – senza sostanziali mutamenti – dalla stagione di Treu al Libro Bianco di Maroni. Non solo sulla riforma dell´articolo 18 per cui Biagi ammette che hanno ragione gli industriali quando denunciano i tempi storici del giudizio sui licenziamenti individuali: «Non avviene ovunque, ma è vero che in molti casi i ricorsi vengono messi a ruolo a tre anni data», conferma definendo «inaccettabile» la lentezza endemica della giustizia. Ma anche sulla riproposizione dello Statuto dei lavori come strumento per integrare aggiornandolo lo Statuto dei lavoratori, riveduto e corretto. Poco gli importa che lo Statuto dei Lavori – che non è entrato nella delega sul lavoro ma occupa un posto importante nell´agenda del governo, tanto da venir richiamato in questi giorni dai ministri Rocco Buttiglione e Lucio Stanca – possa trasformarsi per l´esecutivo in una buccia di banana persino più scivolosa di quella dell´articolo 18, visto che il leader della Cgil ha già espresso la sua bocciatura ritenendolo uno strumento con cui «procedere alla destrutturazione del contratto a tempo indeterminato»: e, per questo tramite, della rappresentanza sindacale. «Lo Statuto dei Lavori non destruttura proprio niente», ribatte: «Si limita a rivedere l´eccesso di tutele di chi ha già un lavoro, per costruire un minimo di coperture per le nuove professionalità: a partire dalle collaborazioni coordinate continuative che oggi ne sono prive». E aggiunge: «Il guaio è che, per Cofferati, nulla deve mutare». Avverte che, comunque, le novità «si applicheranno solo ai futuri assunti»: senza attentati ai diritti acquisiti.
Flavia Podestà
 

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