Il grande mistero dei «prezzi stabili»

15/09/2004


            mercoledì 15 settembre 2004

            Impennata per tutto il comparto trasporti. Torino la città più cara d’Italia. Confesercenti: «Rilanciare i consumi con interventi efficaci»
            Il grande mistero dei «prezzi stabili»
            La benzina aumenta del 10% in agosto, ma per l’Istat l’inflazione è ferma al 2,3%

            Laura Matteucci

            MILANO Si riaccende la guerra dei prezzi. L’Istat conferma quanto già annunciato con le stime preliminari: ad agosto l’inflazione è rimasta ferma al 2,3%, con un aumento mensile dello 0,2%. Le associazioni dei consumatori parlano di «dati ridicoli», sostengono che il tasso reale sia intorno al 6% (almeno), chiamano in causa l’Istituto di statistica per non aver riformato il paniere. E rilanciano con lo sciopero della spesa e dell’auto deciso per la giornata di domani come protesta contro i rincari generalizzati e quelli esponenziali della benzina (aumentata del 9,4% in un solo anno). Uno sciopero – il quarto promosso dall’Intesa consumatori – che negli auspici degli organizzatori dovrebbe registrare oltre il 70% di adesioni.

            Anche per la Cgil «la stabilità dell’inflazione al 2,3% è una finzione». La situazione, come ricorda la segretaria confederale Marigia Maulucci, «non migliora e neanche potrebbe, visto che il governo, il maggior responsabile di questo guasto, non solo non interviene, ma lavora ad un documento di bilancio che produrrà ulteriori penalizzazioni nelle condizioni materiali di lavoratori e pensionati».


            Il governo nel frattempo non si smentisce, annuncia per la fine dell’anno un’inflazione al 2%, ma all’ultimo momento rinvia il tavolo sul caro petrolio convocato per oggi al ministero delle Attività produttive. La colpa, secondo l’Intesa dei consumatori, è della «lobby dei benzinai», contraria a misure per il contenimento dei prezzi. Ma i gestori replicano: il rinvio è stato deciso dal ministero. Di bene in meglio.

            Un bluff, secondo la Cgil, anche il cosiddetto accordo modello di Torino che il ministro all’Economia Siniscalco esalta da giorni. Per ora l’accordo, in essere da un anno e che Siniscalco ha voluto prorogare per tutto il 2005, «fa di Torino la città con gli incrementi inflattivi più elevati», ricorda Maulucci.
            Il dato arriva dallo stesso Istat: in agosto la città più cara d’Italia è stata proprio Torino (+3% sul 2003), seguita da Napoli (+2,8%), Potenza (+2,7%) e Reggio Calabria (+2,5%). Gli aumenti più moderati, invece, ad Ancona (+1,4%), Bologna e Perugia (+1,7%).


            Secondo l’Istituto di statistica, sarebbero stati gli alimentari, frutta e verdura innanzitutto, a frenare la corsa del carovita, bilanciando le impennate dei trasporti (+1,1% su luglio, +3,8% su base annua), e anche di bevande alcoliche e tabacchi (+7%).


            Sulla voce trasporti pesa ovviamente la benzina: in un anno il prezzo della verde è aumentato del 9,4% e ancora più alto, del 10,1%, è stato il rincaro per il gasolio. Ma il settore è stato trascinato al rialzo anche voci legate alle vacanze estive: i trasporti aerei infatti sono aumentati in un solo mese del 13,6%, quelli navali del 10,4%. In rialzo anche i prezzi di alberghi, ristoranti e pubblici esercizi (+0,7%).


            In calo, invece, alimentari e bevande analcoliche (-0,2% su base mensile), con un’inflazione che per il settore si è attestata all’1,9% contro il 2,3% di luglio. E rallentano anche i comparti della sanità e quello delle comunicazioni.


            Spiegazioni che però non bastano all’Intesa: «Come al solito l’Istat ha dimenticato di togliere una virgola per misurare il carovita», denunciano infatti provocatoriamente Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori. Per i pensionati al minimo, che guadagnano 516 euro al mese, l’inflazione reale ad agosto «non è stata infatti del 2,3% ma del 23%», continuano.


            Dati Istat «sottostimati» anche per l’Adiconsum, che calcola un’inflazione al 6-6,5%, mentre il Movimento difesa del Cittadino non si spiega come, di fronte ad aumenti di circa il 10% dei carburanti, l’inflazione possa rimanere ferma al 2,3%.
            L’Adiconsum ricorda che sarebbero necessari anche accordi relativi alle tariffe: «Occorre in questo caso verificare le condizioni del congelamento con la Cispel, che rappresenta le principali imprese di servizi. La giornata di lotta di domani sarà l’occasione per ricordare al governo di avviare quei provvedimenti strutturali».


            Consapevole del problema dei prezzi, ma polemico con lo sciopero della spesa di domani, è Marco Venturi, presidente di Confesercenti, per il quale «non serve a nulla continuare su questa strada: boicottare gli acquisti vuol dire boicottare la ripresa economica». «Senza il rilancio dei consumi non è possibile invertire la tendenza – continua – e non è certo continuando ad allontanare le famiglie italiane dai negozi che si aiuterà una ripresa della domanda interna. È ora di pensare ad interventi più efficaci e responsabili. Noi – conclude – siamo pronti a fare la nostra parte».