Il grido dei piccoli schiavi: “Aiutateci”

10/05/2004

      LUNEDÌ, 10 MAGGIO 2004
 
      Pagina 17 – Esteri
     
      Il grido dei piccoli schiavi: "Aiutateci"
 
      Appello per i 250 milioni di bambini lavoratori nel mondo
 
 
 
      Per la prima volta a Firenze minori sfruttati di tutti i paesi raccontano le loro storie
      Gli esperti: "Bisogna capire che questa piaga sociale è anche anti-economica"
 
      FRANCESCA CAFERRI

      FIRENZE – Non sono venuti per dire che non vogliono lavorare. Sono venuti per dire che per loro è troppo presto per farlo, che vogliono giocare, studiare, fare i bambini. E che spetta ai politici prendersi le responsabilità. Arrivano da tutto il mondo le centinaia di ragazzini che da oggi si riuniranno a Firenze per tre giorni per parlare di sfruttamento del lavoro minorile: insieme a loro, esperti e rappresentanti di organizzazioni internazionali, chiamati più ad ascoltare che a parlare. Sul palco saliranno loro, i piccoli ex lavoratori usciti dalle fabbriche dell´Asia, o dalle piantagioni dell´Africa: racconteranno come e perché sono finiti a lavorare a dieci, sette, o anche quattro anni: «Nessuno di noi ha avuto scelta – dice per tutti David, 15 anni, dal Brasile – io sono andato ad aiutare i pescatori ad otto anni. Era l´unica maniera per mangiare».
      Come David, in tutto il mondo 246 milioni di bambini lavorano: 120 lo fanno a tempo pieno. Vederli non è difficile: sono nei suq degli artigiani marocchini, o a vendere collane fra i ruderi di Petra, o dietro i telai delle botteghe indiane. Difficile ignorarli, ma a provare a parlare con genitori e datori di lavoro, è come scontrarsi con un muro di cemento: «Lo faccio lavorare perché non c´è alternativa, siamo poveri», dicono in coro. A Firenze gli ex bambini lavoratori sono venuti ad urlare anche che l´alternativa c´è, basta cercarla.
      Lo sosterranno numeri alla mano: eliminare il lavoro minorile dal mondo nei prossimi 20 anni, porterebbe benefici economici pari a 5.100 miliardi di dollari, sostiene uno studio dell´Organizzazione internazionale del lavoro, che mina alle basi la teoria della necessità di far lavorare anche i bambini nei paesi più poveri. Secondo gli esperti dell´Oil, migliorare le strutture scolastiche dei paesi in via di sviluppo, creare programmi di formazione e recupero per l´infanzia costerebbe 760 miliardi di dollari. I benefici della stessa operazione – calcolati in termini di risparmio sulle spese per malattie e miglioramento della capacità di guadagno grazie a una migliore istruzione – sarebbero invece di 5.106 miliardi di dollari. «Non è più solo una questione di eticità – spiega Francesco D´Ovidio, esperto di lavoro infantile dell´Oil – è un fatto economico: questo lavoro dimostra che se i progetti contro il lavoro infantile fossero portati avanti con coerenza, far lavorare i bambini nei paesi in via di sviluppo non sarebbe conveniente. Sarebbe una svolta importantissima». Lo pensa anche Vilma, 15 anni, che da quando ne aveva dieci lavora come cameriera: «Se avrò una figlia – dice – non dovrà fare queste cose: per questo sono venuta qui».