Il grande popolo delle «microrate» vale 68 miliardi

22/10/2007
    sabato 20 ottobre 2007

      Pagina 9 Economia

      Il grande popolo
      delle «microrate»
      vale 68 miliardi

      Dalle tv, alle vacanze e allo studio dei figli
      I consumatori: troppi trucchi e clausole.

        di Massimo Palladino / Roma

          CE N’È veramente per tutte le taglie. Dai dieci euro in su. Certo il mutuo per la casa ma anche il finanziamento per l’automobile per la moto, il computer, i telefonini, per le vacanze ma anche per lo studio dei figli. È il mercato del credito al consumo che in Italia secondo le ultime stime della Banca d’Italia, vale circa 68 miliardi di euro con un trend in crescita. Ma anche le polemiche, con uno scambio di accuse tra associazioni a tutela dei consumatori e istituti di finanziamento si accendono.

            Secondo l’Adiconsum, che è l’associazione che ogni anno stila un rapporto sul credito al consumo, questa modalità è diventata lo strumento primario per acquistare beni anche voluttari. Ma dietro una firma e una rata che sulla carta sembra a portata di tutti, molte volte si nasconde l’imprevisto: «Ai nostri sportelli riceviamo segnalazioni di utenti che giurano di aver acquistato solamente un computer a rate. Ma
            a conti fatti si accorgono di pagare anche servizi non richiesti». E così la rata contrattata si gonfia a fine mese di un’altra manciata di euro. Le voci che vengono aggiunte vanno da quelle più istituzionali, come le spese di spedizione, applicazioni di bollo e istruttoria, a voci un po’ più fantasiose
            come «l’aggiornamento dati». Uno degli aspetti più insidioso denunciano le associazioni dei consumatori, è quello delle carte revolving. In altre parole, al momento della sottoscrizione del contratto, all’utente viene consegnata una carta di credito con dentro un plafond maggiore del
            finanziamento. E poi? «Intanto evidenziano da Adiconsum la somma caricata è sempre maggiore. Ma quello che sembra un meccanismo di marketing in realtà si trasforma in una dinamica non facile da gestire. L’utente si ritrova ad accettare servizi aggiuntivi, come assicurazioni, a
            prezzi vantaggiosi. Senza contare che si paga anche il semplice possesso della carta». Così a fine anno una rata da 35 euro si è trasformata in una da 45. Un altro passaggio sotto la lente delle associazioni, è la scarsa comunicazione al momento della sottoscrizione del contratto di finaniamento. «Dire di leggere sempre tutte le clausole – spiega Fabio
            Picciolini di Adiconsum – è semplice, ma difficile da mettere in pratica. La sorpresa poco gradita si nasconde tra una riga e l’altra con un linguaggio il più delle volte incomprensibile se non si è un addetto ai lavori. Le nostre osservazioni sono state raccolte però dal Governo. Ora c’è un disegno di legge fermo in Commissione Finanza alla Camera che
            dovrebbe rendere più trasparente il mercato del credito al consumo».

            Se le associazioni dei consumatori sono sul piede di guerra, le loro
            accuse sono respinte dalla Assofin, l’associazione che rappresenta 77 istituti di finanziamento. Dietro di loro ci sono le grandi banche, istituti solidi che devono possedere, per operare sul mercato, determinati requisiti. «Il credito al consumo, le piccole rate da trenta quaranta euro o anche meno, alla lunga hanno fatto crescere il Paese esordisce Giuseppe Piano Mortari direttore operativo di Assofin -. Secondo un nostro studio, i due terzi dei consumatori che decidono di optare per le rate, se non avessero avuto la possibilità di ricorrere a questo strumento finanziario,
            non avrebbero acquistato il bene. E il 95% di loro si dice soddisfatto». Fin qui però la difesa di ufficio. E sui dati contestati dalle associazioni dei consumatori? Per un finanziamento auto da 12mila euro, recitano i dati Assofin «le rate si aggirano sui 300 euro. Per gli elettrodomestici la
            somma richiesta è di circa mille euro con importi da 80 euro mensili. Infine per il prestito personale anche qui intorno ai 12mila euro si richiedono 250 euro in sei anni». Questo per dimostrare la bontà delle rate. «Quello di cui ci accusa è l’ uso troppo disinvolto delle carte revolving e la scarsa trasparenza. Per il primo aspetto dice Piano Mortari il consumatore prima di attivare la carta riceve sempre tre volte le informazioni necessarie. Poi sarà lui a optare per la carta o pagare semplicemente le rate a fine mese. Quanto alla tra sparenza anche noi siamo d’accordo, ma il grigio è in altre zone del Paese». Il riferimento è ai
            100mila mediatori creditizi, quei soggetti cioè che si pongono tra l’utente e l’istituto di finanziamento. Le inserzioni dei giornali sono pieni di questi attori del mercato creditizio. Solitamente finanziamenti «senza troppe informazioni e nel giro di 24 ore» come recita una pubblicità. Una jungla a sentire Adiconsum ma anche Assofin. «La proposta di riforma depositata in Commissione Finanze – sottolinea Piano Mortari – ha il nostro pieno sostegno. Per questi mediatori chiediamo requisiti certi e più stringenti che non la semplice iscrizione alla camera di commercio e il diploma di scuola superiore».